LE RAGIONI DI BALDINI E IL CORAGGIO-INCOSCIENZA DI CASTAGNINI, CHE STAVOLTA PERO’ NON AVRA’ L’OMBRELLO DI SAGRAMOLA

Il tecnico toscano ha detto no a Cellino, certo di non poter lavorare liberamente mentre il diesse pensa il contrario anche se dovrà confrontarsi con un proprietario che già lo cacciò nonostante con l’attuale direttore generale del Vicenza avesse fatto bene in biancoazzurro

Brescia. Silvio Baldini e Renzo Castagnini si sono conosciuti, usmati e apprezzati nel dicembre del 2021 a Palermo. I rosanero erano in serie C e non se la passavano benissimo. Con Boscaglia prima e poi con il suo vice Filippi promosso capo allenatore, la squadra non stava ingranando ed essendo già al secondo anno in terza serie, in una piazza così non ci si può limitare a gareggiare per partecipare. Non esistono stagioni di transizione.

Tutta un’altra storia. Castagnini era il direttore sportivo, Sagramola il direttore generale. I due erano volati in Sicilia dopo il fallimento del Palermo, riportato subito dai Dilettanti al professionismo. Serviva una scossa in quel dicembre 2021 e Silvio Baldini venne individuato come l’uomo adatto. Con 15 vittorie in 25 partite tra regular season e play off, il tecnico di Massa ha riportato i rosanero in B. Per poi andarsene prima dell’inizio del campionato dopo che la nuova proprietà del City Group aveva azzerato la compagine dirigenziale allontanando sia Castagnini che Sagramola. Il duo Castagnini-Baldini si è ricomposto, seppure brevemente, nei mesi scorsi a Perugia, ma se il diesse è durato almeno qualche settimana, il tecnico solo tre partite. Perchè Baldini, per chi ancora non lo conoscesse, è così: un hombre vertical. Se qualcosa non gli va, saluta e se ne va. Lo fece anche a Brescia nell’estate del 1999 con Corioni, dopo una sola stagione in biancoazzurro, che pure l’aveva fortemente voluto l’anno prima dopo una delle tante retrocessioni dalla A alla B della Leonessa. A maggior ragione, adesso, a 64 anni Silvio Baldini non si fa mettere i piedi in testa da nessuno.

Amici, ma non troppo… E così quando a inizio settimana, Castagnini l’ha chiamato dicendogli se era pronto a seguirlo ancora una volta per lavorare insieme nel Brescia di Massimo Cellino, la risposta del tecnico toscano è stata: non se ne parla nemmeno. Proprio perchè Baldini conosce il presidente delle Rondinelle, che ogni tanto lo chiama per chiedergli consigli così come è abituato a fare con altri allenatori, l’ex mister del Palermo sa bene che il suo modo di fare calcio non si sposa con quello autodistruttivo di Cellino, mangiaallenatori se ce n’è uno. Silvio Baldini chiede e pretende massima applicazione negli allenamenti: intensità, lavoro fisico, schemi, organizzazione. E ha bisogno di avere mano libera con chi non lo segue. Controlla anche il peso dei suoi giocatori, l’alimentazione, si insomma il regime da professionisti. Ma sa farsi amare, da chi capisce che la serietà nel lavoro paga. Se un presidente pretende di gestire i giocatori, il gruppo e magari di dare anche input per la formazione, Baldini non è l’uomo giusto. Lo sapeva, lo sa e ha detto a Castagnini: “Con Cellino ci vai tu”.

Senza Rinaldo. Renzo Castagnini, stavolta, deve cavarsela da solo. E’ ovviamente convinto di poter far bene, di conoscere la piazza (tifoseria e stampa), di incidere. Ma rispetto a quando arrivò nella città della Leonessa (febbraio 2015) non ha più Rinaldo Sagramola (ora direttore generale del Vicenza) come ombrello, uomo protettivo, organizzatore formidabile. Cellino ha già mandato via una volta Renzo Castagnini. Quando l’uomo di Cagliari acquistò il club biancoazzurro nell’agosto del 2017, Castagnini aveva costruito la squadra per Boscaglia, ma Cellino definì quella rosa “in grado di fare non più di 10-12 punti”. Il ciclone Cellino spazzò via quanto fatto dal diesse di Reggello (gli acquisti dei vari Checchin, Machin, Cortesi, Cattaneo, Coppolaro, Bagadur, Di Santantonio, Baya, Pelagotti), che tenne solo per un paio di mesi senza dargli alcun tipo di potere per poi mandarlo via, e in prima persona andò a prendere Meccariello, Gastaldello, Longhi, Cancellotti, Furlan, Martinelli, Bandini e Rinaldi.

Ora Castagnini è convinto che con Cellino le cose possano andare diversamente.