LA NEMESI DI PIPPO

Meritata sconfitta interna del Brescia con la Reggina di Inzaghi, che da ex al veleno fa saltare dopo un anno l’imbattibilità interna delle rondinelle. Calabresi più forti, più attrezzati e più convinti

Brescia. L’attesa è a volte più piacevole del momento stesso, ma se per tutta la settimana abbiamo tenuto caldo il big match del Brescia con la Reggina non è stato tanto per pettinare chimere in un periodo di vacche magre dovute al low cost estivo di una squadra costruita senza poter avere ambizioni reali (non a caso delle prime nove ha battuto solo il Sud Tirol, quando per altro i bolzanini non erano la squadra di adesso) e a causa delle vicende giudiziarie di Cellino che continuano a prendersin la scena giorno dopo giorno. L’abbiamo fatto perchè Clotet e i suoi si erano meritati di giocarsi face to face una partitissima che poteva lanciarli addirittura al secondo posto. 

Tra sogno e realtà. Sognare è bello poi però ci si sveglia tutti sudati e bisogna riconoscere la realtà. Che stavolta non ammette repliche e quando Clotet dice che le Rondinelle non sono pronte per competere con squadre forti e in fiducia come la Reggina o che non bisogna dimenticarsi da dove si è partiti, non saremo certo noi a contraddirlo trasformandoci in rapinatori di sentimenti, utili idioti, odiatori per noia o fors’anche per professione come certi analisti social che stanno ora irridendo il tecnico catalano per la mancanza di coraggio e i cambi ritardati dopo averlo magari elogiato solo una settimana fa dopo una vittoria di pura concretezza con la malandata Spal. Ma d’altra parte in un Brescia dove la mancanza d’equilibrio sta prima di tutto al vertice societario, come si può pensare che altri ne abbiano ?

Io mi fermo qui. Dopo quattro pareggi e una vittoria, il Brescia si ferma. E torna a perdere in casa dopo un anno: l’ultimo ko a Mompiano risaliva al 5 dicembre scorso quando Inzaghi dovette inchinarsi al Monza di Stroppa, ora Clotet si inchina a Pippo. E’ la nemesi di un allenatore maltrattato dal suo datore di lavoro, che l’aveva preso probabilmente solo per nascondere sotto il tappeto la cenere del non essere riuscito a confermare proprio Clotet, e anche da altri pezzi di brescianità. Inzaghi esautorato, bollato troppo presto come uno che non faceva giocare bene la squadra, che non avrebbe mai portato le Rondinelle in A, ma che continua a dimostrarsi uno da primissimi posti in serie B. E così mentre giovedì con la sua Reggina sfiderà la capolista Frosinone puntando all’aggancio, il Brescia sarà a Cosenza dove dovrà medicarsi in fretta le ferite di una sconfitta anche più netta di quanto non dica il punteggio. 

Impatto choc. Gli amaranto sono entrati in campo con il sangue agli occhi e chi non crede che Inzaghi abbia caricato a molla i suoi per placare una sana sete di rivincita dopo il trattamento ricevuto la stagione scorsa, vuol dire che ignora certe dinamiche del calcio: dopo 12 minuti i calabresi erano già avanti 2-0 con un 19enne di eccellente qualità, di nome Giovanni Fabbian, proprietà Inter, che con un gol (il quinto stagionale) e un assist (per Menez) ha spaccato subito la partita. Non sarà Bellingham o Musiala, però… Prima dello 0-1 c’erano state già due azioni pericolose degli ospiti. La differenza di valori in campo si è vista immediatamente. Palese. Lampante. Il Brescia in tutta la partita è riuscito a tirare in porta solo una volta (con Ndoj nel finale di primo tempo), ci ha provato con tentativi velleitari di Bertagnoli, Jallow e Bianchi che non hanno però nemmeno costretto Colombi a sporcarsi i guanti. Di contro la Reggina avrebbe potuto segnare altri gol e solo il fatto che deve scendere in campo già giovedì ha consigliato Inzaghi a mettere il pilota automatico, con il quale ha vinto facile senza dover strafare o infierire. Prendendosi gioco, partita, incontro e rivincita, tremenda rivincita. 

Non sparate sul pianista. Clotet, che resta comunque terzo seppure in compagnia, e soprattutto a +8 dalla zona retrocessione, ha dovuto fare i conti con cinque assenze (tutti titolari) e quando si ha una rosa ristretta come si è voluto costruire quella di quest’anno, per tutta una serie di motivi che ormai abbiamo mandato a memoria e a noia, non si può pretendere di essere i più belli, i più bravi, i più furbi. Stavolta nemmeno si è potuta giocare la carta dell’inversione delle panchine, avendo già utilizzato una settimana fa quest’ennesima diavoleria. Perchè in effetti le partite poi si vincono con questi mezzucci. O no? 

METAMORFOSI TATTICHE

Dal 1’ (4-4-2)

Andrenacci; Jallow, Papetti, Adorni, Mangraviti; Bertagnoli, Van de Looi, Viviani, Ndoj; Moreo, Ayè.

Dal 29’ st (4-3-1-2) Nuamah per Viviani, Bianchi per Ayè

Andrenacci; Jallow, Papetti, Adorni, Mangraviti; Bertagnoli, Van de Looi, Ndoj; Moreo; NUAMAH, BIANCHI

Dal 38’ st (4-3-1-2) Benali per Bertagnoli

Andrenacci; Jallow, Papetti, Adorni, Mangraviti; BENALI, Van de Looi, Ndoj; Moreo; Nuamah, Bianchi.

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