PORTE CHIUSE, MA FILTRANO ALTRI RAGGI DI SOLE

Nell’ultima partita giocata senza pubblico, il Brescia pareggia 0-0 con il forte Venezia e la palla gol più ghiotta è sui piedi di Dickmann al quale Joronen risponde da campione. Era dall’aprile del 2022 che le Rondinelle non tenevano la rete inviolata per tre partite consecutive. Martedì a Cesena contro uno Spezia in grave crisi dove Alvini è già all’ultima chiamata

Brescia. Domandone: da quanto tempo il Brescia non teneva la porta chiusa per tre partite di fila? Se non riuscite a rispondere a bruciapelo, e ci sta, ecco che avete già capito con chi abbiamo a che fare in questa stagione. Un altro Brescia, un’altura squadra, un altro spirito, un altro atteggiamento. Lo 0-0 in un Rigamonti per l’ultima volta a porte chiuse con il Venezia, squadra forte e giustamente ambiziosa, è il whatsapp che la squadra di Gastaldello recapita al campionato. 

(Il minuto di silenzio in ricordo dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano)

Aria nuova, aria pulita. Iniziano ad accorgersene anche gli allenatori avversari e non è una strategia alla Liedholm, il formidabile allenatore svedese di Roma e Milan che tendeva ad ingigantire i meriti avversari per far aumentare quelli della sua squadra. Quando Vanoli dice che “il Brescia quest’anno è più squadra” lo dice perchè ha l’occhio clinico in movimento. E’ un Brescia che quando serve, come già a Lecco, lascia il palleggio agli avversari rintanandosi al calduccio di un Fort Alamo che avrebbe esaltato pure John Wayne, ma che non disdegna mai di provare a vincere la partita e infatti l’occasione migliore di tutto il match con i lagunari è stata biancoazzurra: diagonale di Dickmann sul quale Joronen è tornato ad indossare il mantello del supereroe come non di rado gli accadeva quando difendeva la porta della Leonessa, anche se c’è chi ha la memoria corta e lo ricorda solo per qualche uscita non proprio ortodossa. JJ in B è portiere che porta punti e in Brescia-Venezia è lui che ha fatto la differenza. Non perchè Lezzerini non sia stato all’altezza, semplicemente perchè l’altro ex di turno nei destini incrociati dei due “numeri 1” non ha dovuto andare oltre una normale amministrazione, che ha per altro svolto con sicurezza sia sulle palle alte che su quelle basse. 

(Gastaldello può essere soddisfatto dell’inizio di campionato dei suoi)

Gli esami sono appena iniziati. Il Pnrr (piano nuovo di risalita e riscatto) che Bisoli e compagni si sono messi in testa di realizzare ha compiuto un altro passo significativo in un percorso che resta lungo e impervio, ma ci sono già più certezze adesso dopo tre partite di quante non ce ne fossero prima del playout con il Cosenza quando pure il Brescia arrivò sulla scorta di una rimonta non banale. La prima prova del fuoco è stata superata perchè anche se non è arrivata la vittoria, aver disarmato una squadra come il Venezia dà ulteriore autostima in vista del primo infrasettimanale che richiede uno sforzo supplementare in tutti sensi: a Cesena ci sarà un plus di tifo con il gemellaggio degli ultrà locali che si uniranno ai non pochi bresciani che si prenderanno permessi e ferie per tornare a vedere dal vivo i propri beniamini, ma ci sarà anche uno Spezia grande delusione di questo avvio di stagione (1 punto in 5 giornate) con Alvini già all’ultima chiamata e tutta la squadra ligure con le spalle al muro. Poi, sabato con l’Ascoli, il Rigamonti potrà riaprire le porte a tutti. 

Risposta al domandone: l’ultima volta in cui il Brescia rimase tre partite con la porta chiusa fu nell’aprile del 2022, finale di stagione illusorio con il ritorno di Corini (2-0 al Vicenza, 0-0 a Pisa e 1-0 al Parma). Non è grave se non lo ricordavate, è il segno del tempo e sopratutto di un cambiamento.