CELLINO, IL MANGIAALLENATORI CHE DA SEMPRE HA ANCHE IL VIZIO DELL’ESONERO LAMPO

Possanzini cacciato dopo sole due giornate, come già accadde ad Aglietti e Del Neri, ma il presidente del Brescia ai tempi del Cagliari mandò via Radice e Tesser dopo la prima giornata e Donadoni addirittura nel pre campionato

Brescia. Perché limitarsi ad aver ottenuto la fama di presidente mangia allenatori quando si può ottenere anche il primato degli esoneri lampo? Esegue Massimo Cellino. 

Dopo aver sostituito Possanzini con Gastaldello alla guida della Prima Squadra, l’attuale numero uno del Brescia è salito a quota 67 cambi in panchina con 48 allenatori differenti in 31 anni di presidenza (14 tecnici a fronte di 19 esoneri nelle sei stagioni in biancoazzurro), rispolverando in queste settimane l’arte – già utilizzata in passato – dellicenziamento lampo. Nelle ultime 7 giornate le rondinelle si sono infatti presentate con 3 allenatori differenti (Aglietti, Clotet, Possanzini) e si preparano ad accogliere il quarto sabato pomeriggio nella sfida interna contro il Bari, per una media di un esonero ogni due partite. Questa nuova mania dell’imprenditore sardo è stata inaugurata lo scorso 16 gennaio con il licenziamento a sorpresa (se così si può dire con Cellino) di Alfredo Aglietti dopo sole due giornate dall’assunzione dell’incarico, nelle quali aveva ottenuto un punto, frutto del pareggio casalingo contro il Palermo e della sconfitta di Bolzano contro il Sudtirol. Lo stesso trattamento è stato ora riservato a Davide Possanzini, sollevato dall’incarico in seguito alle due sconfitte in due partite contro Modena e Benevento. È invece andata meglio a Clotet, che dopo essere stato richiamato al posto di Aglietti, è riuscito a sedersi in panchina in tre occasioni (totalizzando tre sconfitte) prima di essere nuovamente esonerato per lasciare il posto a Possanzini. Licenziato anche l’ex allenatore della Primavera, è ora il turno di Gastaldello, chiamato a guidare una squadra in piena crisi, contraria all’ennesimo cambio di guida tecnica e disorientata anche a causa di una gestione presidenziale sempre più tragicomica, che mette – ancora una volta – in ridicolo il Brescia Calcio. 

Corsi e ricorsi. Come anticipato, Cellino non è però nuovo a questi esoneri lampo. Il primo (nonché il primo licenziamento in assoluto) risale alla stagione 1993/1994, quando da presidente del Cagliari mise alla porta il grande Gigi Radice dopo la prima giornata di campionato persa sul campo neutro di Bologna per 5-2 contro l’Atalanta. Alle origini di questo esonero (deciso ancor prima di scendere in campo e comunicato solo al termine della partita nonostante la notizia fosse ormai già stata diffusa dai giornali locali) l’accusa di un eccessivo utilizzo della difesa a zona. Nella stagione 2005/2006 Cellino si superò, cacciando Attilio Tesser dopo l’esordio stagionale (sconfitta 2-1 a Siena) e richiamando al suo posto Daniele Arrigoni (allenatore dei rossoblù già nell’annata precedente). Il tecnico nativo di Cesena non riuscì però a far meglio del predecessore, venendo immediatamente esonerato in seguito al pareggio interno per 1-1 contro la Lazio alla seconda giornata, dovendo così lasciare la panchina a Davide Ballardini. Chi non è arrivato nemmeno alla prima partita di campionato è Roberto Donadoni, che dopo essere stato confermato alla guida della squadra al termine della stagione, venne esonerato nel bel mezzo del ritiro estivo per aver espresso perplessità riguardo l’operato sul mercato.

Nel corso della sua avventura inglese al Leeds, Cellino non ha perso la fama di presidente mangia allenatori (7 diversi in 3 anni) nonostante non si siano verificati esoneri lampo. C’è però da segnalare il licenziamento del tecnico sloveno Darko Milanič dopo soli 32 giorni alla guida del club nella stagione 2014/2015, che ha segnato un nuovo record negativo per la società dello Yorkshire, superando i 44 giorni da manager ad Elland Road di Brian Clough nel 1974. 

Tornando ad analizzare l’attualità di casa nostra, per una Brescia (quella cestistica) che festeggia il successo della Coppa Italia ottenuto grazie ad una programmazione seria e professionale, un’altra (quella calcistica) si lecca le ferite causate da una gestione scellerata, abbandonata al caso e che si rifà con la sfortuna (basti pensare al prete chiamato ad esorcizzare il centro sportivo di Torbole Casaglia) per giustificare un penultimo posto che tanto fa rimpiangere la “mediocrità” degli ultimi anni prima dell’arrivo di Cellino.