Ce ne siamo accorti tutti: il Brescia gioca bene solo un tempo, preferibilmente il secondo e non si tratta solo delle ultime partite, finite in pareggio, è una cosa che si trascina da tempo. Anche nelle prime due partite vinte, col Cosenza abbiamo segnato e avuto le occasioni nella ripresa, col Lecco abbiamo segnato subito, ma abbiamo sofferto parecchio per la mezz’ora successiva, subendo anche un rigore, per fortuna, sbagliato dagli avversari. In realtà non si può dare tutte le colpe a Gastaldello: se vi ricordate, già con Inzaghi, senza andare oltre, c’era questo tipo di problema, quello dell’approccio iniziale alla gara. E non è nemmeno una questione dovuta ai cambi alla fine del tempo, mettere Van de Looi al posto di Paghera, visti i precedenti, non giustifica l’atteggiamento attendista, fatto di palloni buttati in avanti e di passaggi prevedibili, su uomini fermi e mai sulla corsa. Quando ci si accorge di un problema, si cerca di risolverlo, ma come? Non è certo una cosa di natura fisica, altrimenti avremmo un calo nel finale, deve essere per forza qualcosa legato alla fretta o alla paura di sbagliare.
Di sicuro può incidere il modulo: ora che la difesa a tre ha dato una discreta sicurezza, sarebbe il caso di capire quale formula di centrocampo possa garantire il giusto filtro alle azioni altrui, senza rinunciare ad essere una squadra in grado di proporre calcio propositivo per tutta la gara. Con il 3 5 2 classico, ci vuole il regista che faccia il play basso, con due interni che facciano le coppie con gli esterni, che devono essere quelli di maggiore corsa a tutta fascia, altrimenti si corre il rischio di finire a 5 dietro, con gli avversari a spingere. Oggi sembra difficile poter contare su Fares, che è uno che sa giocare, ma pare non abbia forza nelle gambe, fattore dovuto a due anni di inattività e forse anche da qualche remora sul poter spingere al 100%. Come non capirlo? Sa solo lui quello che ha passato… Potrebbero giocare Galazzi o Dickmann a sinistra, con Bisoli o Jallow a destra. Altra soluzione con 4 in mezzo ed il trequartista, soluzione che rende facoltativo il regista, con Bjarnason o Olzer dietro le punte. Olzer che potrebbe anche fare il “falso nueve”.
Quello che si è capito contro la Feralpi è che non ci possiamo permettere di lasciare fuori, tutti insieme, Borrelli, Bjarnason e Olzer, quelli che hanno i colpi migliori in fase offensiva e che non devono essere usati solo per recuperare il punteggio: sarebbe meglio andare avanti per primi e provare a gestire la gara, ripartendo per far male. Ma è fondamentale mettere un undici iniziale che giochi senza che la palla scotti tra i piedi e che i palloni passino più da quelli di talento, che tra i difensori ed il portiere: la partenza dal basso genera stress e funziona bene solo se hai gente con piedi e personalità, oltre a centrocampisti che non si nascondano dietro il pressing degli avversari, che ormai l’hanno capita e ci attaccano dal primo istante. Cosa avrà in mente Gastaldello per risolvere la questione?
Ezio Frigerio























