La sua immensa carriera cominciò di fatto nelle Rondinelle dove si fece conoscere al grande calcio
Brescia. Alessandro Altobelli, per tutti “Spillo”, è da ieri nella Hall of Fame del calcio italiano. Finalmente, oseremmo dire. Transeat. Il campione del mondo a Spagna ’82 ha raggiunto tanti suoi compagni d’avventura di quel mondiale che segnò la ripartenza del calcio italiano dopo lo scandalo scommesse, campioni come Zoff, Cabrini, Oriali, Bergomi, Antognoni e il grande protagonista di quella competizione, ovvero il compianto Paolo Rossi. Ma non solo. Altobelli è il secondo, dopo un certo Roberto Baggio, ad essere entrato nell’Olimpo del pallone italico dopo aver chiuso la propria carriera da calciatore con la maglia delle Rondinelle. Coincidenze, certo. Però una bella soddisfazione.
Gli inizi. In realtà “Spillo” non ha soltanto chiuso la carriera in maglia Brescia, ma l’ha anche iniziata giocandoci per tre stagioni, dal 1974 al 1977, annate che furono il trampolino di lancio per l’attaccante, che con la maglia dell’Inter conquistò uno scudetto e due coppe Italia, oltre che la coppa del mondo. Sarebbe però ingiusto non citare il suo luogo natale, ovvero Sonnino, borgo di ottomila anime in provincia di Latina. È lì che il calciatore inizia a tirare i primi calci, ma come spesso capita, le traiettorie di vita non sono sempre regolari: il padre infatti avrebbe voluto che il figlio, conclusa la terza media, imparasse un mestiere: Altobelli scelse il macellaio, e, come da lui dichiarato, pare che non se la cavasse male. Chi fu allora ad avviare il giovane al gioco del calcio? La risposta è un signore, di nome Gaspare Ventre, di professione barbiere del paese: fu lui infatti a creare la squadra del posto, la Spes, che accolse per prima Altobelli tra le sue fila.
Il trasferimento a Brescia. Dopo la Spes e il Latina (ove farà tutta la trafila del settore giovanile, convinto, come da lui stesso svelato, da un certo signor Nando grazie ad una banconota da cinquantamila lire che all’epoca erano una cifra altissima: “ne guadagnavo cinquecento alla settimana”), dopo un provino a Cesena viene acquistato dal Brescia nel 1974. La madre non era però convinta: c’era infatti appena stato l’attentato in Piazza Loggia. Spillo allora la tranquillizza, l’affare per fortuna si concretizza e la nuova avventura con la maglia biancazzurra può finalmente iniziare; prima di tutto però nascerà il soprannome che lo accompagnerà per tutta la sua carriera, datogli da un ristoratore in città che lo vedeva sin troppo magro. Appunto come uno spillo. Sul campo invece saranno tre anni di serie B, il primo concluso da un diciannovenne Altobelli con due gol (il primo al Catanzaro e il secondo ad Arezzo); il secondo in tandem con Evaristo Beccalossi (arrivato dalla primavera) condito da undici gol, di cui due nel derby con l’Atalanta e il terzo infine concluso a quota tredici reti. Sono anni però difficili per la squadra, nella stagione 1976-77 il Brescia arriva ad esempio sedicesimo, scampando alla retrocessione in serie C per un punto; il ’77 sarà poi l’anno del trasferimento di Spillo all’Inter.
Non ci prendono più. Il trasferimento viene indirizzato dall’allora presidente Saleri, dato che tutti volevano Altobelli: (“Dopo il secondo anno a Brescia mi volevano tutti: Milan, Juventus, Inter. La fortuna volle che il presidente del Brescia era tifosissimo dell’Inter. Fu lui ad accompagnarmi a Milano per la firma”). Qui inizia una storia durata undici stagioni con quattrocentosessantasei presenze e duecentonove reti, un record come miglior marcatore della storia dell’Inter sia nelle coppe europee sia in coppa Italia e una storia poi conclusa, per contrasti con Trapattoni riguardo la sua gestione in campo (“lascio l’Inter non per preservare il passato, ma per trovare un presente. L’ho detto e lo ripeto: a fare il giocatore part-time non ci sto”), con la cessione alla Juventus e successivamente di nuovo al Brescia, che batte la concorrenza dell’Ascoli e si aggiudica il calciatore (la stagione 1989-1990 sarà sfortunata come le precedenti di Spillo, con un decimo posto finale e sette gol totali, tra cui una doppietta nella sua ultima gara da calciatore). A metà della sua esperienza interista, accadrà la più grande soddisfazione per un calciatore professionista: segnare e vincere in una finale mondiale, contro la Germania. È il gol del 3-0 (per la Germania segnerà poi Breitner), Pertini esclamerà il suo famoso “non ci prendono più”; Nando Martellini, storico cronista Rai, poi siglerà la fine della partita con l’altrettanto famoso “palla al centro per Muller, ferma Scirea, Bergomi, Gentile…è finita! Campioni del mondo! Campioni del Mondo! Campioni del Mondo!” il successo degli Azzurri, che nel momento peggiore del nostro calcio seppero tirar fuori gli artigli ed aggiudicarsi il trofeo.
La storia. Spillo Altobelli fa parte della storia dell’Inter. Ma ormai il suo cuore è diviso a metà tra nerazzurro di Milano e Brescia: la moglie è infatti bresciana e l’attaccante non ha mai lasciato realmente la città ove è diventato professionista. Persino il Brescia Calcio, solitamente restio a celebrare la storia e coloro che hanno reso grande il nome della città, ha fatto pubbliche congratulazioni, conferma che il raggiungimento della sala della fama eterna è il traguardo non più di una città, ma di una nazione intera.























