Su diktat presidenziale, il portiere è tornato ad essere il titolare tuttavia permangono i dubbi sul giocatore, che al di là di un grande senso di gruppo e di squadra continua a non convincere. Ci sarà un altro caso Ayè?
Brescia. Si torna alle origini. MC ha infatti deciso: Luca Lezzerini deve tornare ad essere il titolare, con Andrenacci di nuovo in panchina. Ma i segnali sulla bontà della scelta non sono incoraggianti. Il portiere ex Venezia infatti ha subito iniziato l’anno con un grave errore nell’amichevole di Mantova, di quelli che sarebbero difficilmente tollerabili anche nelle partite del Dopolavoro ferroviario, con intanto Andrenacci a guardare dalla panchina; tutte le squadre in estate concedono un tempo a testa ai portieri (e così ad onor del vero ha fatto anche Daniele Gastaldello nelle prime amichevoli), ma contro Breno e Mantova ciò non è accaduto. Sono certamente sottigliezze, ma raccontano dell’unicità (in senso negativo) di molti aspetti dell’ambiente Brescia attuale.
Un reparto in difficoltà. Scegliere in questo momento il titolare tra Lezzerini ed Andrenacci –bisogna essere onesti– non è facile. Il primo infatti in maglia biancazzurra ha come highlights giusto il rigore parato a Mazzocchi in un Brescia-Sudtirol l’anno scorso che aveva ingannato tutti e un’espulsione (al termine di Brescia-Ascoli 1-1) che gli era costata il posto poi ripreso ma con altri errori: su tutti l’errata lettura sul vantaggio del Parma al Rigamonti, partita poi terminata sul punteggio di 0-2 e l’uscita a vuoto sul gol di Segre in Brescia-Palermo 1-1 giocata il 26 dicembre. Dopo queste topiche Andrenacci è riuscito a diventare il titolare dopo anni trascorsi come secondo, ma anche terzo portiere. Quest’ultimo ha poi sì fatto meglio del predecessore (diventato nel frattempo uomo spogliatoio, teso nel seguire la rincorsa ai playout degli uomini di Gastaldello), ma ai playout contro il Cosenza le responsabilità sui gol subiti sono anche sue: non marchiane come capitava a Lezzerini, ma un altro portiere avrebbe potuto certamente fare di meglio in entrambe le situazioni e non servirebbe andar lontano per trovarlo: basta infatti vedere la recente prova di Pizzignacco della Feralpisalò a Torino per capire la differenza tra un portiere che sta per diventare grande e due estremi difensori sfiduciati e in cerca di rilancio, che tra l’altro Andrenacci avrebbe voluto trovare ad Avellino. Ma, ça va sans dire, MC ha bloccato il tutto perché “con Giorgio Perinetti (neo DS degli irpini) non si fanno affari”. Meglio non commentare ulteriormente.
L’errore da evitare. A Lumezzane, nell’unica amichevole biancazzurra aperta al pubblico oltre che alla stampa prima di quella di Mantova, Lezzerini ed Andrenacci hanno giocato un tempo a testa ed è quindi la partita ideale del precampionato per una fotografia del momento dei due: il primo ha subito gol nella sua area, non avendo poi altre occasioni per mettersi in mostra; il secondo ha manifestato varie incertezze sulle uscite alte. Ma da quella partita sembrano trascorsi mesi, anziché poche settimane. Ora deve giocare Lezzerini perché è così e stop e perché Cristian Leali, uomo di fiducia di MC, lo apprezza. Ma, come dicevamo, i segnali non sono buoni: di parate impegnative che possano restituire fiducia al ragazzo non se ne vedono, ma sono invece tornati gli errori che lo hanno accompagnato lungo tutti i primi mesi in biancazzurro e non può bastare neanche l’assoluta fiducia presidenziale, che anzi in questo caso è totalmente deleteria. Il caso Ayè lo dimostra, con una tifoseria e una pubblica opinione schierata a prescindere pro o contro il giocatore, al di là dei suoi oggettivi meriti o demeriti. Preso dunque atto della sentenza celliniana, non resta che sperare che il neo primo portiere in pectore abbia quantomeno superato i problemi al ginocchio che lo hanno condizionato lo scorso anno: capiamo che ritrovare la fiducia nei propri movimenti dopo due rotture del crociato non sia semplice, ma purtroppo il calcio non aspetta.























