MAZZONE MEMORY IN CHIAVE BIANCOAZZURRA. BONERA: “IL MIO PADRE CALCISTICO”. DIANA: “QUANDO AVEVA IN TASCA IL NOME DI BAGGIO”. NANI: “CON LUI E CORIONI LA MIA UNIVERSITÀ”. ANTONIO FILIPPINI: “LA FAMOSA CORSA FU UNA RIVALSA PER LA MADRE, UN GESTO OLTRE IL CALCIO”

A Bresciaingol.com ex rondinelle tratteggiano il Sor Carletto. Filippo Galli: “Inizialmente con me era freddo, cercò di farmi smettere, ma poi gli feci vedere di saper ancora essere utili e riconobbe di essersi sbagliato”. Sussi: “Con me era duro, ma sempre onesto e giusto. Ci capivamo con un’occhiata”

Brescia. La morte di una figura importante per il mondo del calcio, e per Brescia in particolare, come quella di Carletto Mazzone, porta con sè una marea di affetto, ricordi, aneddoti. Numerose ex rondinelle hanno deciso di ricordare l’allenatore romano in esclusiva tramite Bresciaingol.com ricordando la sua persone e raccontando alcuni aneddoti speciali che non verranno mai dimenticati. 

Aimo Diana: “Un ricordo che mi porto dentro è quando nelle riunioni tecniche ci diceva, con il suo caratteristico accento romano, che aveva nelle tasche dei pantaloni un fogliettino con scritto il nome di un giocatore che sarebbe venuto al Brescia molto volentieri. Noi non sapevamo chi fosse e solo dopo abbiamo scoperto che si trattava di Baggio. Da lui ho imparato la calma e la sicurezza. In qualsiasi momento era tranquillo, anche se esteriormente poteva sembrare esplosivo e impulsivo. Con la squadra invece era sempre sicuro di sé, ci diceva di non preoccuparci, di pensare solamente a fare il nostro lavoro e che lui avrebbe pensato a tutto il resto”.

Daniele Bonera: “Quando eravamo in ritiro faceva i colloqui individuali con tutti i giocatori. Quell’estate c’era la possibilità di andare via in prestito, ma nel nostro colloquio mi disse che nonostante la sua nomea di allenatore che faceva giocare i giocatori anziani, sarei rimasto e avrei avuto tanto spazio visto quello che stavo dimostrando durante gli allenamenti. E mantenne la parola. È stato il mio padre calcistico, colui che mi ha lanciato nel calcio che conta”.

Gianluca Nani: “Era una persona straordinaria, alla quale posso solo dire grazie. Alla sua onestà e severità devo tutto quello che ho imparato nel calcio. Con lui e Corioni ho fatto l’università, mi hanno trasmesso i valori dell’onestà, dell’integrità, come gestire uno spogliatoio e come mantenere i rapporti. Porterò sempre dentro di me questi ricordi. In questo momento un pensiero lo mando alla famiglia”.

Antonio Filippini ha affidato a instagram il proprio saluto all’allenatore romano, ricordando il loro il primo incontro, nel quale Mazzone gli domandò quale dei due gemelli fosse, la sua lealtà, onestà e sincerità. A bresciaingol.com il gemello A ha aggiunto che la famosa corsa sotto la curva dell’Atalanta dopo il gol del pareggio nel derby giocato al Rigamonti il 30 settembre 2001 è il ricordo che non dimenticherà mai: “Un gesto visto come la rivalsa di un figlio per difendere la propria mamma, che va oltre il calcio”.

Anche Filippo Galli ha voluto ricordare tramite il web Mazzone – in particolare sul suo blog – e lo ha fatto raccontando il loro primo contatto, risalente all’estate del 2000 (quella dopo la promozione). L’allenatore romano voleva che Galli appendesse gli scarpini al chiodo per unirsi al suo staff, ma il difensore aveva l’obiettivo di chiudere la propria carriera da calciatore giocando un’ultima stagione nella massima serie. “Rientrato dalle vacanze – dice Galli – rinnovai il contratto con le rondinelle grazie al suggerimento dato da Silvio Baldini a Gino Corioni e da quel momento Mazzone iniziò a essere freddo nei miei confronti. Dopo non aver giocato alcun minuto in un quadrangolare disputato in Grecia nella pre-stagione, ecco la sliding door del loro rapporto. “Bonera si infortuna nella sfida contro il Parma in campionato, prendo il suo posto e ricevo i complimenti di Mazzone, che nel corso dell’annata mi fece intendere di aver sbagliato sul mio conto”. Ci fu anche un periodo dell’annata in cui Mazzone decise per il Brescia il silenzio stampa, l’unico autorizzato a parlare con i giornalisti dal tecnico trasteverino fu proprio Galli. Dimostrazione di totale fiducia verso l’ex Milan. 

Andrea Sussi: “Con il Mister avevo un rapporto speciale. Per me è stato un padre, duro, ma sincero. Tra di noi bastava uno sguardo perché c’era un legame di fiducia che andava al di là del rapporto allenatore giocatore. Con lui ho imparato molto e gli sarò per sempre grato. Se ne va un grande mister e un grande uomo. Lo porterò sempre nel mio cuore”. Dichiarazioni che raccontando aneddoti ed episodi particolari dimostrano la grandezza di un allenatore, ma soprattutto di un uomo, che ha saputo entrare nei cuori dei propri giocatori e di chi ha avuto la possibilità di viverlo da vicino.