Nuovi particolari su Calciopoli, dove anche il club biancoazzurro fu parte lesa
Roma. Dopo le anticipazioni pubblicate sulle pagine social della trasmissione e del conduttore Sigfrido Ranucci, è andata in onda questa sera l’inchiesta di Report intitolata “C’era una volta Calciopoli”, con protagonisti Luciano Moggi (ex direttore sportivo della Juventus, ora radiato a vita), l’ex designatore arbitrale Paolo Bergamo, i vertici della FIGC e gli alti dirigenti di molti club, tra cui Milan, Inter, Lazio e Fiorentina. Su queste colonne vi avevamo già dato conto della testimonianza di Massimo Cellino, allora presidente della Lega Calcio pro-tempore dopo le dimissioni del suo predecessore Adriano Galliani, riguardante sia la sua “manovra” per “salvare il calcio” bruciando documenti, insieme a sette-otto altri presidenti, con fideiussioni false e falsi rimborsi prima dell’arrivo della Guardia di Finanza, sia dei suoi rapporti con Silvio Berlusconi (che gli aveva proposto di diventare il candidato del centrodestra alle elezioni regionali in Sardegna del 2003) e Giuseppe Pisanu (ministro dell’interno e uomo che l’ex Cavaliere “mise in moto” al fine di ottenere arbitraggi più benevoli per il Cagliari: costui secondo Cellino si rivolse a Luciano Moggi). Nell’inchiesta di questa sera è stato però ricordato anche il ruolo nella vicenda Calciopoli di Diego della Valle, allora patron della Fiorentina, nella stagione 2004-2005, annata in cui la Viola rischiò la retrocessione: secondo Report non era parte integrante del sistema, ma anche lui chiamò l’allora designatore Bergamo per fare pressioni. È stata citata in particolare anche la partita tra Chievo e Fiorentina dell’8 maggio 2005, vinta dai Viola per 2-1, in cui venne negato un rigore solare ai clivensi.
Il finale della storia è poi purtroppo ben noto: 29 maggio 2005, la Fiorentina batte il Brescia per 3-0 salvandosi e condannando i ragazzi di Cavasin alla serie B, nonostante i quarantuno punti in classifica ottenuti dai lombardi.























