EGIDIO SALVI: “QUANTO SERVIREBBE UNO COME SALERI A CAPO DEL BRESCIA… I GIOCATORI STANNO SCHERZANDO COL FUOCO, NON VEDO LA GRINTA GIUSTA, LA SQUADRA E’ STATA COSTRUITA MALE E CELLINO NON DA’ SERENITA’ ”

La bandiera delle Rondinelle analizza il momento di crisi: “Non voglio nemmeno parlare di serie C, ma si rischia. Sabato un paio di cross e un tiro in porta: non esiste. Conosco però Possanzini e sa farsi voler bene dai giocatori”

Brescia. Sulla crisi del Brescia, abbiamo interpellato una bandiera come Egidio Salvi, che con 397 presenze è il secondo recordman dietro a Stefano Bonometti (422). L’ex ala biancoazzurra è reduce dal funerale di Basilio Saleri, suo grande amico e figlio di Francesco che con il fratello Sergio fu proprietario del Brescia a cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80. 

Egidio, momento di grande tristezza per lei?

“Sì, per me e per tanti bresciani. Al funerale c’era tantissima gente, sembrava di essere allo stadio. C’erano anche Spillo Altobelli, che è da sempre molto legato alla famiglia Saleri, e Ottavio Bianchi”.

Quanto servirebbe adesso al Brescia un presidente come erano i Saleri? 

“Per noi giocatori erano prima di tutto dei padri. Se avevi un problema, prendevi l’auto, andavi a Lumezzane e ti aiutavano a risolverlo. Non era solo un rapporto di lavoro. Da quello che leggo e sento, mi sembra invece che Cellino anzichè dare serenità a squadra e allenatori la tolga con comportamenti che non riesco proprio a capire. Prima c’era il problema con Bertagnoli, ora con Viviani al quale non viene nemmeno permesso di allenarsi solo perchè era un uomo di Clotet. Non si fa così”. 

Anche i giocatori devono però prendersi le loro responsabilità, non trova?

“Eccome, stanno scherzando con il fuoco e nemmeno se ne rendono conto. Sembra che facciano un piacere a giocare. L’unico che vedo con la grinta che piace a me è Ndoj, che ha anche grande qualità. Non mi dicano che hanno paura perchè se uno ha paura a giocare a calcio, è meglio che se ne stia a casa. Io con il Brescia sono stato diverse volte in zona retrocessione e avevamo gli occhi della tigre quando scendevo in campo e dovevo fare i punti per la salvezza. I giocatori di quest’anno prendono ammonizioni ingenue, inutili”. 

Cosa manca a questo Brescia?

“La squadra non è stata costruita bene. Non c’è gioco sulle fasce, negli ultimi trenta metri non c’è chi dribbla. Io facevo quel ruolo e ho un occhio di riguardo per quel tipo di giocatore, che fa la differenza. Mi piacerebbe ci fosse un giocatore alla Boga. Sono quelli che aiutano le punte a segnare. Nella gara di sabato avrò visto forse un paio di cross e un tiro in porta, quello di Labojko. Non esiste una pochezza tecnica di questo tipo. E c’è un problema di gioco. A questo punto del campionato una squadra dovrebbe giocare a memoria, ma il Brescia una volta gioca con l’attacco a 3, l’altra volta solo con una punta, Clotet faceva il 4-4-2… Boh, non capisco”. 

Cosa può dare in più Possanzini ?

“Quando allenò la prima volta la Primavera io ero il suo vice. E’ uno che sa farsi voler bene, dialoga con i ragazzi. La verità, però, è che puoi cambiare anche 100 allenatori, ma se non c’è serenità da parte di chi è a capo di tutto, non vai da nessuna parte”. 

Nel mercato di gennaio si poteva fare meglio?

“Direi proprio di sì. Ho visto Coeff con il Perugia e non mi sembra granchè. Un difensore ci serviva come il pane in tavola. Cellino ha fatto la campagna acquisti dall’estero, al telefono, non mi sembra il modo giusto di lavorare”. 

Questo Brescia rischia davvero la serie C?

“Non voglio nemmeno pronunciare quella parola. Per la città sarebbe un vero peccato”. 

(Nella foto Egidio Salvi con Sergio Saleri)