MARAN: “IN CUOR MIO HO SEMPRE SPERATO DI POTER TORNARE A BRESCIA, VOGLIO CHE LA SQUADRA SIA ANCHE UN PO’ FOLLE E DOTATA DI STRONZAGGINE. ABBASSIAMO IL FINESTRINO, FACCIAMO USCIRE LA NEBBIA E ANDIAMO PER LA NOSTRA STRADA”

Carico, ma anche sereno e sorridente, così al ritorno sulla panchina biancoazzurra dopo diciassette anni: “Non ha senso fare paragoni con squadre di epoche diverse, in questa dovrà esserci un’identità, ma senza uno schema fisso. Ormai sono bresciano a tutti gli effetti, ho la residenza a Desenzano. Ho ancora un po’ di rabbia per l’esonero del 2006, ma con Corioni si creò poi un rapporto amichevole, ero a casa sua pochi giorni prima che mancasse…. Con i tifosi del Brescia ho sempre tenuto un bellissimo rapporto, c’è affetto reciproco”

Torbole Casaglia. Alla presentazione ufficiale di Rolando Maran si presenta anche il direttore sportivo Renzo Castagnini, che introduce così il nuovo (vecchio) allenatore del Brescia: “Conoscete anche meglio di me questa persona. Vorrei solo spiegare il perchè di questa scelta: inutile nascondere che abbiamo sondato anche altri tecnici – dice il direttore sportivo biancoazzurro -, ma con Maran abbiamo trovato l’accordo in cinque minuti perchè ha dimostrato entusiasmo e voglia di allenare il Brescia davvero incredibile. Uno con il suo curriculum ha fatto sbocciare la scintilla proprio per questo motivo”. 

Maran è allegro, ben disposto, sereno, ha una grande voglia di cominciare: “Da dove cominciamo? Beh la mia storia è lunga, non possiamo citarla tutta oggi… Ero sotto contratto col Pisa, non ero alla ricerca di un ingaggio, ma di una situazione che potesse entusiasmarmi. A Brescia ho sempre avuto il piacere di tornare e volevo riprendere da dove avevo lasciato. Con Cellino e Castagnini ho percepito aspetti idonei per questo che cercavo. Hanno visto in me la voglia di tornare a Brescia. Per me 17 anni fa si era interrotto qualcosa di importante. Non credo che da altre parte le cose siano diverse che qui, l’allenatore paga sempre anche se ci sono i risultati, sappiamo bene come è andata a me proprio qui a Brescia. Il nostro lavoro è questo. Importante è andare dove si sta bene”. 

Quando arrivasti nell’estate del 2005 c’era parecchia diffidenza verso di te: il Brescia era appena retrocesso, tu avevi allenato solo tre anni in C1 al Cittadella…

“Sì, quando arrivai c’era diffidenza da parte di tutti, sul campo ho convinto… quasi tutti (ride, ndr). Sono emozioni diverse, allora ero al debutto in B, erano i miei primi campionati importanti. Oggi varcare il cancello di Torbole è stato come rivivere e tuffarmi in un passato comunque bellissimo, il Brescia nel 2005 mi diede la possibilità di iniziare un grande percorso sfociato poi anche a livelli superiori. L’emozione ha solo un sapore, che è quello che ti riscalda. Cellino è stato colpito dalla mia voglia di essere qui. Volevo allenare il Brescia, non cercavo tanto la categoria dove pure ero già rientrato l’anno scorso”. 

Sei reduce da due brutte esperienze…

“Se essere esonerati in A da ottavo in classifica è una brutta esperienza…”.  

Quanto è delicata la situazione del Brescia nel quale subentri?

“Quando subentri vai in una situazione dove ci sono difficoltà, almeno nel 90% dei casi… (ancora riferimento non troppo velato all’esperienza del 2005-06, ma con grande classe…).Qui c’è voglia di svoltare e per uno come me questa è una situazione ideale vedendo com’è la squadra e quello che posso dare io. Sono convinto sia la scelta giusta”. 

I Brescia del tuo passato avevano centrocampista di personalità e qualità, ora manca un regista. Come pensi di ovviare?

“Ho varie ipotesi sulle quali da stamattina ho cominciato a lavorare. Non dobbiamo però fare paragoni con squadre del passato. Vedremo se manca un regista naturale o meno, voglio valutare sul campo le caratteristiche di questa squadra. Voglio prendere decisioni per esaltare un organico. Sono qui apposta per risolvere i problemi che ci sono”. 

Bisogna intervenire anche sulla testa?

“Si, assolutamente. E’ un gruppo che ha subìto negli ultimi tempi colpi psicologici notevoli ed è l’aspetto principale da valutare. Oggi era il primo giorno di scuola ed è normale che siano tutti belli, bravi e vestiti bene… Mi sembra comunque una squadra di soldati e che lavora bene, con applicazione. Ora bisogna tirar fuori gli aspetti caratteriali. Non dobbiamo sentirci degli sconfitti, ma gente in grado di fare qualcosa che diverta. Non deve subentrare la paura, l’unica paura è non riuscire a dare il massimo, cosa che invece dovremo fare lasciando da parte i fantasmi del recente passato. Bisogna saper intervenire sulla testa, sulle gambe e sulla consapevolezza che possiamo essere artefici dei nostri risultati. Se vedrò che qualcuno ha paura allora non giocherà. Siamo in una piazza esigente, ma bella, bisogna dimostrare di valere questa maglia con piglio, sfacciataggine e anche un po’ di follia da tirar fuori nei momenti più difficili. Certe volte si tirano fuori armi che non sai nemmeno di avere o pensi di non possedere…”

E’ un Brescia che al primo gol preso non sa reagire… 

“Se l’episodio determina in negativo può determinarti anche in positivo. Se restiamo passivi sulle situazioni delle partite allora continueremo a peggiorare. Io dovrò essere bravo a non far emergere certi aspetti nelle gare che andremo ad affrontare. Non bisogna essere fatalisti e aspettare l’episodio favorevole, bisogna andare a cercarselo con un po’ di stronzaggine”. 

E’ un Brescia più forte dell’anno scorso?

“L’anno scorso andarono veramente più forte del mio Pisa in quella partita di Coppa Italia, niente da dire… Ora non mi posso permettere di non puntare su alcuni giocatori (dalla platea viene citato Ndoj, ndr). Se uno mi dimostrerà di essere libero di rendere non avrò preclusioni. Dobbiamo avere la fortuna di poter attingere su tutta la rosa, alla ripresa avremo subito tre partite in una settimana”. 

Questo tuo arrivo risulta gradito ai tifosi…

“Mi fa molto piacere. Non vado sui social, lo apprendo adesso da voi con piacere. E’ sempre rimasto grande affetto reciproco, ricordo alcune cose che mi legano ai tifosi, che mi sono state detto quando dovetti andarmene e che rimangono intime. Ogni volta che tornavo allo stadio sentivo l’affetto dei bresciani, voglio ripagarlo. Bisogna andare in campo con un piglio con il quale incidere. Sento la responsabilità, enorme, per come ho vissuto tutti questi anni da lontano è un piacere e una responsabilità tornare”. 

Come imposterai il rapporto con Cellino?

“Ognuno ha la sua personalità, ci siamo conosciuti e piaciuti. Ho solo una medicina, essere me stesso”. 

Che obiettivi ti sono stati chiesti?

“La volontà del presidente ve la dirà lui, ora io devo rimettere la barca nella direzione giusta per allontanarci dalle zone pericolose. Senza limiti, ma anche senza avere obiettivi che possono pesare troppo. Sembrano frasi fatte e mi dà fastidio, ma bisogno davvero pensare a una partita alla volta”. 

Hai visto le partite precedenti del Brescia? E’ più un problema di tattica, fisico o mentale?

“Bisogna prima di tutto ritrovare una consapevolezza diversa. Bisogna ancora azzerare la batosta dell’anno scorso e queste sconfitte consecutive dalle quali siamo reduci. Apriamo i finestrini, facciamo uscire la nebbia e andiamo avanti per la nostra strada”. 

Con Gastaldello la squadra pensava più che altro a non prendere gol, con te ci si aspetta qualcosa di diverso…

“Non sta a me giudicare il lavoro di Gastaldello, che ha fatto comunque un buon lavoro. Il Brescia deve avere un piglio con cui andare a prendersi la partita, il coraggio paga sempre. Non vuol dire essere pazzi scriteriati, ma arrivare al risultato con un certo spirito. Poi le risposte si danno sul campo”. 

Avresti mai detto di tornare da allenatore a Brescia?

“Ci ho pensato spesso. Mi emoziona dirlo, ma quando sono stato chiamato l’ho visto come un segno destino, è stato bello, emozionante”. 

Quello che è successo a Longo al Como in questi giorni ricorda la tua vicenda a Brescia diciassette anni fa… 

“Anche questa è un’analogia. Sembrava quasi tutto apparecchiato per un mio ritorno al Brescia, così come ripartire da Pisa la prossima partite. Ho ssentito subito questo fremito, ho sempre sperato di poter tornare ad allenare dove non avevo potuto finire il mio lavoro”.

Va bene la pausa o avresti preferito giocare subito?

“Di pancia ti direi che avrei voglia di giocare domani mattina perchè mi piacerebbe trasmettere qualcosa di grande, ma la logica dice che va bene la sosta perchè ci sono  aspetti da chiarire e da valutare”. 

Hai già un’idea di base su come giocare?

“Non percorrerò solo una strada. In questi giorni valuterò più cose per essere pronti e farmi così un’idea globale. Dovremo avere un’identità, ma non dipenderà solo dal numerino che metteremo sopra la formazione. Quello è più giornalistico, che di campo”.

Altro segno del destino il fatto che sei venuto ad abitare nel Bresciano, a Desenzano…

“Sì, sono venuto a vivere a Brescia, la mia residenza è questa, ormai sono bresciano a tutti gli effetti. Sembra una trama scritta apposta”

Hai ritrovato Adorni in gruppo, come stanno Bisoli, Paghera e Jallow?

“Si, Davide oggi è rientrato parzialmente. Vediamo gli altri se la prossima settimana ci saranno oppure no”.  

In tutti questi anni non hai mai fatto polemiche su quel tuo esonero a Brescia…

“Corioni l’ho ringraziato e lo ringrazierò sempre per la grande opportunità che mi diede, tra noi due era nato poi un rapporto amichevole, ero a casa sua pochi giorni prima che morì. Le dinamiche di campo rimangono, ma mi hanno gratificato le belle cose che mi disse dopo qualche anno, parole che mi hanno fatto molto piacere. Confesso che i primi tempi non volevo più sentirlo nè vederlo, ma poi nacque un rapporto veramente speciale. Come mi accoglieva a casa sua era bellissimo. La rabbia sportiva per quell’esonero è rimasta, ma lui stesso ammise di essersi sbagliato e che tornando indietro non avrebbe più preso quella decisione”. 

Qualcuno ti ha detto che sei un matto ad allenare il Brescia di Cellino?

“Qualcuno mi ha detto di riflettere, ma l’anno scorso dopo dieci anni di serie A sono sceso in B e mi hanno esonerato dopo sole sei giornate… Nella vita bisogna incazzarsi per le cose serie, nel calcio non serve andare avanti con le dietrologie”. 

Quando affrontasti il Brescia con il Pisa avevi fuori tutta la difesa…

“Non mi sono mai preso alibi, bisogna prendere le cose come vengono. Se perdi energie facendo diventare tutto sul personale non è più una questione professionale e non va bene”.