LUCARELLI: “IL BRESCIA E’ IL GRANDE ENIGMA DI QUESTO CAMPIONATO, SE ANDIAMO LA’ PENSANDO SIANO GIA’ SPACCIATI POSSIAMO FARE ANCHE PEGGIO DEL PRIMO TEMPO DI FERRARA”

Il tecnico della Ternana in vista della partita di lunedì al Rigamonti: “Le Rondinelle hanno qualcosa in più della Spal, non capisco come una piazza così possa avere solo 28 punti”

Terni. Cristiano Lucarelli in conferenza stampa presenta la trasferta di Pasquetta in casa del Brescia con parole al miele nei confronti delle Rondinelle che sicuramente faranno discutere. Forse un tentativo di caricare la tensione più sulle spalle dei ragazzi di Gastaldello?

La partita di Brescia sembra il terzo tempo della gara di settimana scorsa contro la Spal. Le situazioni sono infatti molto simili, la Spal è penultima, il Brescia ultimo…

«Io penso che il Brescia abbia qualcosa in più come organico rispetto alla Spal. Credo sarà una partita più complessa sul piano tecnico-tattico, anche se forse non troveremo un ambiente così compatto come a Ferrara, dove la loro curva si era compattata con la squadra nell’ultima spiaggia del campionato. Leggo infatti di “frizioni” tra società e tifoseria. Dal punto di vista qualitativo però il Brescia è il grande enigma di questo campionato, è inspiegabile come una piazza così importante si possa trovare solamente a ventotto punti. I lombardi hanno anche un presidente importante, che ha vinto campionati, è un grande conoscitore di calcio, dunque all’apparenza tutto ciò non si può spiegare, se non ricordando che si tratta di serie B». 

Il Brescia è una squadra da playoff, al massimo da parte sinistra della classifica. Lei lo ha chiamato enigma, proviamo a decifrarlo: con un centrocampo con Bisoli, Van de Looi e Ndoj / Bjorkengren e un attacco con Listkowski-Rodriguez ed Ayè non si può che parlare di una signora squadra… (sostiene un giornalista ternano)

«Anche dietro non sono messi male. L’ho detto, è la serie B, nulla è scontato: sono più importanti altre dinamiche rispetto al budget o al monte stipendi, contano programmazione, comunicazione e saper mantenere l’ambiente tranquillo. Chi fa proclami non vince; da lontano è un enigma, è difficile capire le motivazioni di questa situazione che hanno. Se andassimo al Rigamonti pensando di giocare con l’ultima in classifica, faremmo però peggio del primo tempo di Ferrara». 

Sempre il Brescia ad Ascoli, prima di perdere, è andato più volte vicino al gol del 3-2. È stata una partita surreale di una stagione surreale?

«Il Brescia ha perso con largo margine solo contro il Genoa, le altre sono state tutte partite perse di misura, in cui è sempre rimasto in partita. Ha giocatori di qualità e sostanza, atleticamente fortissimi che possono far male nelle ripartenze. È stata, purtroppo per loro, una stagione fin qui disgraziata». 

Dunque cosa dovrà fare la Ternana per fare risultato?

«Sicuramente ripartire dal secondo tempo di Ferrara. Non tanto in termini tattici, ma quanto nella voglia di provare a fare risultato. Dobbiamo fare una prestazione di un certo tipo, ma soprattutto fare risultato: dietro corrono tutte, nessuno può sentirsi al sicuro. È un attimo crollare in una B equilibrata come questa; non dobbiamo dare la possibilità ad una squadra che la classifica racconta essere in difficoltà di prendere fiducia. Sarebbe da TSO fare lo stesso errore di Ferrara a Brescia». 

La Ternana può pure credere a qualcosa in più della salvezza?

«Con questa domanda siamo già 1-0 per il Brescia (ride, ndr). Io ora sto pensando a cosa mangerò dopo la conferenza, non a cosa mangerò giovedì. Vediamo anche se arriverò a giovedì (ride, ndr). Non posso fare questi discorsi: da un lato mi fa piacere che un pareggio a Ferrara abbia scatenato così tanta positività (chiaramente ironico, ndr), ma ora guardo partita per partita. Guardare la classifica ora fa venire la labirintite, ognuno deve pensare al suo orticello. Già mi girano le scatole perché in settimana ho letto di possibili cessioni della società, perché quando sono arrivato ho chiesto che si potesse parlare, nel limite del possibile, solo di calcio: quando non se n’è parlato di pallone infatti i risultati si son visti e sono stati deludenti. Questi discorsi andrebbero fatti con una forma di “privacy” che tuteli la fine del campionato della squadra: se ora si inizia a parlare di cessioni, non riuscendo a tenere “il cecio in bocca” mi preoccupo». 

Il giornalista “si scusa” e Lucarelli prosegue: 

«No non devi scusarti, quello è il tuo mestiere. Il problema è chi ve le dà le notizie, voi dovete pubblicarle. Io sono abituato che i beni di “interesse sociale” vadano trattati in un certo modo». 

Conor McGregor parla di “ossessione che batte sempre il talento”. L’ossessione di fare risultato quanto è importante?

«Io parto dal principio che l’ossessione è una patologia. Devi avere il carattere per resistere, altrimenti diventa ansia. Hai citato uno sportivo che fa uno sport singolo, noi invece mandiamo avanti cinquanta-sessanta persone ogni giorno ed è impossibile essere tutti uguali. Magari avessimo la capacità di gestire l’ossessione come McGregor, avremmo risolto il 95% dei nostri problemi. Io più che ossessione avevo la rabbia, ognuno deve conoscersi e mettersi a disposizione di un gruppo numeroso. Non ti puoi concentrare sull’ossessione, ognuno deve dare il massimo sempre; quando le cose non vanno bene la prima cosa che viene rimproverata ai calciatori è la mancanza di impegno, ma io non credo che esistano sportivi che non si impegnano. Ci possono invece essere dei momenti di poca autostima e consapevolezza: per quanto riguarda il nostro gruppo non vedo gente che non si impegna, vedo invece alcuni calciatori che hanno difficoltà a tenere un’alta tenuta mentale per 90-100 minuti». 

Riproporrà la difesa a tre?

«Mi conoscete, non sono un integralista. Ho dovuto anche rinnegare il mio credo calcistico, per adattarmi ai giocatori che avevo a disposizione. Domenica Favilli ha fatto gol, ma la domanda è la seguente: se avesse giocato nel primo tempo, avrebbe segnato lo stesso? Io penso di no, perché sia lui sia Donnarumma devono stazionare dentro l’area avversaria per poter far bene; ma se fai una gara a 50 metri dalla porta avversaria ti servono giocatori con caratteristiche diverse. Alla fine la testa fa la differenza, quella ce l’hai o non ce l’hai. Ai tempi del Milan di Berlusconi, se uno non aveva la mentalità ed era circondato di campioni giocoforza la assimilava: il problema è il contrario, quando ce ne hai magari uno su venti. Ho avuto la fortuna di giocare a calcio ad alti livelli: una volta avevi la certezza di prendere anche un uomo oltre che un giocatore, ora meno: di giocolieri al circo ce ne sono tanti. I calciatori vanno conosciuti soprattutto umanamente: bisogna capire se hai di fronte uno tosto, che trascina il gruppo prendendosi le responsabilità oppure no. Nel calcio è più facile, numeri a mano, che le cose vadano più male che bene: infatti, su cento squadre professionistiche, vincono in sei esclusi i playoff. Sono d’accordo con quel che diceva Allegri: non vincere nel calcio è la normalità, la anormalità è vincere e per arrivare a questo bisogna curare ogni dettaglio. Mazzone parlava di quei famosi “dieci centimetri…”, da fuori sembra tutto più semplice, i calciatori non sono tutti ingegneri nucleari, devono capire e ci vuole tempo. Devono inoltre conoscere la materia tattica, ma altri possono sopperire a questo in altre maniere». 

Si recupera qualcuno?

«Defendi probabilmente sì. Possiamo recuperarne altri, vediamo. Ghiringhelli sta crescendo, persiste il suo fastidio, ma è normale, va gestito». 

La squadra è in crescita dal punto di vista fisico. Può essere questo uno degli aspetti chiave di questo finale di campionato?

«Sicuramente. Dobbiamo essere bravi a cambiare le partite anche in corso d’opera. Qualche freccia va tenuta, non si sa all’inizio come andrà la partita. Per una squadra come la nostra l’inizio e la fine della partita sono fondamentali: dobbiamo sfruttare la nostra crescita a livello fisico. La Ternana ha sempre tenuto botta con tutti, arrivando anche meglio degli avversari alla fine della gara». 

Cosa perde il Brescia dovendo a rinunciare a Van de Looi?

«Avere un giocatore di qualità di meno da dover curare per noi potrebbe essere positivo, sulla carta. Ma possono nel contempo nascere alcuni interrogativi: cambieranno gli avversari il loro schieramento e il loro modo di porsi? Vedremo. Con la Spal ci aspettavamo uno schieramento degli avversari e ne abbiamo trovato un altro: da quel punto di vista però la squadra è stata ricettiva. La testa è stata fondamentale, non possiamo contare in questo momento sulla fortuna o altro».