L’ULTIMO SALUTO A MAZZONE CON TANTO BRESCIA. QUANDO ERAVAMO RE, TUTT’ALTRO CHE MEDIOCRI

Migliaia di persone ad Ascoli per il funerale del leggendario allenatore, che fece grandi le Rondinelle. Anche Cellino nella chiesa di San Francesco e in piazza spuntano due maglie azzurre con la V bianca sul petto

Ascoli. E’ uno di quei giorni in cui devi esserci. Anche se fa un caldo infernale (36°, ma almeno 10 in più i percepiti), rischi il malore, a maggior ragione in mezzo a tre-quattro-cinquemila persone. Anche se stai in auto 7 ore per raggiungere Ascoli, partendo la mattina presto da Brescia. Dentro e fuori la chiesa di San Francesco, nella strepitosa Piazza del Popolo, è straripante l’affetto della gente arrivata un po’ ovunque per l’ ultimo saluto a Carlo Mazzone. L’allenatore, l’uomo, la leggenda.

L’atmosfera. Emozioni, brividi, pelle d’oca nonostante la temperatura. E tanto Brescia. Del passato. Arrivi in Piazza e trovi subito Leonardo Menichini e Leonardo Mantovani, il vice allenatore del Sor Carletto e il talent scout del gruppo di lavoro di Gianluca Nani. Arriva anche l’altro uomo che agiva dietro le quinte, il preziosissimo Maurizio Micheli. C’era un progetto, un sistema. Un gruppo di lavoro serio. C’erano i risultati. Non solo Baggio e Guardiola. C’era quello che oggi non c’è più. Quanto stridono le facce di Giunti, Sussi e Calori con quella di Massimo Cellino che arriva con il team manager (di ieri e di oggi, anello di congiunzione di un Brescia così uguale e così diverso) e si mette in disparte seppure in una delle prime file. Lui che a Mazzone dovrà dire grazie in eterno perchè quando, a soli 34 anni, acquistò il Cagliari con il Sor Carletto centrarono subito la qualificazione in Coppa Uefa. Lui che forse (ribadiamo: forse) in questa giornata così triste per il calcio italiano e i tifosi del Brescia si è fatto un’idea più precisa del passato biancoazzurro. La mediocrità è solo nel cuore degli invidiosi.

(Cellino e Piovani nella chiesa di San Francesco ad Ascoli in Piazza del Popolo per il funerale di Mazzone)

Quel fantastico Brescia. Sgorgano ricordi, aneddoti. Quando tutti eravamo più giovani. Felici. Quando eravamo Re. Ci sono anche Giacomo Violini (preparatore dei portieri) e Stefano Gelona, il primo tra i primi ad essere cacciato da Cellino che non voleva più alcun ramo dell’albero della gloria, il secondo (addetto agli arbitri, addetto stampa, uomo di fiducia di Corioni) per sua fortuna se n’era già andato di sua sponte. Ogni tre aneddoti sulla carriera di Mazzone, ce n’è almeno uno che riporta al Brescia. A Baggio, Guardiola, Pirlo, Corioni… Mentre la piazza si svuota faticosamente, sul maxischermo va in onda un’intervista del Sor Carletto: “Una via che mi possa ricordare quando non ci sarò più? La via del calcio spettacolo”. Amava i piedi buoni eppure gli davano del difensivista. Spuntano anche due maglie del Brescia. Papà e figlio. Giuseppe Godi spiega al figlio 14enne, Alberto, ancora una volta perchè era giusto allungarsi da San Benedetto del Tronto dove erano in vacanza con mamma e sorella fino in Piazza del Popolo ad Ascoli. Il ragazzino passa davanti agli ultras marchigiani, che gli tendono la mano e gli fanno i complimenti per essere lì. “Sono nato quando Mazzone aveva ormai smesso di allenare, ma mio padre mi ha raccontato tutto di questo grande personaggio. E’ stato un onore portare i colori del Brescia in questa piazza, in un giorno così importante per la storia della nostra squadra. Spero anche io un giorno di vivere quegli anni, che mio papà ha vissuto in prima fila”. Te lo auguriamo, ragazzo perchè come dice Guardiola: “A Brescia si vince poco, ma quando si vince si… gode”.

(Alberto Godi: 14 anni e una maglia del Brescia sfoggiata con orgoglio in Piazza del Popolo)