QUEL SORRISO A METÀ…

Dominato nel primo tempo dalla Feralpisalò, che dopo il vantaggio di La Mantia non riesce a chiudere la partita, dominante nella ripresa: il Brescia acciuffa solo al 91’ con il solito Moncini il quarto pareggio consecutivo. Derby per 12000 con cori di sportività e rispetto a fine gara tra le due curve

Brescia. Si chiama rifiuto della sconfitta, che con le qualità di cui dispone il Brescia può declinarsi anche in classe, quello con cui Gastaldello per la seconda partita di fila – e sempre grazie a Moncini – evita il ko quando l’orologio del match sta spendendo gli ultimi spiccioli di tempo. Si chiama invece figuraccia ciò che i biancoazzurri mettono in scena nel primo tempo del derby con la Feralpisalò o come avrebbe detto il mitico Rino Tommasi, nei suoi commenti di pugilato, lo scontro non sarebbe stato nemmeno ammesso perché le squadre fino all’intervallo facevano parte di due categorie diverse.

Siamo alle solite… Da dominato a dominante è il Brescia che continua ad impiegarci almeno un tempo per entrare in partita. Era successo anche una settimana fa con l’Ascoli, ma pure a Cesena con lo Spezia l’approccio non poteva lasciare soddisfatti, senza dimenticare che anche a Lecco dopo il gol fulmineo di Borrelli le maglie con la V sul petto si erano ritirate dietro le fortezze del castello e con il Venezia non si poteva certo parlare di personalità. Quindi Houston abbiamo un problema. Che Gastaldello ne sia consapevole e lo esterni senza ritrosie (che sarebbero per altro puerili…) è già qualcosa, ma adesso è arrivato il momento di metterci mano risolvendolo una volta per tutte, altrimenti significa che qualcosa non funziona al meglio nella connessione tra allenatore e giocatori.

Lezzerini a terra dopo il gol con cui La Mantia aveva momentaneamente portato in vantaggio la Ternana

La partita. I biancoazzurri sono stati travolti dall’intensità di una Feralpisalò schierata da Vecchi a sorpresa con il 3-5-2. Intensità, duelli vinti e una maggior voglia di andare a cercare subito il gol con le due torri La Mantia e Butic hanno portato i leoni del Garda a prendersi la scena. Appena prima del quarto d’ora il vantaggio firmato La Mantia con Dickman e Papetti molli sul cross di Martella e Mangraviti inadeguato sulla zuccata dell’ex Spal. Ancora il bomber, ma anche Kourfalidis e Letizia (in questi due casi bravo Lezzerini) avrebbero potuto dare un vantaggio di almeno due gol all’intervallo per i lacustri mentre il fatturato del Brescia era tutto in un errore clamoroso sottoporta di Bisoli. Con il Rigamonti a fischiare e Gastaldello a non capirci nulla, con lo sguardo delle studente che rimane impalato davanti alla lavagna mentre il professore lo incalza di domande per saggiarne il grado di preparazione durante l’interrogazione che pure non era a sorpresa, il rischio di una goleada c’era tutto. Difesa biancoazzurra in bambola (persino Cistana giù di giri), esterni asfaltati (Felici a passar sopra i resti di Fares) e un centrocampo dove l’idea di rispolverare Ndoj (solo 57’ alla prima giornata con il Cosenza e poi basta) è sembrata una di quelle che ti possono venire la mattina presto quando ti fai la barba, ma che alla prima pausa caffè avresti già dovuto mettere da parte.

I cambi (non tanto Van de Looi per Paghera quanto Olzer per Ndoj e Huard per Fares) hanno dato la sveglia e nel secondo tempo DG ha lucidato l’artiglieria proponendo un Brescia cattivo, convinto, qualitativo. Che se avesse perso avrebbe subito una grossa ingiustizia (contate almeno tre ottime parate di Pizzignacco e un palo di Borrelli), ma che così facendo continua a giocare col fuoco. Non sempre arriva un assist al volo di Bisoli come con l’Ascoli, non sempre può nascere una bella azione come quella di stasera con Dickmann e Borrelli ad innescare il buon Moncini, che per la seconda volta di fila (ci ha messo una toppa come l’idraulico di quella famosa pubblicità anni ‘90, che a forza di fermare le perdite d’acqua ne vede uscire dalle proprie orecchie. Ascoli punita all’86’, Feralpisalò castigata al 91’. E’ lui, Alberto Moncini da Pistoia, l’uomo dei finali dolci. Curioso notare come nel tabellino ci siano i due ex compagni di squadra alla Spal della scorsa annata.

(Lo spettacolo delle due curve, con i tifosi salodiani che ci hanno tenuto giustamente a sottolineare la loro brescianità con lo striscione “Siamo bresciani e siam figli tuoi”)

Il resoconto alla sosta, per Bisoli e i suoi fratelli vestiti di biancoazzurro, è il quarto pareggio consecutivo, terzo nelle ultime tre gare casalinghe e l’assist che offriva il calendario, con due partite di fila al Rigamonti contro avversarie abbordabili, ha portato in cascina solo due punti. Con tutta la nona giornata ancora da giocare e le tre partite che il Brescia deve recuperare, la classifica lascia ancora un po’ il tempo che trova, ma proprio il tour de force che ci sarà dopo la sosta (6 partite in 3 settimane) fa già rimpiangere il latte versato.

P.S. Che soddisfazione a fine partita sentire i cori delle due curve. Dalla Nord: “Resterete, resterete in serie B”. Dal settore ospiti: “Brescia, Brescia”. Una bella partita incastonata in una dolce serata di sport per 12000. Se non vogliamo chiamarlo derby, vale sicuramente la pena spendere la definizione di festa del calcio bresciano. Siamo bresciani e siam figli tuoi.

(Cellino e Pasini hanno seguito la partita molto distanti: il presidente del Brescia nel pitch box a bordo campo, quello della Feralpisalò in tribuna centrale)