Brescia. Oltre l’ostinata resistenza di un uomo che continua a combattere una guerra personale contro una città che ha iniziato a contestarlo quando non poteva più farne a meno, mentre lui pensa di essere ancora l’incompreso in una piazza a suo dire d’ingrati, con l’atteggiamento del giapponese barricato nella foresta pronto a sfidare quasi da solo chissà chi, ci sono due soldati che sapevano bene a cosa andavano incontro e che adesso devono prendersi le loro responsabilità.
Quando il 16 luglio si (ri)presentarono al popolo biancoazzurro, affrontando domande rispettose, se non proprio morbide dei giornalisti, Renzo Castagnini e Daniele Gastaldello chiesero di “lasciare da parte il passato per ripartire con entusiasmo”. Facile così, vero? Parole che analizzate oggi hanno il suono di una moneta fasulla. Di entusiasmo non c’è traccia. Tutt’altro. Basta vedere gli occhi dei giocatori, il loro linguaggio del corpo, quelle risse (più o meno durature) che si ripetono in ogni partita amichevole, per capire che i buoni propositi del duo al comando delle operazioni tecniche non stanno cogliendo nel segno in un gruppo dove tre quarti della rosa ha il contratto in scadenza e di rinnovi non se ne parla proprio. Basta con la favoletta del “non sappiamo con certezza in che categoria giocheremo e abbiamo paura che il Consiglio di Stato ribalti le precedenti sentenza sulla Reggina”. Se è davvero questo il problema, il mercato offre giocatori che possono andare bene sia per vincere la C che per salvarsi in B, obiettivo indicato dallo stesso MC in un’intervista al Gdb l’11 luglio scorso, segno che lui per primo è convinto di tornare in cadetteria tramite i Tribunali, il suo territorio di caccia preferito. Ci sono buoni giocatori che accetterebbero il biancoazzurro anche in caso di mancata riammissione. Certo bisogna avere uno scouting (parola sconosciuta in via Solferino) per scovarli e una credibilità per convincerli a prescindere e questo devono saper fare Gastaldello e Castagnini.
Dopo oltre un mese di lavoro del direttore sportivo e dell’allenatore, è davvero il giorno di stilare i primi giudizi e questi non possono che essere impietosi. Qual è il loro ruolo nel Brescia calcio? Hanno accettato lo stipendio solo per mancanza di alternative o perchè – come dicono – amano davvero Brescia e il Brescia? Se la risposta sta nella busta numero due, comincino a darsi da fare. Il senso del possesso (che fu pre alessandrino…) può essere molto pericoloso e trarre in inganno. Lamentarsi lontano dalle orecchie del Lider Maximo, informalmente con giornalisti amici o addetti ai lavori che poi fanno circolare le voci in un ambito di delazioni, è come l’impiegato che alla macchinetta del caffè dice peste e corna del capo ufficio con i colleghi e poi abbassa la testa quando incrocia il soggetto in questione. Come il redattore di un giornale che contesta in assemblea la linea editoriale del proprio direttore e poi quando c’è da votare la sfiducia dello stesso non lo fa o si astiene. Gastaldello e Castagnini, firmando il contratto, hanno accettato onori e oneri.
Se Hiroo Onoda non li ascolta, se li ha presi solo per avere dei complici, va lasciato nella sua foresta. Triste, solitario y final. Se non vogliono essere ricordati nella storia del Brescia calcio come il Giacomo Mora di manzoniana memoria, condannato alla colonna infame per le sue incertezze, è il caso che inizino a ribellarsi al Gran Capo, facendo presente che anche loro hanno una dignità, un’etica professionale. Brescia non merita questo supplizio calcistico. Chi non farà il possibile per evitarlo, è complice.






















