Si dice deluso dai tifosi (“mi hanno dato uno schiaffo quando avevo bisogno di una pacca sulle spalle”), ma dimentica il credito che la città gli ha dato per anni ricevendo in cambio incoerenza e scarsa trasparenza. Ora il suo obiettivo è “vincere, vincere il più possibile”. Nella sua testa c’è il ritorno in serie A e quindi già quest’anno potrebbe non bastargli una semplice salvezza
Brescia. Appoggiandosi ancora una volta al solito mezzo d’informazione di riferimento (quando arrivò a Brescia, disse chiaramente a chi scrive che “anche a Cagliari e Leeds parlavo solo con una testata e così farò qui, non posso perdere tempo con tutti” e guai a provare a fargli cambiare idea), Massimo Cellino ha fatto sapere di aver cambiato nuovamente idea e adesso “il Brescia non è più in vendita”.
La domanda è: lo è mai stato? Lui sostiene che “nessuno si è fatto vivo concretamente”, spazzando via indagini giornalistiche operate con lavoro certosino da fior di professionisti, come se tutti si fossero e si stiano inventando tutto.
Giornale di Brescia e Bresciaoggi una decina di mesi fa scrissero per giorni di Azerion, il gruppo olandese che secondo il quotidiano di via Solferino avrebbe rilevato le quote di maggioranza entro metà gennaio 2023. Bresciaingol.com non ha mai trovato conferme su quella trattativa, anzi da quanto ci risultava era un’operazione orchestrata dello stesso Cellino per ovviare al maxi sequestro che gli era stato inflitto dal Tribunale di Brescia. Non a caso, infatti, una volta sbloccati i 55 milioni di euro, Azerion è durato come una bolla di sapone. All’improvviso più nulla di nulla. Eppure Cellino ha continuato a ripetere che “il Brescia non è più affar mio, fa parte del passato, chiedete ad altri” facendo vivere squadra ed ambiente in un corto circuito, che è difficile non ricondurre alla retrocessione in serie C sul campo. Visto l’inferno da vicino, ottenuta la riammissione in B grazie ai disastri della Reggina, Cellino ha rialzato la testa. Il “Sole 24 Ore”, “Corriere della Sera Brescia” e “Bresciaoggi” hanno svelato ai loro lettori nelle scorse settimane che un tycoon americano, una società estera con esperienza già nel calcio internazionale e pure un gruppo di imprenditori bresciani avevano fatto pervenire delle manifestazioni d’interesse per l’acquisto del Brescia calcio. Anche la nostra redazione si è messa al lavoro e stavolta, contrariamente alla vicenda Azerion, abbiamo trovato conferme. C’è chi vorrebbe sentire da parte di questi interessati parole chiare e nette, si vorrebbe che venissero pubblicati nomi e fatturati, ma quelli che escono allo scoperto quando vogliono acquistare un club o un’azienda lo fanno solo nel momento in cui la trattativa prende quota. E per concretizzarsi occorre che ci sia chi vuole davvero vendere oltre che ovviamente chi vuole comprare.
Cellino aggiunge: “Quando sono stato commissariato, ho appreso solo dai giornali che la società era in vendita, aprendo così le porte a dei faccendieri”. Un’accusa nemmeno troppo velata all’allora amministratore giudiziario Pierangelo Seri. Su quanto vuole per vendere il Brescia, il proprietario del club biancoazzurro dice che “il Brescia non ha prezzo perchè nessuno me lo ha mai chiesto. Se qualcuno lo volesse gli chiederei quanto vuole spendere…”. Quantomeno buffo come scenario perchè è solo sulle spiagge che si trovano, forse, dei venditori che ti dicono: “Quanti soldi hai? Quanto puoi darmi?”. La verità è che partire da 20-25 milioni, escluso il Centro Sportivo che Cellino non accetta comunque di scorporare da una possibile vendita del club biancoazzurro, perchè è da lì che si comincia, non aiuta di certo. Nessuno, nemmeno i tycoon americani, sono disposti a sovrastimare il Brescia calcio. Un altro conto sarebbe se si stesse parlando di serie A.
E a tal proposito, Cellino ha in testa proprio questo. Vuole tornare in serie A. Per continuare il suo business (solo di diritti televisivi, così come già nel 2019, incasserebbe oltre 30 milioni di euro) e per sbattere in faccia un’eventuale promozione a chi lo critica. Ancora una volta, il plenipotenziario non ha fatto l’elenco degli errori commessi negli ultimi quattro campionati (una retrocessione in B, virtuale già alla fine dell’andata, due mancate risalite e una retrocessione sul campo in serie C) limitandosi a dire di “aver commesso qualche errore” come se la gente non ricordasse di allenatori bruciati anche dopo solo due partite (ben tre: Del Neri, Aglietti e Possanzini), esonerati giurando che non li avrebbe più richiamati dopo averli pesantemente criticati e invece poi rimessi puntualmente sotto contratto (Boscaglia, Corini, Lopez, Gastaldello) o peggio ancora rinnovati e subito dopo licenziati (incommentabile quello che accadde con Dionigi). Ha bruciato direttori generali e direttori sportivi (Sagramola, Cardinaletti, Marroccu, Salerno, Cristallini, Perinetti, Castagnini, Botturi, salvo poi richiamare anche qui quelli di cui si era lamentato senza ritegno), responsabili di settore giovanile (Centi, Botturi, Meloni), persino addetti stampa (ben quattro) per non parlare del trattamento riservato allo storico team manager Piovani messo in cassa integrazione per oltre un anno (persino Guardiola in un’intervista dall’Inghilterra si disse quantomeno stupito) e a numerosi giocatori, compresi quelli presi da mondi sconosciuti per fare la plusvalenza vincente e poi rispediti al mittente.
E’ stata e continua ad essere sempre una ricerca del responsabile “non certo io”. Si definisce “permaloso”, ma questo non sarebbe un difetto così irreparabile come invece la totale mancanza di autocritica e la pervicacia nel ripetere errori deleteri. Come sosteniamo da tempo, meglio che tutti si mettano in testa una cosa fin troppo chiara: Cellino venderà il Brescia calcio solo quando lo deciderà lui e alla cifra che vorrà lui. E’ roba sua e come tale la tratta, senza curarsi minimamente di quello che pensa della sua gestione l’ormai gran parte della tifoseria. Altro dettaglio non trascurabile: il calcio è da anni tutta la vita di Cellino, che nell’azienda di famiglia (grano, pasta e similare) non ha da tempo un ruolo primario mentre lui ha bisogno di essere la chiesa al centro del villaggio. Il luglio prossimo compirà 68 anni, non ha la minima intenzione di andare in pensione per godersi case, barche e ricchezza che ha accumulato in una vita, ogni giorno per lui deve esserci una partita da vincere, dei nemici da sfidare, delle battaglie (a volte anche utopiche) da far sue. Fino a che non riuscirà ad acquistare un’altra società (l’obiettivo è tornare in Inghilterra, dove però fu costretto ad andarsene da una lega che ha parametri molto più rigidi di quelli italiani e che non ha mai visto di buon occhio le sue numerose traversie giudiziarie) si terrà stretto il Brescia. Legittimo, anche se fastidioso.
Il vittimismo però non è un vestito che gli si attaglia. Quando sostiene che dai tifosi “si aspettava una pacca sulla spalla nel momento più difficile” e ha invece “ricevuto uno schiaffo” dimentica (volutamente) l’enorme apertura di credito che la piazza tutta (tifoseria, stampa e, ve lo garantiamo, anche istituzioni) gli aveva fornito al suo arrivo e che tale è rimasta per almeno i primi quattro anni. Nonostante tutto. Ora sostiene anche di non aver mai detto che i tifosi bresciani erano “abituati alla mediocrità”, ma anche questo fa parte del bagaglio di un personaggio volubile (eufemismo) del quale Brescia rimane in balìa sperando che si alzi la mattina con il piede giusto e non con la luna di traverso, altrimenti può succedere di tutto e di più in ogni momento. Se attorno a lui c’è terra bruciata non è perchè la piazza bresciana è fatta di gente “ingrata” o di chi “crede a ciò che gli viene detto prima che sia detto al presidente” o perchè “continua a guardare al passato anzichè al futuro”.
Su un concetto è difficile dare torto a Massimo Cellino: “Conosco solo una cura per trovare una tregua con la tifoseria: vincere, vincere il più possibile”. E allora in bocca al lupo a Gastaldello e ai giocatori. Perchè dietro a questa frase si malcela l’ambizione di un presidente che non si accontenterà tanto facilmente di una tranquilla salvezza.























