MAZZONE MEMORY: “QUEL LUGLIO DEL 2001 A VIPITENO”

L’ex caposervizio sport del Giornale di Brescia Giuseppe Antonioli estrapola un episodio del Sor Carletto allenatore delle Rondinelle

E’ il 23 luglio del 2001. Nel tardo pomeriggio il giornalista sportivo bresciano imbocca il casello autostradale di Vipiteno per fare ritorno dopo una sfolgorante conferenza stampa di Carletto Mazzone. Con lui c’è la moglie che, in disparte, ha assistito alla conferenza stampa. Gli dice: “Ma te, ti pagano per venire qui a divertirti?”.

E’ un momento magico per il Brescia e il suo tecnico è in un momento di grazia: ha salvato la squadra dalla retrocessione dopo un inizio di campionato complicatissimo; gli hanno da pochi giorni messo a disposizione Luca Toni (costato 30 miliardi di lire) e lui si sta godendo il “ritiro” nella località altoatesina, dove già saliva quand’era alla guida della Roma. La base è all'”Aquila Nera”, o “Schwarzer Adler” che dir si voglia, antico e rinomato hotel. Il lavoro atletico viene invece svolto un paio di chilometri più a valle, in un piccolo centro sportivo coronato di belle montagne. Sembra di essere in vacanza.

Il tempo prende, il tempo dà. In quel momento sta dando, al sor Carletto e al Brescia, che due giorni prima, in un minuscolo stadio di Budapest, ha fatto il suo primo passo avanti nel torneo Intertoto, quello che potrebbe aprire le porte della Coppa Uefa (e che per un pelo non lo farà, ma ci vorrà il Paris Saint Germain per fermare la corsa che comunque il Brescia completerà imbattuto).

Mazzone non si è nemmeno sognato di prendere l’aereo e andare a Budapest, dove ha spedito il fido Menichini a guidare la squadra della Primavera, che si è preparata all’impresa mentre lui faceva lunghe camminate in ciabatte, sulla spiaggia di San Benedetto del Tronto. Ecco perché adesso è così allegro e rilassato.

Quando le cose stanno così, parlarci è un divertimento, non un lavoro: ha ragione la moglie, presente all’incontro semplicemente come ospite. Pensare a un’epoca in cui cose del genere fossero possibili nel mondo del calcio, riesce difficile. Ma era così: il tempo prende, il tempo dà.

Sembra la vigilia di una stagione in discesa. Il tecnico si è anche fatto “regalare” il suo medico sportivo di fiducia, Ernesto Alicicco, amico di una vita, senese doc (della contrada dell’Istrice) ed ex portiere, al Siena, dove Mazzone ha giocato una stagione da difensore. “Senza questa esperienza – dice Carletto – forse avrei ancora qualche capello. Me li ha fatti perdere tutti lui, con le sue uscite”. E via a raccontare dei “quei” tempi. Il dottor Alicicco, classe 1934, non è quasi neppure riuscito a spiccicare parola, interpellato l’altro giorno dopo la morte del mister: era troppo commosso.

Ma dopo l’allegria di Vipiteno, l'”altro” Carlo Mazzone, ricomparirà presto. Già a settembre, con i pugni alzati sotto la curva atalantina, ad esempio. Divenuta il simbolo di un uomo che invece, all’indomani dell’avvenimento, dirà con amarezza: “Credo di aver fatto molto, nel calcio, invece quando morirò tutti mi ricorderanno per quella corsa. Mi spiace pensarlo”.

E sarà una stagione di dolori: su tutti la morte di Vittorio Mero; ma anche l’infortunio di Baggio con il conseguente addio al Mondiale. E una stagione di furori contro gli stessi giornalisti così allegramente intrattenuti. Gli “scienziati”, come diceva lui, sarcastico. Un conflitto continuo, senza mai uno strascico di livore.

Altri tempi, abbiamo detto; altro calcio, altri uomini. Ma il tempo prende, il tempo dà.  E si può solo andare avanti.