Il Modena, con un gol di Zaro al novantesimo, condanna il Brescia alla prima sconfitta stagionale, che era stata evitata sempre nei minuti finali con Ascoli e Feralpisalò. Prestazione molle e timida degli uomini di Gastaldello, che al fischio d’inizio aveva cambiato metà squadra rispetto all’undici vincente a Terni
Brescia. Quando in pochi secondi vedi una lettura difensiva completamente errata, da parte della difesa e del portiere meno perforati del campionato, che porta al rigore per gli avversari, ma subito dopo lo stesso portiere respinge il penalty per poi, sempre nel breve volgere, non uscire in area piccola su calcio d’angolo concedendo il gol partita, beh allora bisogna riordinare un attimo le idee e affidarsi a qualche statistica per non fa partire l’analisi dall’emotività.
Poco Brescia, troppo poco. Prima di quella tonnara al novantesimo che porta il Modena ad espugnare il Rigamonti con un gol di Zaro, condannando quindi il Brescia alla prima sconfitta stagionale dopo sette risultati, l’occhio clinico aveva già dato una prima sentenza: il Modena aveva fatto un po’ di più delle Rondinelle per meritarsi i tre punti. Niente di che, per l’amor del cielo, ma il 52% di possesso palla, i 15 tiri a 6 (4-0 nello specchio) e i 7 angoli a 2 sono tutti dati che alla fine danno il giusto premio agli uomini di Bianco. Molto dipende poi anche da come inizi le partite: al 12′ il Modena aveva già calciato 4 corner e minacciato con Falcinelli (due volte) e Manconi la porta di Lezzerini. Anche nel secondo tempo gli emiliani hanno iniziato meglio (subito due tiri di Magnino a fare focus sulla porta) e questo ha il suo peso nella valutazione generale. Il Modena era più mentalizzato nella ricerca dei tre punti. Che poi abbia segnato solo al novantesimo, fa parte di quel karma che nel calcio esiste, eccome se esiste: quel che il destino aveva dato al Brescia nel finale con Ascoli e Feralpisalò, evitando due sconfitte con le reti di Provvidenza Moncini, stavolta se l’è ripreso.
Scelte e responsabilità. L’allenatore è il responsabile tecnico numero uno e alla terza partita di fila al Rigamonti con un primo tempo deludente non si può più sorvolare. Il Brescia non ha ancora quel coraggio e quella personalità, che Gastaldello chiede nelle conferenze stampa ai suoi giocatori. A parole ci siamo, sul campo no. Mettiamoci anche la partita di Cesena con lo Spezia e siamo già al 50% dei match affrontati con fare rinunciatario. I progressi di Terni, sul piano della proposta del gioco, sono stati spazzati via in soli tre giorni. Siamo quindi da capo o quasi. Così non basta, anche perchè la squadra di quest’anno è più competitiva di quella retrocessa sul campo a giugno e un altro annus horribilis non potrà essere tollerato. Con il Modena, Gastaldello ha cambiato cinque giocatori sui dieci di movimento che avevano iniziato il match poi vinto a Terni. Forse un po’ troppi, anche se la rosa è lunga e va usata tutta. Ma sta all’allenatore capire chi, come e quando. E’ lì apposta e invece le formazioni dei primi tempi continuano ad avere un qualcosa di lacunoso.
Lo scenario. Questa piazza ha bisogno di emozioni e soddisfazioni per curare le ferite degli ultimi anni, che siano state più o meno profonde. Ma di ferite si tratta. Di ferite e di mediocrità. Il non bello spettacolo di questo martedì è stato visto solo da 2300 spettatori dal vivo: pioggia e orario lavorativo hanno influito, ma c’è dell’altro. La gente vuole veder giocare a calcio: con 13 punti in 7 partite, il Brescia poteva prendersi qualche rischio con il Modena, mettendo anche in preventivo eventualmente una sconfitta, ma dopo aver prodotto qualcosa di buono. Il calcio speculativo svuota gli stadi. Vero che pochi minuti prima della rete di Zaro era stato Bisoli ad avere la palla della possibile vittoria, ma detto che non si può pensare che sia sempre il capitano a togliere le castagne dal fuoco, le parate di Gagno sono state zero. Con una vittoria il Brescia sarebbe salito al quinto posto dove invece adesso c’è il Modena. Le Rondinelle hanno comunque ancora due recuperi da sfruttare seppure in due campi difficili (Palermo l’8 novembre, Bolzano/Sudtirol due settimane dopo) e restano in zona playoff a +6 dalla zona retrocessione. Meglio, però, far suonare subito il campanellino d’allarme. Prima di ritrovarsi nelle situazioni già tristemente note della scorsa annata.
(Cellino ha seguito il match da un pitch box e a fine gara ha lasciato la sua postazione molto contrariato)
STAVOLTA ALLA FINE C’E’ L’AMARO
Il Modena, con un gol di Zaro al novantesimo, condanna il Brescia alla prima sconfitta stagionale, che era stata evitata sempre nei minuti finali con Ascoli e Feralpisalò. Prestazione molle e timida degli uomini di Gastaldello, che al fischio d’inizio aveva cambiato metà squadra rispetto all’undici vincente a Terni
Brescia. Quando in pochi secondi vedi una lettura difensiva completamente errata, da parte della difesa e del portiere meno perforati del campionato, che porta al rigore per gli avversari, ma subito dopo lo stesso portiere respinge il penalty per poi, sempre nel breve volgere, non uscire in area piccola su calcio d’angolo concedendo il gol partita, beh allora bisogna riordinare un attimo le idee e affidarsi a qualche statistica per non fa partire l’analisi dall’emotività.
Poco Brescia, troppo poco. Prima di quella tonnara al novantesimo che porta il Modena ad espugnare il Rigamonti con un gol di Zaro, condannando quindi il Brescia alla prima sconfitta stagionale dopo sette risultati, l’occhio clinico aveva già dato una prima sentenza: il Modena aveva fatto un po’ di più delle Rondinelle per meritarsi i tre punti. Niente di che, per l’amor del cielo, ma il 52% di possesso palla, i 15 tiri a 6 (4-0 nello specchio) e i 7 angoli a 2 sono tutti dati che alla fine danno il giusto premio agli uomini di Bianco. Molto dipende poi anche da come inizi le partite: al 12′ il Modena aveva già calciato 4 corner e minacciato con Falcinelli (due volte) e Manconi la porta di Lezzerini. Anche nel secondo tempo gli emiliani hanno iniziato meglio (subito due tiri di Magnino a fare focus sulla porta) e questo ha il suo peso nella valutazione generale. Il Modena era più mentalizzato nella ricerca dei tre punti. Che poi abbia segnato solo al novantesimo, fa parte di quel karma che nel calcio esiste, eccome se esiste: quel che il destino aveva dato al Brescia nel finale con Ascoli e Feralpisalò, evitando due sconfitte con le reti di Provvidenza Moncini, stavolta se l’è ripreso.
Scelte e responsabilità. L’allenatore è il responsabile tecnico numero uno e alla terza partita di fila al Rigamonti con un primo tempo deludente non si può più sorvolare. Il Brescia non ha ancora quel coraggio e quella personalità, che Gastaldello chiede nelle conferenze stampa ai suoi giocatori. A parole ci siamo, sul campo no. Mettiamoci anche la partita di Cesena con lo Spezia e siamo già al 50% dei match affrontati con fare rinunciatario. I progressi di Terni, sul piano della proposta del gioco, sono stati spazzati via in soli tre giorni. Siamo quindi da capo o quasi. Così non basta, anche perchè la squadra di quest’anno è più competitiva di quella retrocessa sul campo a giugno e un altro annus horribilis non potrà essere tollerato. Con il Modena, Gastaldello ha cambiato cinque giocatori sui dieci di movimento che avevano iniziato il match poi vinto a Terni. Forse un po’ troppi, anche se la rosa è lunga e va usata tutta. Ma sta all’allenatore capire chi, come e quando. E’ lì apposta e invece le formazioni dei primi tempi continuano ad avere un qualcosa di lacunoso.
Lo scenario. Questa piazza ha bisogno di emozioni e soddisfazioni per curare le ferite degli ultimi anni, che siano state più o meno profonde. Ma di ferite si tratta. Di ferite e di mediocrità. Il non bello spettacolo di questo martedì è stato visto solo da 2300 spettatori dal vivo: pioggia e orario lavorativo hanno influito, ma c’è dell’altro. La gente vuole veder giocare a calcio: con 13 punti in 7 partite, il Brescia poteva prendersi qualche rischio con il Modena, mettendo anche in preventivo eventualmente una sconfitta, ma dopo aver prodotto qualcosa di buono. Il calcio speculativo svuota gli stadi. Vero che pochi minuti prima della rete di Zaro era stato Bisoli ad avere la palla della possibile vittoria, ma detto che non si può pensare che sia sempre il capitano a togliere le castagne dal fuoco, le parate di Gagno sono state zero. Con una vittoria il Brescia sarebbe salito al quinto posto dove invece adesso c’è il Modena. Le Rondinelle hanno comunque ancora due recuperi da sfruttare seppure in due campi difficili (Palermo l’8 novembre, Bolzano/Sudtirol due settimane dopo) e restano in zona playoff a +6 dalla zona retrocessione. Meglio, però, far suonare subito il campanellino d’allarme. Prima di ritrovarsi nelle situazioni già tristemente note della scorsa annata.
(Cellino ha seguito il match da un pitch box e a fine gara ha lasciato la sua postazione molto contrariato)