DECISIVO IL DEBUTTANTE AVELLA, IL RAGAZZO CHE FINO A 13 ANNI GIOCAVA A TENNIS: “HO FATTO SUBITO UN BUON INTERVENTO E HO PRESO FIDUCIA”

Il portiere che nell’intervallo ha sostituito l’infortunato Andrenacci: “Stavo pensando di smettere e di dedicarmi agli studi poi è arrivata la chiamata del Brescia, qui è tutto spettacolare”

Brescia. Debutto a sorpresa dopo l’infortunio di Andrenacci per Michele Avella, il terzo portiere stagionale del Brescia. 

Un inizio in condizioni (anche metereologiche) difficili, ma hai risposto molto bene…

“Voglio prima di tutto dare una parola di conforto ad Andrenacci perchè è una persona che merita il meglio. Nel secondo tempo la Reggiana ha giocato bene, noi ci siamo difesi. C’era però un rigore netto su Moncini, alla fine non abbiamo nemmeno sofferto più di tanto. Per il 50% siamo rammaricati di non aver vinto, per il restante 50% dobbiamo essere soddisfatti a prendere un punto senza prendere gol”. 

Hai fatto subito un’uscita per pretendere fiducia?

“Quella me la danno i compagni, il preparatore dei portieri, tutti prima o poi passiamo da un debutto, il primo intervento buono mi ha fatto entrare in partita”. 

Sei arrivato in una piazza importante per la serie B quasi all’improvviso, come ti trovi?

“E’ una piazza spettacolare, c’è un tifo stupendo, lavoriamo tutti per lo stesso obiettivo. Ringrazio i miei compagni di reparto. Noi portieri poi siamo una famiglia nella famiglia e ci aiutiamo sempre”. 

Chi è Michele Avella?

“Il mio percorso parte dalla serie D, ho cercato di scalare le categorie, ma poi arrivi a un certo punto che sei o troppo giovane o troppo vecchio per la serie C. In estate non ho trovato squadra, ho pensato anche di smettere e di continuare a studiare, sono iscritto a Ingegneria informatica. Ero al Frosinone, la mia fortuna è stata che Angelozzi e Castagnini si conoscono e hanno trovato questa possibilità che andava bene a tutti. Inizialmente giocavo a tennis, ero un 3.5, a Napoli, la mia città. Ho iniziato a giocare a calcio a 13 anni (ne compirà 24 il Primo maggio, ndr), mio padre mi ha indirizzato lì, anche mio nonno. Sono stato ad Avellino, Caserta, due anni in D a Matelica e Messina poi di nuovo in C e ora sono qui”.

Oltre alla somiglianza fisica con Di Gregorio, ti ispiri a qualcuno?

“Ad Alessio Cragno, che qui conoscete bene. Poi ho avuto la fortuna di allenarmi con grandi portieri come Turati, Cerefolini e Frattali: vederli dal vivo non è come in televisione, s’impara tanto”.