GASTALDELLO, E’ IL MOMENTO DELLE SCELTE PER ANDARE OLTRE LA PAREGGITE: CON IL 3-5-2 SERVE INCISIVITA’ SULLE FASCE ALTRIMENTI SPAZIO AL TREQUARTISTA DI QUALITA’ PER ENTRARE CENTRALMENTE

Il tecnico, dopo aver collezionato 11 pareggi in 21 partite ufficiali (52%) alla guida del Brescia, durante la sosta è chiamato a far cambiare passo alle Rondinelle

Brescia. Le soste servono anche per tracciare i primi bilanci e ragionare su cosa va e cosa no. Questo giovedì Daniele Gastaldello ha fatto svolgere al Brescia un allenamento ad alta intensità sui campi di Torbole Casaglia (solo Mangraviti e Nuamah a parte), è evidente l’intento di proporre alla ripresa del campionato una squadra più aggressiva e coraggiosa, come da suo stesso dichiarato obiettivo, che possa far bene già nei primi tempi, sconfiggendo la sindrome che si sta venendo a creare. Dieci punti in sei partite non sono un bottino insoddisfacente, ma in attesa di capirne di più sul reale valore della squadra con le sei gare in tre settimane dal 21 ottobre al 12 novembre (Ternana fuori, Modena e Bari in casa, Cittadella e Palermo fuori, Cremonese in casa) fa riflettere un dato molto interessante riportato questa mattina da “Il Giornale di Brescia”: con Gastaldello in panchina, in 21 partite ufficiali, il Brescia ha pareggiate ben 11 volte (il 52%).

Pareggite. Una statistica che non può essere casuale e che prende ulteriore consistenza considerando che il Brescia è arrivato alla sosta sull’onda di quattro pareggi consecutivi dopo le prime due vittorie. Ci piace pensare che anche il tecnico biancoazzurro abbia iniziato a ragionare su questo suo trend da pareggite acuta, visto che ogni tanto indossa il saio dell’umiltà e ricorda davanti ai microfoni di essere un neofita della panchina e di avere quindi ancora tantissimo da imparare. Imparare deve, ma anche risolvere può (e deve…). Il rebus che è chiamato a dipanare sta nel perchè dei tanti pareggi con lui alla guida. Si sa che nel calcio dei tre punti collezionare una lunga serie di pari e patta ti spinge in fondo alla classifica. Meglio perdere una partita e vincere quella dopo, che fare collezione di “X”. Elementare, Watson. Ma qui, caro Houston, abbiamo un problema e sta all’allenatore delle Rondinelle risolverlo.

Tattica. E’ utile cominciare a riprendere in mano il vestito che Gastaldello sta cucendo addosso alla squadra. Dopo essere partito con il 4-3-1-2 nella gara con il Cosenza, già a Lecco alla seconda giornata è passato alla difesa a 3. Un 3-5-2 che diventa 5-3-2 nei non rari momenti in cui le Rondinelle devono difendersi non avendo il possesso palla, non riuscendo ad avere il dominio della partita. Il modulo 3-5-2, che Flavio Bianchi un paio di giorni fa ha definito “difensivo, ma utile a noi punte per essere sempre almeno in due a controllare anche i palloni più sporchi”, richiede grande incisività sulle corsie esterne per sfruttare l’ampiezza, vincendo i duelli e appoggiando così le azioni d’attacco. Altrimenti, appunto, diventa un 5-3-2 con l’unico obiettivo di proteggere il fortino dall’assalto a Forte Apache. Da quello che abbiamo capito, non è ciò che vuole Gastaldello. Ma non si può nemmeno continuare a dire in sala stampa che “serve più coraggio per essere propositivi” se poi il problema si ripete con soluzione di continuità. In questo momento il Brescia ha sulla destra un giocatore come Dickmann, che è tra i tre sempre impiegati (540’ recuperi esclusi) al pari di Cistana e Lezzerini, e a sinistra un elemento come Fares (282’) che al contrario del compagno agente sulla fascia opposta comincia a sentire il peso della fatica non essendo stato abituato negli ultimi due anni a giocare così tanto per i noti infortuni. Lo stesso Dickmann avrà bisogno di tirare il fiato durante il tour de force che si aprirà dalla prossima settimana: si assisterà al debutto stagionale di Jallow mentre a sinistra è cresciuta l’autonomia di Huard e c’è sempre la soluzione Galazzi, che seppure finora non ha incantato come quinto di sinistra, in quel ruolo giocò due anni fa a Trieste.

L’alternativa. Non è detto però che le fasce possano essere la chiave giusta per tornare a vincere le partite e quindi sarebbe il caso che Gastaldello tornasse a prendere in considerazione l’idea del trequartista, stavolta possibilmente di qualità. Mettere Bjarnason nella linea tra centrocampo e attacco garantisce senz’altro una buon equilibrio di sistema, ma non dà quella pulizia di gioco dalla quale potrebbero viceversa trovare linfa anche le punte. Olzer è indubitabilmente uno dei giocatori più in forma nel Brescia di questo inizio stagione, continuare a concedergli dei camei è ingeneroso, anche perchè quando entra poi determina. Schierarlo da subito potrebbe essere un antidoto a quei primi tempi camomillosi e rischiosi (perchè poi c’è l’avversario che ne approfitta, vedi Ascoli e Feralpisalò…). Se non si riesce a sfondare sulle fasce (entrambe) bisogna provarci per vie centrali. Ma con l’upgrade del tasso qualitativo.