HUBNER: “HO SENSAZIONI POSITIVE PER IL BRESCIA, IL COSENZA AVRA’ ANCORA IN TESTA LA SCONFITTA DEL PRIMO MAGGIO”

L’ex attaccante delle Rondinelle: “Il primo giugno sarò ancora in gradinata, bisogna soffrire tutti insieme. Ayè è una mezza punta, con Moreo avrebbe formato la coppia ideale: cedere il centravanti senza sostituirlo è stato un errore, vorrei chiedere a Cellino il perchè di certe decisioni. Gastaldello sta facendo bene, essendo già stato nello staff di Clotet conosceva bene i giocatori: già fare il play out sembrava un risultato impossibile, ora bisogna fare l’ultimo step”

Crema. La trasferta di Palermo ha fortunatamente allungato la stagione del Brescia ed il playout con il Cosenza è già alle porte (giovedì alle ore 20.30 l’andata in Calabria, ritorno il 1° giugno tra le mura amiche). Proprio contro i calabresi risale l’ultimo successo delle rondinelle – lo scorso primo maggio al Rigamonti – occasione nella quale all’impianto di Mompiano erano presenti tanti personaggi illustri di Brescia e del Brescia Calcio. Tra questi Dario Hubner, che in gradinata non ha fatto mancare il proprio calore alla squadra, testimoniando per l’ennesima volta l’attaccamento ai colori biancoblu. Una lunga storia d’amore quella tra il “Bisonte” e la leonessa, iniziata nel 1997 con l’arrivo in città del bomber nativo di Muggia dopo l’esperienza di cinque anni al Cesena. In quattro stagioni con la maglia del Brescia, Hubner ha totalizzato 129 presenze e 75 reti (42 in Serie B e 33 in Serie A), contribuendo alla promozione nel 1999/2000 e alla qualificazione alla Coppa Intertoto la stagione successiva nella massima serie, prima di essere ceduto al Piacenza nel 2001. In seguito all’avventura al Mantova ha chiuso la carriera in terra bresciana, tra Chiari, Rodengo Saiano, Orsa Corte Franca d’Iseo e Castel Mella.

Ancora evidentemente legato al Brescia, in esclusiva per bresciaingol.com, lo abbiamo intervistato in vista della doppia sfida del playout con il Cosenza, analizzando il momento attuale delle rondinelle e in particolare quello degli attaccanti biancoblu.

Come vede questo playout contro il Cosenza? Il Brescia ci arriva da un’ottima rimonta nelle ultime giornate. 

“Sono partite secche anche se in realtà si gioca andata e ritorno. È una situazione da dentro o fuori e la devi saper gestire. Il Brescia ha un minimo vantaggio di poter giocare in casa il ritorno, anche se non potrà accontentarsi di due pareggi per salvarsi. Sarà fondamentale vedere le condizioni dei giocatori, sia mentali che fisiche, perché siamo a fine stagione e a maggio si deve fare i conti anche con il caldo. Sarà una sfida di testa e corsa. Se sei arrivato a giocarti i playout vuol dire che hai commesso degli errori nel corso della stagione, ma lo stesso discorso vale anche per il Cosenza. Avendo visto la partita di campionato del Primo maggio dallo stadio ho sensazioni positive. Loro avranno in testa quella sconfitta e sanno che il Brescia può fargli male”.

Chi possono essere gli uomini chiave?

“Tutti lo possono essere. L’importante è buttarla dentro, non chi fa gol. Bisogna mettere le punte in condizione di segnare e non limitarsi solo a difendere. Potranno essere decisivi anche i calci piazzati, come si è visto nella partita di campionato e in questo rush finale che ha permesso al Brescia di risalire la classifica quando sembrava spacciato”.

Tornerà al Rigamonti anche il primo giugno dopo esserci stato al primo maggio sempre per Brescia-Cosenza?

“Credo di sì. È una partita importante e verrò a soffrire con tutti i bresciani. Spero che alla fine si possa anche gioire. Sarò ancora in gradinata, insieme al club a me dedicato (Brescia Club Breno Dario Hubner)”.

(Dario Hubner in gradinata il Primo maggio per Brescia-Cosenza)

Da ex grande attaccante, cosa ne pensa di Ayè? Ha dimostrato di essere un ottimo giocatore sui palloni alti, dovrebbe essere cercato maggiormente coi cross e meno palla a terra chiamato a fare gioco?

“È un giocatore che valuto più come mezza punta che come bomber. È un attaccante di movimento, che corre molto e che difende tantissimo. Non ha però il fiuto del gol, per questo non lo vedo come prima punta. Fa dei movimenti interessanti e un gran lavoro spalle alla porta, come una seconda punta. Non è un bomber vero. Fa qualche gol perché si trova a giocare in area, ma non per istinto da prima punta. Se quando giocavo non facevo gol prendevo 5 in pagella, per lui è diverso. Tiene su palla e crea spazi. Nel Brescia di oggi con Moreo avrebbe formato una coppia perfetta, ora invece manca un punto di riferimento là davanti. Comunque da fuori è facile giudicare, mentre in campo non è così semplice. Bisogna aver fiducia nel lavoro del mister e dei compagni per metterlo nelle condizioni di segnare servendolo nella maniera che preferisce. È troppo semplicistico dire che segna poco perché non sa tirare o non si sa muovere. Per un attaccante non è facile, basta vedere un campione come Higuain, che a Napoli e alla Juve segnava tantissimo, mentre al Milan non faceva mai gol. Per me bisogna attribuire le responsabilità al 50/50 tra lui e i compagni che non sempre lo mettono nelle condizioni di segnare”.

Un suo giudizio sull’operato di Gastaldello finora?

“La fortuna di Gastaldello è che essendo stato nello staff di Clotet conosceva già l’ambiente e i giocatori. Non ha avuto bisogno di tempo per conoscerli, sapeva cosa potevano dargli. Per me ha fatto bene. Due mesi fa nessuno avrebbe pensato di poter arrivare ai playout. Ora bisogna fare l’ultimo step perché l’importante è salvarsi sul campo, senza pensare ai problemi della Sampdoria”.

Qual è il suo pensiero sulla gestione Cellino?

“Nei primi anni ha ottenuto i risultati che ci si aspettava e bisognava dirgli bravo. Negli ultimi anni ha preso alcune scelte sbagliate, ma bisognerebbe chiedere direttamente a lui il perché di queste decisioni. Ad esempio secondo me quest’anno ha sbagliato a cedere Moreo. Se lui voleva andare via bisognava perlomeno sostituirlo a dovere. Bisogna però essere all’interno per poter giudicare a tutti gli effetti. A fine settembre in un’intervista dissi che nonostante il secondo posto era necessario tenere il ritmo, perché la B è un campionato lungo e faticoso. Con i 3 punti tutto può succedere, come si è visto anche quando ormai il Brescia sembrava spacciato”.