LETTERE AL DIRETTORE: “ECCO LA MIA ANALISI TATTICA SUL PLAYOUT”

Se al momento del fischio finale è prevalso lo sconforto tra i tifosi, e la delusione era visibile sul volto dei protagonisti in campo, il giorno dopo una sconfitta è sempre il momento migliore per analizzare gli errori che sono stati commessi, pensare alle contromisure e prendere anche quel che di buono è stato fatto. Capita raramente, a questo livello, di giocare a così poca distanza contro lo stesso avversario, situazione che si riscontra per lo più nelle coppe europee o nelle fasi finali della Coppa Italia, terreni inesplorati sia per il Cosenza sia per il Brescia, oppure appunto negli spareggi di serie B. Questa è dunque un’ottima occasione per misurare le capacità degli allenatori di compiere gli aggiustamenti tattici tra una partita e l’altra al fine di correggere ciò che non ha funzionato e sfruttare, possibilmente, i punti deboli dell’avversario emersi durante il primo incontro.

Il Brescia ha approcciato sicuramente meglio la partita rispetto agli avversari, forse memore dell’inizio spaventoso del Barbera, ma anche per spegnere l’entusiasmo del pubblico di casa. Ha provato a tenere la difesa alta, a pressare il Cosenza in prima costruzione e quando non si poteva attaccare subito in verticale si cercava di tenere palla a centrocampo. È stata sfruttata molto bene l’ampiezza, soprattutto a sinistra con Rodriguez, ma in diverse azioni è mancata la presenza in area di tanti giocatori. Questo aspetto è forse determinante, considerando la scarsa qualità media di entrambe le squadre, poiché permette di mandare in crisi le marcature a uomo avversarie, come vedremo nell’analisi del secondo tempo. Non è un caso, dunque, che le uniche occasioni del Brescia del primo tempo siano arrivate con soluzioni dalla distanza, una di Listkowski, una di Aye e una di Karacic. Difficile pensare di pescare il jolly, e a differenza del secondo tempo di Palermo c’erano pochi spazi per attaccare la profondità; per questo, spesso il possesso palla è servito più come arma difensiva che non come un modo per muovere il blocco basso del Cosenza (che difendeva con un 442 puro).

Il secondo tempo è tutta un’altra storia. Il Cosenza entra in campo con notevole aggressività, e la partita comincia ad assumere un copione molto simile alla gara di ritorno di regular season, ma a parti invertite. Lì, infatti, il Brescia era stato molto attendista nella prima frazione, mentre il Cosenza aveva tenuto molto la palla e aveva costruito una grande occasione. Portato a casa lo 0-0 all’intervallo, il Brescia cambiò marcia nei primi 15 minuti del secondo tempo portando tanti giocatori in area e creando occasioni con semplici combinazioni sulle fasce e cross al centro. Esattamente quello che è successo nel secondo tempo del Marulla. Ora, era difficile immaginare che il Cosenza rimanesse a guardare per 90’ per poi giocarsi tutto al Rigamonti, ma a quanto pare il Brescia e Gastaldello si sono fatti trovare totalmente impreparati all’ondata. Questa è la parte dell’analisi che ha più importanza, a mio parere, da un lato perché ci sono delle soluzioni tattiche che si possono adottare al ritorno, e dall’altro perché se c’è una cosa che il Brescia non potrà permettersi di fare è prendere un gol.

Come detto, l’atteggiamento del Cosenza si è manifestato con il numero di giocatori portati in area, e con la posizione di Brescianini. Quest’ultimo, che in partenza giocava nei due di centrocampo, andava spesso ad allargarsi sulla fascia destra (sinistra del Brescia) per creare superiorità, con D’Urso che si accentrava e Martino che raramente andava in sovrapposizione. Huard è sicuramente andato in difficoltà nel seguire gli inserimenti sulla fascia del centrocampista scuola Milan, ma ciò che ha lasciato più perplesso sono state le marcature in mezzo all’area.

Già dopo 4 minuti ci troviamo una situazione in cui viene costruita l’azione da destra, guarda caso proprio da Brescianini, e al centro sono presenti i due attaccanti, e ottimi colpitori di testa, Nasti e Zilli. Come si può notare dall’immagine prima ancora che parta il cross, nonostante ci sia superiorità numerica da parte della difesa, in marcatura preventiva sui due attaccanti non sono i due i due difensori centrali, ma Karacic è dovuto scalare su Nasti perché Mangraviti è preoccupato (forse?) di un inserimento di D’Urso.

Il risultato è prevedibile, cross sulla testa di Nasti che è, appunto, marcato dal peggior marcatore (non è colpa di Karacic, semplicemente non doveva trovarsi lì) e mette alto di poco sopra la traversa. Tuttavia, come si evince dal fermo immagine, ciò che doveva far preoccupare Gastaldello, ma anche Cistana stesso visto che è lui il giocatore che dovrebbe guidare la difese e leggere le situazioni, è che se il cross fosse stato sul secondo palo sarebbe arrivato indisturbato D’Orazio, seguito addirittura da Aye che comunque non sarebbe mai arrivato su quel pallone.

Segue un’altra occasione di Nasti, questa volta nata da un errore in disimpegno di Cistana e quindi non a difesa schierata, in cui però ancora una volta l’attaccante si trova in area marcato da Karacic. Successivamente ci sarà la grande tripla occasione per il Brescia, che avrebbe potuto cambiare le sorti della partita, e quasi sul ribaltamento di fronte ecco l’azione incriminata che porta al gol del vantaggio. Qui l’analisi deve essere molto dettagliata per comprendere cosa non ha funzionato e poter pensare ad eventuali correzioni. Andiamo per step:

Cambio di gioco: Karacic è su D’Orazio come dovrebbe essere, mentre Cistana tiene d’occhio Nasti (la palla in volo, giusto anche stare distanti).

  • Arriva la palla a Brescianini che ancora una volta punta Huard e va verso il fondo. Karacic ancora in marcatura su D’Orazio, Cistana posizionato bene su Nasti al centro dell’area. Mangraviti copre il primo palo.

Brescianini non crossa, ma rientra sul sinistro e scarica indietro: qui avviene il disastro. Cistana si fa attrarre da un inserimento, su cui in realtà potevano andare Van de Looi e Bisoli ben posizionati e molla completamente Nasti che è solo in area. Come si può notare, il Cosenza porta ben 5 giocatori in area, con due sulla fascia a scambiare, ma è impensabile andare così tanto in difficoltà soprattutto considerando che questa situazione si era già ripetute diverse volte nei minuti precedenti.

Il danno ormai è fatto. Karacic ha quindi due uomini da marcare e giustamente scala sul centravanti (qua la palla è già partita ma lui prende proprio il contatto su Nasti) ed è costretto a lasciare D’Orazio che colpisce di testa da solo, ovvero la stessa cosa che sarebbe potuta succedere pochi minuti prima. Questa volta la palla arriva all’esterno sinistro che con un colpo di testa propizia il gol del vantaggio del Cosenza

AGGIUSTAMENTI

Qualcosa non ha funzionato, è evidente, perché quando le situazioni si ripetono più volte significa che c’è un problema nel gameplan e che non sono stati effettuati aggiustamenti all’interno della partita. Una delle soluzioni possibili è quella di mettere Adorni centrale e Mangraviti a sinistra, mossa effettuata da Gastaldello quando ormai forse era troppo tardi. Ma non sembra corretto, in questi casi, addossare troppe colpe all’allenatore, dal momento che cambiare la difesa a 30 minuti dalla fine in una partita così delicata è una scelta che comporta grossi rischi. Quello che mi sarei aspettato, dopo la prima occasione, è invece un aggiustamento di campo, che provenisse anche dai giocatori stessi. Cistana deve rendersi conto che se ci sono in campo due centravanti e l’unico piano partita della squadra avversaria è buttare cross in mezzo per i loro colpi di testa, forse è il caso che questi vengano marcati a uomo da lui e Mangraviti, senza mettere in difficoltà Karacic. Farsi attrarre da inserimenti dei centrocampisti o degli esterni era proprio l’intento del Cosenza, che ha portato fuori posizione i nostri centrali, cosa che invece non è riuscita al Brescia nel primo tempo. Lì, infatti, Rodriguez era controllato dal terzino di parte, e il centrale non era mai costretto a uscire dell’area, potendo così controllare il solo e desolato Ayè. Tant’è vero che l’azione migliore deriva da un recupero palla alto di Rodriguez, e non da una costruzione e da movimenti senza palla.

Il vero aggiustamento che mi sento di proporre riguarda dunque la disposizione in campo in fase di non possesso. Partendo dal presupposto che è prevedibile vedere Adorni titolare al centro e Mangraviti a sinistra, un accorgimento potrebbe essere partire con un 442 per limitare le incursioni sulle fasce nel primo tempo, quando molto probabilmente il Cosenza partirà forte come successo nella già citata partita di campionato. A questo proposito, l’idea migliore mi pare sia quella di giocare con Bisoli più largo a seguire sempre l’inserimento di D’Orazio, Listkowski a sinistra, ruolo che può fare con pochi compiti difensivi considerando le rare discese di Martino, e Bjorkengren più vicino a Labojko per poi seguire sempre l’inserimento di Brescianini. In questo modo, Mangraviti non deve preoccuparsi dell’inserimento del centrocampista che all’andata ha messo tanto in difficoltà Huard, si dovrà solo occupare di D’Urso o Florenzi o chiunque partirà da quel lato; ma la cosa fondamentale è che Adorni e Cistana non abbandonino mai la marcatura dei due attaccanti per nessun motivo. Qualsiasi scelta diversa da parte loro sarebbe deleteria.

Fondamentale, ovviamente, non prendere gol in questa fase per giocarsi poi tutto nel secondo tempo, senza aver fretta di segnare, in una partita in cui senza dubbio prevarrà la tensione, ma in cui anche piccoli cambiamenti possono fare la differenza.

Lorenzo