Nani: “Lo prendemmo a gennaio sperando di ripetere il colpo fatto con Tare” Serafini: “Uno straniero attento, leale e rispettoso. Non tutti quelli che venivano da fuori si comportavano così”
Mons. E’ morto a soli 45 anni, per un infarto, l’ex rondinella Cedric Roussel. Il belga si trovava sulla terrazza di un caffè a Mons (la sua città d’origine, a 70 km a sud-ovest della capitale del Belgio Bruxelles) quando ha avuto un infarto. Il rapido arrivo dei soccorsi e i lunghi tentativi di rianimazione non hanno dato frutti. Arrivò dallo Zulte Waregem a Brescia nel mercato di gennaio della stagione 2006-07, quella che il Brescia iniziò con Somma in panchina finendola con Cosmi. Debuttò il 10 febbraio in Brescia-Bari 0-0, venendo sostituito al 61′ dal Del Nero, e la settimana dopo parti titolare anche in Treviso-Brescia 2-0, venendo sostituito al 70′ da Serafini, quando l’allenatore era ancora Somma. Quelle partite, non certo indimenticabili segnarono, il suo proseguimento in biancoazzurro. Con l’arrivo di Cosmi, le Rondinelle ingranarono (arrivando fino a un sesto posto che non valse i playoff solo perchè in quell’anno Juventus, Napoli e Genoa fecero il vuoto e furono promosse senza consentire che scattasse appunto la regola della post-season) e per Roussel ci fu spazio solo negli ultimi 20′ di Brescia-Rimini 0-2 quando entrò al posto di Del Nero.
Roussel ha indossato anche le maglie di Coventry, Wolverhampton, Genk e Standard Liegi tra le altre. Ha militato in tutte le Nazionali giovanili, con anche tre presenze nella rappresentativa maggiore del Belgio.
I ricordi. Gianluca Nani, allora direttore sportivo del Brescia, lo tratteggia così: “Dopo la morte di Mero e quella di Srnicek ecco un altro dei nostri ragazzi che ci lascia troppo presto. Proprio vero che siamo tutti appesi a un filo. Cedric mi fu segnalato da Leonardo Mantovani. Al mercato di gennaio non è mai facile acquistare attaccanti soprattutto quando non hai disponibilità economica com’era per noi in quei tempi. Cercavamo una prima punta, che sapesse fare un certo tipo di lavoro, tra cui aiutare la squadra, farla salire, giocare di sponda. Qualche anno prima c’era riuscito il colpo Tare nel mercato di gennaio, speravamo di poterci ripetere. Giocò poco e non riuscì ad incidere, ma lo ricordo come un ottimo professionista. Non lo riscattammo anche perchè era arrivato in prestito con una clausola troppo alta”.
Matteo Serafini ricorda così lo sfortunato Roussel: “Era un ragazzo molto interessato al calcio italiano, in allenamento era attento e cercava di carpire sempre qualcosa. Aveva buone qualità, che per vari motivi non riuscì a mostrare in un periodo nel quale il Brescia cercava giocatori dall’estero. Lo ricordo come un compagno leale, che cercò di adattarsi a un calcio che non conosceva, aveva il rispetto verso gli altri e verso il lavoro che non tutti gli stranieri che venivano in Italia possedevano. Era allegro e si divertiva, anche se giocava poco”.























