PAGHERA: “SAPRÒ SCINDERE IL TIFOSO DAL PROFESSIONISTA. NON POTEVO NON RACCOGLIERE QUESTA SFIDA”

Il roncadellese torna a casa dopo undici anni e parla delle sue emozioni e dell’annata che aspetta il Brescia: “A casa mia c’è grande elettricità per questo ritorno, ho più esperienza, ma la stessa passione nel vivere il calcio”

Torbole Casaglia. Folla di giornalisti per la presentazione di Fabrizio Paghera. Non è Roberto Baggio, ma il suo ritorno fa notizia. E il 31enne nativo di Roncadelle non riesce a celare l’emozione del momento, anche se ci tiene a far passare il messaggio che non è più il ragazzino che debuttò a 17 anni con la maglia della sua squadra del cuore e con l’animo del professionista più serio affronterà questa nuova avventura.

Fabrizio, cosa provi nel tornare a casa dopo undici anni?

“Un’emozione grande. Andai via che ero ancora piccolo. Quando ho letto che erano passati undici anni non pensavo nemmeno fosse giusto il dato statistico, ho controllato ed è proprio così… Ho acquisito esperienza anche a livello di vita quotidiana, adesso ho due figli, ma la mia passione e il modo di vivere il calcio non sono cambiati”.  

Hai perso un po’ di accento bresciano?

“Un po’ sì. Dopo tanti anni si è un po’ inquinato… Ho giocato tanto a Lanciano e Terni, anche ad Avellino… I miei figli ad esempio parlano umbro… Il dialetto però me lo ricordo bene e lo parlerò con i giocatori bresciani in squadra. Siamo in parecchi, compresi i Primavera. Ora non penso a chiudere la carriera qui. Penso al Lecco e sarà tosta perchè hanno perso la prima partita e forse giocheranno anche nello stadio amico. Il calcio mi ha insegnato a non guardare non troppo in là. La brescianità conta, ma poi c’è il campo e c’è anche chi non è bresciano, ma è attaccatissimo alla maglia”. 

Pensavi che un giorno saresti tornato?

“No, mi sembrava un sogno troppo grande. Ho iniziato a crederci quando ho sentito del possibile maxi scambio. Penso che nella vita ci sia il destino, si sono incastrate tante cose. Era una sfida che non potevo non raccogliere”. 

Che Brescia ritrovi?

“Sono appena arrivato, è presto per dire qualcosa. Balza all’occhio il Centro Sportivo. Sono dieci anni che gioco in B e non ho mai avuto un privilegio così. Allenarsi su questi campi è fantastico. Per scoprire il resto ci sarà tempo”. 

Il tuo ciclo alla Ternana si era concluso?

“Ho giocato alla prima giornata, ma sapevo che ero in scadenza e che era finito un ciclo. Avevo messo in preventivo di cambiare. Non pensavo però di poter tornare nel mio Brescia. Sono… dimagrito questa settimana perchè la trattativa è stata lunga, ma c’erano anche gli interessi di altre persone che dovevano incastrarsi…”.  

Nel playout con il Cosenza tu eri sugli spalti (sorride…), i giocatori che sono rimasti erano in campo. C’è voglia di rivincita anche per te?

“Abbiamo sofferto tutti. Loro da giocatori, io da tifoso. Bisogna ripartire. Cambiano le dinamiche, so che devo mettermi a disposizione. Ho un’età in cui non fanno differenza gli obiettivi personali bensì quelli di squadra. Io sono stato e sempre sarò tifoso del Brescia, a prescindere da come andrà questa stagione. Se nella vita si ha la fortuna di avere una seconda occasione bisogna sfruttarla. Ci saranno momenti difficili, non è che tutto sia già risolto, ma ho visto la gara con il Cosenza di due domeniche fa e ho notato una squadra che si aiuta, giocando insieme”. 

Che ruolo ti senti addosso: più play o mezzala?

“Nasco play, negli ultimi anni però sono stato più mezzala. Mi metto a disposizione. A centrocampo siamo in tanti e forti, se si vogliono fare stagioni competitive serve la competizione interna”. 

Perchè hai scelto il numero 4 ?

“Era uno dei pochi liberi e poi lo indossava il Pirata De Paola, me lo ricordo quando andavo a vederlo da bambino…”. 

I tuoi famigliari cosa dicono?

“Sono contenti perchè finalmente mi vedranno un po’ di più. C’è grande elettricità nella mia famiglia… Mio fratello ha smesso di giocare tra i dilettanti, adesso ha altre priorità, ha fatto tanti sacrifici anche lui. Verrà a vedermi, abbiamo un tifoso in più”. 

Non sarà facile tenere a bada il tifoso Paghera?

“De Zerbi mi diceva che ha fatto fatica nei sei mesi in cui è stato qui. Dovrò scindere il professionista dal tifoso, vi assicuro però che non ho ragionato da tifoso nell’ accettare questa sfida. Mi è piaciuto che abbiano pensato a me come professionista e non come tifoso. Sarei venuto anche se fossi nato a Napoli o Torino”. 

Bella la nuova maglietta ? 

“Madonna mia, se è bella…”

E se ne va stringendola forte tra le mani.