I TEN TALKING POINTS DOPO PISA-BRESCIA

Brescia. Buonasera cari amici e Ben ritrovati a Ten Talking Points. Il capitolo diciotto del Campionato degli Italiani si è concluso e l’epilogo è, ancora una volta, deludente, con l’ennesima sconfitta stagionale senza peraltro particolari attenuanti. Andiamo allora, senza perderci in ulteriori chiacchiere, ad analizzare la partita di ieri sera, prima però la solita premessa. 

Questa rubrica nasce con tono irriverente, prendendo in esame, tra il serio e il faceto, le grandi questioni relative al Brescia Calcio, che siano partite, calciomercato o, più raramente, questioni che mi appassionano. Qui potrete trovare un ampio uso di iperboli, metafore, similitudini, innamoramenti calcistici che durano come un batter d’ali di farfalla oppure una vita intera (vedi Fridjonsson e Jonathas) e pennellate di colore sulla variegata fauna che ancora popola il mondo degli stadi (di cui ovviamente faccio parte pure io). Ogni riferimento a fatti realmente accaduti è puramente strumentale e funzionale alla creazione di un racconto. Parola d’ordine: mai prendersi troppo sul serio. In fin dei conti si sta parlando di calcio, la cosa più importante tra quelle meno importanti.

Entro fine stagione la modificherò. È una promessa. Nel frattempo, iniziamo. 

1) L’oste porta sempre il conto. Il calcio non è una scienza esatta. Per fortuna. Tuttavia, i momenti delle due squadre facevano sicuramente presagire un favorito e uno sfavorito che puntualmente si sono confermati. La serie B è un campionato imprevedibile, ma fino ad un certo punto. Come poteva un Brescia senza praticamente centrocampo e un Cistana a mezzo servizio fare risultato contro un Pisa che al contrario ha le proverbiali “due squadre” tra campo e panchina? Ci sarebbe voluto un miracolo che capita una volta all’anno a far tanto. Bisogna essere realisti. 

2) Per favore pietà. Tuttavia il realismo non giustifica la povertà tecnica e di carattere messa in campo dal Brescia ieri sera, una squadra troppo brutta per essere vera. Paradossalmente qualcosa di meglio rispetto a Parma e Reggina si è anche visto, ma più per rilassatezza pisana che per altro.

3) Orrori. Uno dei problemi principali del Brescia, a mio avviso, sono i troppi gol presi su topiche individuali: una volta sbaglia il portiere, una il difensore, un’altra si sbaglia il retropassaggio, un’altra ancora si contrasta in area a braccia larghe (per quanto mi riguarda non sarebbe mai rigore, ma il regolamento dice altro). Non voglio credere che siano tutti errori di calciatori mediocri: è semplicemente una squadra impaurita e fragile. 

4) Ha stato Clotet. Come sempre è partito il tiro al piccione verso l’allenatore, l’unico che nel disgraziato mondo del calcio si può cambiare come si cambiano i calzini la mattina. Il presidente continua a dargli fiducia, ma sembra più una dichiarazione di arrendevolezza che altro, visto il destino di tanti predecessori del catalano. Perché con Inzaghi quinto in classifica non si diceva “Il Brescia tornerà a giocare meglio, con lui e il lavoro del suo staff”? Perché ogni allenatore arriva a Brescia con una data di scadenza stampata in fronte (e preciso, non sto parlando solo dall’avvento del Lider Massimo)? Misteri.

5) Segnali di Viviani. Nel pomeriggio di Pisa da segnalare c’è la reazione d’orgoglio di Viviani, che dimostra quantomeno di esserci come carattere. Nulla di eclatante, ma non naufraga. Ciò è già una notizia. 

6) Pisa show. Il Pisa ha due squadre, ha entusiasmo e un’arena (non un banale stadio, ma un’arena, ricordiamolo) a sospingerlo. L’anno scorso “è crollato” alla distanza, questo può essere l’anno buono per tornare in serie A. Beati loro, dopo la delusione hanno rilanciato alla grande.

7) Han stato i “giornalai”. Mi è capitato di leggere sull’Instagram qualche commento che tirava in mezzo i “giornalai” che, come sempre, “non vogliono il bene del Brescia e destabilizzano l’ambiente”. Forse non bisognerebbe nemmeno darci peso, ma voglio riprovare a spiegare un concetto molto semplice: un Brescia vincente, magari in Serie A, con lo stadio pieno ed entusiasmo sarebbe manna dal cielo anche per tutto il mondo dell’editoria locale, che potrebbe avere molto più interesse con la pagina sportiva e di conseguenza guadagnare di più con gli spazi pubblicitari. Tutto ciò tralasciando poi il tifo personale per la squadra della propria città, che si cerca chiaramente di lasciar da parte nei commenti “ufficiali”. La serie C invece sarebbe una tragedia per tutti: giocatori, tifosi, società ed addetti ai lavori, dato il conseguente calo d’interesse che ci sarebbe. Non servirà a nulla specificarlo, ma non si molla. 

8) Sterilità offensiva. Tra tutti i reparti, quello che mi preoccupa di più è l’attacco: Aye è abbandonato e costantemente controllato dai centrali avversari; Moreo fa di tutto fuorché la punta e Bianchi gioca poco. Resto sparito dai radar. 

9) Digressioni mondiali. Per fortuna che a riconciliarmi con il calcio ci hanno pensato Messi e Mbappe. Finale dei Mondiali meravigliosa. 

10) Boxing day. O il giorno dei box, per far felici i puristi dell’italiano che si scandalizzano per un titolo in inglese. Il 26 dicembre il Brescia ospiterà il Palermo, e, anche in questo caso, i momenti delle due squadre farebbero supporre un altro pomeriggio complicato . Tuttavia il calcio non è una scienza esatta e tempo per lavorare ed invertire la rotta c’é. Ciò che ha salvato il Brescia fino ad ora è stato il non aver mai perso contro le squadre che lotteranno per salvarsi e le buone abitudini non vanno cambiate. O sbaglio?