LA BANDIERA CALPESTATA

Brescia. Siccome Massimo Cellino ha deciso di congedare Davide Possanzini con una comunicazione fattagli arrivare prima dalla voce di Giorgio Perinetti e poi dalla solita, gelida pec, che il segretario generale Andrea Mastropasqua è ormai abituato a mandare agli allenatori con un pro forma già in memoria, e del quale ogni poche settimane deve fare solo “copia e incolla”, ci sembra giusto sia la città di Brescia a chiedere scusa a Re David. Scuse per interposta persona, s’intende. Nemmeno nel comunicato ufficiale il Brescia calcio ha voluto ringraziare una bandiera, che si è messo a totale disposizione, pronto anche a “bruciarsi” nella sua prima esperienza da capo allenatore, perdendo pure il posto in Primavera. 

Davide Possanzini aveva firmato la scorsa estate un contratto di due anni per allenare la squadra baby, accettando poco più di duemila euro netti al mese come stipendio, che era rimasto lo stesso anche nel momento in cui Cellino l’aveva chiamato alla guida della prima squadra. Era stato solo deciso un premio in caso di salvezza. Un premio non ben definito, che avrebbe stimato lo stesso Cellino nel momento in cui fosse stato raggiunto l’obiettivo. Il Possa aveva accettato tutto questo per l’amore che prova verso Brescia e il Brescia, un club del quale è stato capitano, dove ha segnato in 190 partite ben 58 gol, alcuni indimenticabili per chi ha il cuore biancoazzurro. Già, il cuore biancoazzurro: ma che ne sa chi l’ha liquidato dopo sole due partite imputandogli di voler far “giocare” la squadra e di non aver accettato di schierare titolari a Benevento Lezzerini, Jallow e Coeff? 

Non meritava il trattamento che Cellino gli ha riservato. Eppure ci sarà chi anche stavolta dirà, scriverà, esternerà: “Inutile stupirsi, ci stupiamo ancora di chi si stupisce…”. Eh no, adesso basta! Ci sono dei limiti di decenza, dignità, rispetto che non possono essere oltrepassati. E calpestare una bandiera non è accettabile. Chi è quest’uomo arrivato dalla Sardegna, via Inghilterra, convinto di colonizzare Brescia con i suoi modi, i suoi metodi, le sue scaramanzie, l’uomo che travolge tutto e tutti? Come si permette? Oggi “La Gazzetta dello Sport” l’ha raccontato in una pagina, definendolo “il tritatutto”. Titolo del quale non andare certo fieri, anche se a lui probabilmente piace così. Una volta di più ci chiediamo dove siano istituzioni, politici, imprenditori di una città che ha meritatamente conquistato il titolo di una delle più ricche e industrializzate d’Italia, abituata a farsi conoscere in tutto il mondo per serietà professionale, rettitudine, correttezza, che è capitale della cultura per questo 2023. E allora visto che nemmeno loro sono capaci d’intervenire, nel nostro piccolo decidiamo noi di chiedere scusa a una bandiera calpestata. Perdonalo Possa perché non sa quello che ha fatto.