LA VOCE DELL’ADOLESCENZA: IL BRESCIA VISTO DA UNA GIOVANE TIFOSA

Ore 17, le strade di Mompiano sono colme di macchine che scorrono nel traffico cittadino pronte a far ritorno a casa, proprio come i ragazzi tornati finalmente sugli spalti del nostro stadio dopo tanto tempo.
Ancora mi viene impossibile pensare a come in realtà liberi non siamo per colpa di tredici pali e un’enorme rete che ci impedisce gran parte della visuale di una partita, che per nostra passione avremmo voluto osservare con più intensità.

Solo dopo poche ore gli spalti sotto ai miei piedi iniziano a tremare per il tremendo, ma stupendo, boato dei tifosi che fanno il loro ingresso in curva.
Il clima di questo “derby” si sentiva già al di fuori dello stadio, quando le più di diecimila persone presenti riempivano pian piano ogni angolo del Rigamonti.

Ore 20:30, la partita inizia sicuramente con il piglio sbagliato, le rondinelle passano in svantaggio dopo soli tredici minuti di gioco e non mi lascia sorpresa la marea di fischi con i quali i giocatori vengono accompagnati negli spogliatoi alla fine del primo tempo.
Quarantacinque minuti sprecati a correre dietro a giocatori di una squadra neopromossa in una partita che avremmo dovuto dominare, ma che sfortunatamente, forse abbiamo affrontato con troppa supponenza.

Se non fosse stato per il gol di Moncini la partita sarebbe terminata su uno 0 a 1 molto pesante per una squadra che, fino a questo momento, ha cercato di dimostrare di poter rinascere dopo un campionato disastroso come quello scorso.
Ciò fa riflettere.
Insieme alla capolista Parma, siamo l’unica squadra a non aver mai perso una singola partita in questo inizio di campionato, ma al contempo, sembriamo forse troppo spaesati e succubi dei nostri stessi errori.

Senza dubbio una partita da dimenticare dove l’unica nota positiva è stato il lancio degli aeroplanini di carta a seguito della coreografica offerta dalla Curva Nord.
C’è bisogno di rialzarsi e di mettersi in gioco per riportare finalmente questa piazza in alto, come il volo di una rondine.

Daniela Franchi