Tredici punti in tredici partite nella stagione 2017-18 facendo staffetta con Boscaglia, il presidente biancoazzurro lo voleva di nuovo in panchina nell’ultima gara ad Ascoli, ma il tecnico siciliano preferì rescindere. Domenica arriva a Mompiano con il Bari (squadra contro cui ottenne il primo successo in biancoazzurro) dove ha sostituito Mignani, partendo con un pareggio
Brescia. Dal 12 ottobre 2017 al 15 gennaio 2018: tre mesi. Tanto è durata l’avventura a Brescia di Pasquale Marino nell’annata 2017-18, quando subentrò in corsa al posto di Roberto Boscaglia per poi venir rimpiazzato dallo stesso allenatore siciliano al termine del ritiro invernale svolto in quel di Latina e a soli 6 giorni dalla ripresa del campionato contro l’Avellino. Sulla panchina delle rondinelle Marino conquistò solo 13 punti in 13 partite per uno score di 3 vittorie, 4 pareggi e 6 sconfitte. Un bottino giudicato insufficiente dal presidente Cellino, che lo aveva chiamato a guidare il Brescia spinto dalla paura di retrocedere con Boscaglia al timone della squadra.
Chi si rivede… Domenica pomeriggio l’allenatore nativo di Marsala tornerà al Rigamonti da avversario sulla panchina del Bari, che gli ha dato la possibilità di tornare ad assaporare l’odore del campo a quasi due anni di distanza dall’ultima esperienza a Crotone. Ed ironia della sorte, il primo successo ottenuto da Marino sulla panchina del Brescia fu proprio in occasione di un match tra le rondinelle e i galletti (all’epoca allenati da Grosso) disputato nell’impianto di Mompiano, terminato 2-1 grazie alle reti di Caracciolo e Furlan, intermezzate dal momentaneo pareggio di Galano per gli ospiti. Una delle poche gioie raccolte in biancoblù dall’ex allenatore di Catania e Udinese tra le altre, nonostante le dichiarazioni in pompa magna che avevano accompagnato il suo arrivo in città. Marino si disse infatti positivo ed entusiasta della sfida, che la lunga telefonata notturna con il presidente (dalle 2 alle 4 ricordando le sfide del passato) gli aveva fatto tornare la voglia di allenare e che non temeva la sua fama di mangia-allenatori, perché “se uno fa bene non deve avere paura”. Il contratto biennale firmato al momento dell’approdo in panchina avrebbe dovuto garantire un anno di assestamento, per poi cercare la stagione successiva di riportare la squadra in Serie A, ovvero il palcoscenico più importante del calcio italiano “che una società gloriosa come il Brescia merita”. Invece le aspettative vennero puntualmente disattese. La squadra non riuscì a cambiare marcia e la sconfitta interna contro l’Ascoli il 28 dicembre prima della pausa invernale fece infuriare Cellino, che alla stampa dichiarò “gli ultimi risultati sono il segnale di una compagine che rappresenta esattamente la mediocrità (vocabolo caro al nativo di Cagliari, ndr)”. Il numero uno del Brescia Calcio riuscì a resistere alla tentazione di esonerare immediatamente Marino, ma al termine del ritiro invernale svolto a Latina – e a soli 6 giorni dalla prima giornata del girone di ritorno contro l’Avellino (poi persa 3-2) – decise di tornare sui propri passi e di richiamare Boscaglia, sollevando l’allenatore che solo due mesi prima aveva confessato essere quello ideale e che cercava da una vita. Si scoprì poco dopo che oltre ai risultati negativi e ad un mercato povero di acquisti (Spalek, Embalo, Curcio, Okwonkwo e Kōnstantinidīs arrivarono solo a fine gennaio) una delle cause scatenanti l’ira del “lider maximo” e la rottura del rapporto tra i due fu il modulo adottato da Marino, ossia il 4-3-3 anziché il 3-5-2 presidenziale sposato invece da Boscaglia. Cellino provò a richiamare Marino per farlo andare in panchina l’ultima di ritorno ad Ascoli, gara decisiva per salvezza, dopo che da tre giornate aveva puntato su Pulga. Ma stavolta si sentì rispondere no e si procedette quindi alla inevitabile rescissione del contratto, che era poi proprio quello che, sotto sotto, voleva il “furbo” Cellino.
Incompatibili. Per l’allenatore ex di giornata non sarà la prima volta contro il Brescia. Marino ha infatti già ritrovato le rondinelle da avversario, seppur giocando lontano dal Rigamonti, quando nella stagione 2018-19 da allenatore dello Spezia vinse 3-2 al Picco una partita rocambolesca. Incalzato dai giornalisti sul suo rapporto con Cellino dichiarò che preferì dimettersi e rinunciare al secondo anno di contratto anziché tornare sulla panchina biancoblù poiché non c’erano le condizioni per lavorare, aggiungendo “Non ci fu nessun braccio di ferro. Semplicemente non eravamo adatti a lavorare insieme. Io non ero adatto per il Brescia ed il Brescia non era adatto a me. Al presidente non direi niente. Lui ha le sue idee e io le mie. Non eravamo fatti l’uno per l’altro”. Domenica pomeriggio nel teatro del Rigamonti andrà in scena l’atto secondo della sfida tra Marino e Cellino, con l’allenatore a caccia del primo successo sulla panchina del Bari (ha debuttato pareggiando 1-1 in casa con il Modena) e del secondo trionfo contro il suo ex presidente, mentre il numero uno del Brescia Calcio vorrà tornare immediatamente ai 3 punti dopo la sconfitta con il Modena e togliersi la soddisfazione di battere quel tecnico che tanto aveva esaltato per poi eliminarlo come un ferro vecchio, una fine che Cellino ha riservato a innumerevoli allenatori avuti alle sue dipendenze.























