IL GIORNO DELLA MARMOTTA, GLI ALLENATORI YOGURT E LE MANI LEGATE

Brescia. Ed eccoci arrivati alla solita, immancabile, tesissima settimana in casa Brescia, quella che può portare al sedicesimo esonero in poco più di cinque anni della gestione Cellino. Sì, anche se alle 10 della sera di questo mercoledi il presidente ha twittato che il mister ha la sua fiducia, ma sappiamo che spesso Cellino non fa quello che dice o dice quello che fa. Inutile stupirsi, ormai questa settimana arriva puntuale. Tutti gli anni. Sembra di vedere quel fantastico film “Ricomincio da capo”, nel quale uno strepitoso Bill Murray si svegliava e sapeva che doveva rivivere sempre la stessa giornata ovvero il 2 febbraio, “Il giorno della marmotta”. Un incubo.

Pep Clotet è un “dead man walking”, immagine cruda, ma molto giornalistica per spiegare la situazione. Esautorato di fronte alla squadra e alla piazza intera, da colui che l’ ha fortemente rivoluto sostenendo che solo degli amici ci si può fidare. Frase per altro già sentita con i vari Diego Lopez e Francesco Marroccu, la cui fine in biancoazzurro non è stata poi diversa da quella di altri allenatori o diesse transitati da queste parte senza essere “amici” di Cellino. Quest’ultimo non dice chiaramente che vuole esonerare Clotet, ma lo bisbiglia in separata sede agli addetti ai lavori affinchè facciano cassa di risonanza per preparare il terreno all’ineluttabile. E poi a volte basta anche solo leggere tra le righe delle dichiarazioni presidenziali: già dopo il 6-2 di Bari si era capito che a Cellino “l’amico” Clotet non andava più bene. Per Massimo Cellino gli allenatori sono come degli yogurt: hanno stampata una data di scadenza. Consumare in fretta. A volte senza nemmeno gustarsi il sapore. Clotet resta a forte rischio. E i primi a saperlo sono i giocatori, figuriamoci come andrà in campo un gruppo che già sta dimostrando di non avere in personalità e cazzimma le specialità della casa.

Certo il Brescia non gioca più il calcio di qualche settimana fa, certo sembra di rivedere quanto accaduto proprio un anno fa con Inzaghi, ma perchè SuperPippo quest’anno alla Reggina non ha cambiato modo di stare in campo e continua a vincere in trasferta con idee e coraggio? Forse che in Calabria le pressioni interne non raggiungono picchi inaccettabili? Citiamo Inzaghi, ma potremmo ricordare quello che accadde a Corini (giusto per ricordare l’unico allenatore vincente nell’era di Cellino a Brescia) messo fortemente in discussione dopo un 2-2 a Verona che aveva comunque consentito alle Rondinelle di mettere un piede in serie A. Qui va così. Solo che stavolta il Lider Massimo ha le mani legate e non può fare come vuole. Si, mani legate per le note vicende giudiziarie. Anche per questo si è presentato in aula per chiedere il dissequestro di alcuni beni. “Non riesco a lavorare, a fare il presidente” ripete con un mantra. Ma sono le sue vicende personali ad averlo portato in questa situazione, non un destino cinico e baro. E il fatto che prima di prendere il nuovo allenatore debba quantomeno confrontarsi con gli uomini messi a controllare la società dal Tribunale è un fatto acclarato, anche se si cerca di far passare il messaggio che è più o meno tutto come prima. No, non è tutto come prima. E se anche riuscisse ad avere l’ok per prendere un allenatore dall’esterno, senza dover ricorrere ai già sotto contratto Gastaldello o Possanzini (con i quali parla abitualmente, altro che no), per poi non poter però fare mercato a gennaio non vuol dire avere comunque le mani legate? Certo è difficile da accettare per chi ha sempre gestito le proprie aziende calcistica facendo il bello e il cattivo tempo, spesso dando il calcio al secchio del latte munto a fatica. Ma così è. Anche se non gli pare.

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