MOREO, UN ADDIO TRA DUBBI E RIMPIANTI

L’attaccante lascia il Brescia dopo 13 gol e 7 assist in una stagione e mezza, un titolo di “Rondinella d’oro” e una grande maturazione dal punto di vista tattico

Brescia. Nessuno, anche solo tre mesi orsono, avrebbe potuto supporre un finale del genere. Forse neanche lo stesso attaccante. Misteri del calcio, o forse un altro episodio degli strani casi di casa Brescia. Sta di fatto che il capocannoniere biancazzurro dell’anno scorso si è accasato tra i nerazzurri di Toscana, lasciando i soliti interrogativi e dubbi sul perché si sia giunti, per l’ennesima volta, ad un epilogo del genere, con una situazione che in poco tempo volge dalla bonaccia alla bufera. 

Una stagione da protagonista. Stefano Moreo era infatti reduce dalla miglior stagione della sua carriera, la prima in doppia cifra vissuta proprio con la maglia del Brescia: finalmente protagonista, finalmente con la possibilità concreta di sfruttare il suo fisico, finalmente centravanti vero. Arrivato come “alternativa di lusso” a Riad Bajic (il campo purtroppo ha poi raccontato una storia diversa, nonostante una proverbiale “partenza a razzo” del centravanti bosniaco), l’attaccante milanese è riuscito ad andare a segno quasi subito con la sua nuova maglia, nel 5-1 contro il Cosenza della seconda giornata dello scorso campionato, ripetendosi poi contro il Crotone nella successiva partita in casa del 17 settembre. Dopo queste due segnature è poi iniziata la lunga serie dei “gol pesanti”: rete del definitivo 2-2 sul campo del Frosinone, gol decisivi in collaborazione con Pajac contro Pordenone (1-0) e Cittadella (1-1), rete del pareggio contro Alessandria (1-1) e Benevento (2-2), segnature ad aprire il punteggio contro Vicenza (2-0) Parma (1-0) e Monza (1-2) nei playoff. Totale dieci. Per distacco miglior marcatore, a tutto ciò va poi aggiunto un lavoro senza palla purtroppo mai quantificabile fino in fondo, ma certamente tangibile agli occhi dei suoi allenatori e tifosi, che a lui non vogliono rinunciare mai. 

Non c’è pace tra gli ulivi. Una stagione positiva accende le sirene di mercato. Ciò è normale. Moreo in estate entra infatti nel mirino del Pisa, che arriva ad offrire 3 milioni di euro, ma Cellino fa muro, non volendo cedere l’attaccante. Nel frattempo Pep Clotet, in estate, al centravanti milanese ritaglia un ruolo a tutto campo, talvolta quasi da terzino aggiunto, lavoro che viene eseguito con grande abnegazione tattica e spirito di sacrificio. Ciò porta però ad un inevitabile calo nelle medie realizzative: i gol realizzati infatti, ad oggi, sono soltanto due, con anche un rigore sbagliato, ma più preoccupante è stata la sensazione quasi di rassegnazione trasmessa all’opinione pubblica, per un attaccante che avrebbe avuto bisogno come il pane di sbloccarsi in zona gol, senza praticamente però averne mai  l’occasione, male assistito da centrocampisti e terzini. L’ultima istantanea di Moreo in maglia Brescia è allora la sua uscita anticipata dal campo allo stadio “Druso”, poco persuaso (per usare un eufemismo) dalla scelta di Alfredo Aglietti. Ora lo attende il Pisa. Dispiace, per colui che Andrea Caracciolo (un punto di riferimento per lo stesso Moreo, come da lui stesso dichiarato) aveva “incoronato” come suo erede alla cerimonia della “Rondinella d’oro”, vinta da Moreo a fine settembre scorso. Ma così è la vita in casa Brescia: un giorno sei indispensabile, quello dopo non lo sei più. Ormai, di cosa ci si sorprende?

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