TEN TALKING POINTS DOPO BOLZANO E IL RITORNO DI CLOTET

Brescia. Buonasera cari amici e Ben ritrovati a Ten Talking Points, l’unica rubrica che coi tempi che corrono verrà presto esonerata. Nel frattempo, anche il capitolo venti del Campionato degli Italiani si è concluso con un’altra sconfitta amara. Non resta dunque che lasciar spazio ad alcune considerazioni, con la solita raccomandazione di non prendersi mai troppo sul serio. 

1)   “Ho dovuto farlo”. Massimo Cellino ha fatto 16+1. Anche Alfredo Aglietti è saltato, forse prima del previsto, ma il suo destino (come quello di tutti gli allenatori in casa Brescia) era segnato nel momento stesso in cui è stato messo sotto contratto. Dispiace per la beata ingenuità con cui i tecnici escono dalla sede di via Solferino (Alfredo Aglietti al “Giornale di Brescia” il 21 dicembre dell’anno scorso dichiarò di essere “carico a mille” per la sua nuova avventura professionale) e per aver “perso” una persona dall’apprezzabile onestà intellettuale, merce rara nel mondo del calcio. 

2)   Un Brescia Primo-repubblicano. Clotet tre governi insieme ad Eugenio Corini. Boscaglia due insieme a Lopez. Uno per Marino, Pulga, Suazo, Grosso, Del Neri, Dionigi, Inzaghi ed Aglietti. Credo ci sia poco altro da aggiungere.

3)   Poco da segnalare. Prima dell’ennesimo ribaltone si è anche giocato e Il Südtirol ha vinto meritatamente. Ha ventinove punti in classifica, gioca con l’animo leggero e ha pedatori di buon talento, come Casiraghi, Rover, Tait e Belardinelli uniti a calciatori di esperienza come Masiello, che in ogni nazione sull’orbe terracqueo sarebbe radiato ma in Italia può ancora maramaldeggiare con agio. Ciò premesso, la prestazione del Brescia è stata ancora una volta negativa: in attacco non si combina nulla e in difesa si continua a ballare. Urge invertire la rotta, e il compito nelle mani di Clotet in tal senso sarà davvero arduo. 

4)   Ancora tu? Riguardo Lezzerini tanto si è già detto e scritto, quindi non vorrei aggiungere altro. Presumo che il ragazzo sia già abbattuto di suo, vedendo che ciò che dovrebbe venirgli naturale puntualmente non gli riesce. È in confusione, come (perdonatemi il salto logico al tennis, mia grande passione) quei tennisti che perdono per otto volte consecutive al primo turno di un torneo, entrando in una spirale negativa che non li fa rendere al meglio. Intestardirsi nel farlo giocare è ormai accanimento: ha bisogno di ritrovarsi e, in questo momento, non si fa il bene del ragazzo schierandolo sempre titolare. 

5)   Consigli non richiesti. Ciò che esula dallo straziante copione “siamo in difficoltà, stateci vicini, la squadra ha valore e deve dimostrarlo, in allenamento diamo il massimo” è sempre tanto di guadagnato. Persino una reazione stizzita è più gradevole. Vorremmo ricordare però ad Ahmed Benali che rispondere alle domande, se si va in conferenza stampa, dovrebbe essere il minimo, anche considerando le prestazioni non esattamente esaltanti messe in mostra sul campo. Non si può recitare il copione di cui sopra e poi andarsene. Ciò anche per una questione di immagine personale, in un momento in cui il tuo indice di gradimento sotto il Cidneo è ai minimi storici.

6)   Nelle mani di Ndoj. Mi ripeto, ci ripetiamo tutti: siamo nelle mani di Emanuele Ndoj. L’unico che crea, con un attacco abulico. La sua assenza contro il Frosinone potrebbe anche essere “positiva”, in modo da esser certi di averlo a disposizione nello scontro salvezza contro il Como. 

7)   Note di colore. Lo stadio “Druso” mi ha persuaso. Piccolo, ma funzionale. Gradirei una struttura simile a Brescia, con la chiara aggiunta delle due curve. Peccato per alcune cadute di stile, come il dj set a fine partita. Però nulla di delittuoso, la birra scorreva a fiumi post vittoria e la musica elettronica talvolta è il giusto accompagnamento. 

8)   Oh Moreo, Moreo, Moreo. Il centravanti, nonostante tutti i dubbi e le voci di mercato che lo riguardano, è ancora ben centrato sul Brescia, tanto che, nel momento dell’uscita dal campo contro la squadra di Bolzano, il suo sguardo di disapprovazione era eloquente. È incredibile come si possa essere “Rondinella d’oro” ad ottobre, incoronato da Andrea Caracciolo, e sul punto di essere venduto a gennaio. Misteri della fede. 

9)   Quando finisce un sentimento. In questi tre giorni si è consumata la fine del rapporto tra Massimo Cellino e la tifoseria Bresciana. Non si torna più indietro. Troppe promesse non mantenute, troppe scelte cervellotiche, risibili ed irrispettose agli occhi dell’opinione pubblica. I “cani da riporto” celliniani sui social sono tutto ad un tratto spariti, segno di come ormai la misura sia colma per chiunque. In un mondo ideale sarebbe dunque il momento di passare il testimone, perché quando un rapporto si logora, si rischia di dimenticare anche ciò di buono che è stato fatto a livello imprenditoriale dal Lider Massimo. Tuttavia non siamo in un mondo ideale, e tutta questa situazione rischia solo di fare ulteriori danni. 

10)Si salvi chi può. In tutto questo trambusto, esiste però anche il campo. Il Brescia è atteso da un altro trittico fondamentale in chiave salvezza. Non sappiamo se Clotet riuscirà a dare la scossa, ma lo speriamo. Solo per il bene della squadra della città, azienda privata ma patrimonio della collettività. Lo ricordiamo per i più distratti. 

Con un abbraccio al direttore Perinetti e un saluto ai lettori, mi congedo.