BRESCIA, LA CHIAVE STA NEGLI ESTERNI: GIOCANDO 5-3-2 IL NUOVO MODULO NON HA SENSO. GASTALDELLO A RAPPORTO DA CELLINO

Problemi a costruire quindi nel servire gli attaccanti, ma allora tanto vale tornare alla difesa a 4 e al trequartista per avere più peso offensivo

Brescia. Dopo otto partite abbiamo capito che Gastaldello sa organizzare la fase difensiva. E su questo siamo tutti d’accordo. Con soli tre gol subiti, il Bresci ha di gran lunga la miglior difesa e ora che le partite da recuperare sono due anzichè da tre è il caso di concentrarsi anche sull’attacco, che con sei gol segnati è il peggiore del campionato. I negazionisti della deludente proposta di gioco biancoazzurro sostengono che “fino a quando non tutte le squadre avranno giocato lo stesso numero di match ha poco senso guardare le statistiche…”. Bah, sarà… Poi però ci si sveglia dal sonno e ci si ritrova in zona pericolo. E’ già successo, è successo l’anno scorso. Dopo la brutta (eufemismo) prestazione di martedì sera con il Modena, coincisa con la prima sconfitta stagionale, ci chiediamo se l’allenatore del Brescia saprà trarre utili indicazioni da questo trattenuto procedere e da un dato che più di altri fa male: zero tiri in porta. Sì, zero. Non è un modo di dire. I biancoazzurri non hanno mai chiamato all’intervento l’ex Gagno e siccome la maglia del Modena è gialla come quella del Brasile non vorremmo che adesso qualcuno confondesse volutamente i valori degli uomini di Paolo Bianco.

Come si fa a dire “meritavamo di più” se non sei mai, dicasi mai, riuscito a tirare in porta? Questo giochino chiamato football è ancora molto semplice: vince chi fa gol. Se non tiri non segni. Se non segni non vinci.

Modulo difensivo. Si dice che il Brescia giochi 3-5-2, che già di per sè viene considerato un modulo se non difensivo quantomeno non tra quelli più offensivi. Quando lo attui, il pericolo è passare da un momento all’altro al 5-3-2, ideale prodromo per concedere campo e gioco agli avversari. Ed è quello che è successo nella partita di Cesena con lo Spezia, nei primi tempi con Ascoli e Feralpisalò e per gran parte del match con il Modena. Per cambiare l’inerzia, la chiave sta ovviamente sugli esterni. Se Dickmann e Galazzi, i titolari della gara contro i canarini, devono fare i terzini poi per andare a tutta fascia fino a proporsi al cross, le dinamiche di gioco si fanno lente, prevedibili, macchinosi. A quel punto avere anche punte strutturate come Moncini e soprattutto Borrelli serve a ben poco. Il Brescia crossa poco e male, gli attaccanti per far gol devono avventarsi su palle sporche (vedi i gol di Moncini con Ascoli e Feralpisalò) oppure inventarsi magie (Borrelli a Lecco, come per altro ha fatto anche Bisoli a Terni).

Peso offensivo. Dopo la sconfitta con il Modena, in sala stampa Gastaldello ha assicurato che “il confronto appena andato in scena con Cellino è stato come tanti altri, non l’ho trovato particolarmente arrabbiato”. Ieri il presidente ha tenuto a rapporto il proprio allenatore: una lunga chiacchierata per capire come sbloccare una squadra che deve prendersi anche qualche rischio in più se vuole fare il salto di qualità. Quantomeno con il 3-5-2. Che se diventa 5-3-2 tanto vale tornare al passato con una difesa a 4 e il trequartista a supporto di due attaccanti, che fino a poco fa era il dogma presidenziale per chi accettava di allenare i biancoazzurri.