L’ALLENATORE DEL PALLONE

Brescia. Mestiere difficile, quello dell’allenatore, sei sempre nel mirino dei tifosi e del Presidente, della stampa e dei giocatori stessi, soprattutto di quelli che giocano poco, o fuori ruolo.

Per fare l’allenatore, oltre ai patentini vari da fare durate la carriera, serve anche una forte autostima, poca propensione alla logica, assoluta fiducia nelle proprie idee, a costo di finire disoccupati, si fa per dire, dal momento che prendono i soldi anche stando sul divano. Oppure essere stato un giocatore famoso, allora si dà per scontato che tu sappia allenare, avendone viste tante: per fortuna che non si usa abitualmente in altri ambiti, altrimenti, chi negherebbe a Rocco Siffredi un posto da ginecologo? E lui ne ha viste davvero tante…

E non è che siano dei maestri di calcio, almeno la maggior parte: i veri maestri sono quelli delle giovanili, che devono spiegare i movimenti da fare nei singoli ruoli, affinano la tecnica, insegnano i movimenti da fare in base ai moduli, formano il carattere. Vale lo stesso per quelli di categoria inferiore, che devono spiegare all’impiegato, all’operaio e al commesso, come muoversi in campo e non hanno preparatori e assistenti, forse portano anche le maglie in lavanderia.

Quelli arrivati in cima si trovano i giocatori già formati, devono solo spiegare gli schemi, ammesso che funzionino, e poi devono sempre vedere il bicchiere mezzo pieno, quasi mai ammettere di avere fatto una porcata, usare quei termini tanto cari agli opinionisti Tv, qualcuno di quelli ha anche giocato da queste parti,  parole come densità difensiva, che è più decorosa di catenaccio o pullman davanti alla porta, oppure fare lo scarico, che è il passaggino laterale o indietro, per scaricare, appunto, la responsabilità della giocata, o la seconda palla, che non è altro dove va a finire la prima palla, quando non va dove dovrebbe andare, tutte supercazzole per mantenere le distanze dalla gente comune, quella che metterebbe un difensore per tenere il risultato, o toglierebbe dal campo quelli che inciampano nella propria ombra. Loro no, devono fare risultato senza sconfessare le proprie idee, anche se sono, agli occhi dei profani senza patentino, prive di uno straccio di logica. E la spiegano ai giornalisti che, immagino, vorrebbero poter dirgli sul muso quello che pensano, mentre snocciolano delle spiegazioni che fanno acqua da tutte parti.

Prendiamo, ad esempio, il nostro condottiero che, dopo le sei reti prese a Bari, ha detto che i ragazzi hanno dato il massimo. Beh, figuriamoci se l’avessero presa sottogamba! E dopo la Reggina, quando ha affermato che non siamo ancora pronti per affrontare squadre di quel livello: con questo presupposto, il Giappone non sarebbe sceso in campo contro Spagna e Germania, oppure il Camerun col Brasile, tanto c’era un divario tecnico immenso… Ed è inutile chiedere come mai, sui corner degli avversari, si giochi tutti in area nostra, col giocatore più avanzato nella lunetta della nostra area: quando la becchi, un’eventuale respinta?

E, alla domanda sul perché aspettare l’ultimo quarto d’ora per fare tre cambi, è stato risposto che ne avrebbe fatto uno di meno.

Si vede che, non essendo io un allenatore patentato, ho visto un’altra partita…

Ezio Frigerio

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