BAGGIO: “L’ULTIMA PARTITA CON IL BRESCIA UN’EMOZIONE INDIMENTICABILE”

“Mi è pesato di più il primo infortunio della carriera, perchè a 18 anni ancora nulla sai della vita, dell’ultimo a Brescia anche se mi tolse il Mondiale del 2002”

Brescia. Roberto Baggio si è raccontato a “Vite – L’arte del possibile”, un ciclo di interviste a personaggi italiani prodotto da Sky, a cura del direttore di SkyTG24 Giuseppe De Bellis. 

In quaranta minuti di chiacchierata in una location molto suggestiva – ovvero l’aereo ITA Airways che porta il suo nome – il “Divin Codino” ha ripercorso la sua carriera, concentrandosi soprattutto sull’avventura con la Nazionale, a partire dal famoso rigore sbagliato nella finale di Usa ’94 contro il Brasile. “Io quel rigore l’ho calciato come ne avevo calciati altri prima. Con la stessa serenità, non ero condizionato da ciò che c’era intorno e dal valore che c’era in quel momento. Ero andato per battere un calcio di rigore e per spiazzare il portiere, come è successo, solo che inspiegabilmente è finito alto. È impossibile cancellare quel dolore, perché quando penso al Mondiale, penso che in un colpo solo ho perso un Mondiale, il mio secondo Pallone d’Oro ed il trofeo come miglior giocatore del mondo un’altra volta”.

Pochi i passaggi dedicati ai suoi 4 anni a Brescia, nonostante i tanti video in maglia biancoazzurra che hanno fatto da contorno all’intervista, tra cui il giorno della presentazione, il fantastico gol realizzato contro la Juve al Delle Alpi su assist di Andrea Pirlo, la doppietta a Firenze al rientro dall’infortunio e chiaramente l’addio al calcio giocato nella bellissima cornice di San Siro. Tre gli episodi che si collegano al periodo passato da Baggio con le rondinelle, a partire proprio dal ritiro avvenuto alla scala del calcio il 16 maggio 2004. L’ex capitano della leonessa ha rivissuto le emozioni di quel giorno: “Ricordo ancora l’applauso di San Siro. È stato commovente perchè era come se ci fosse tutta Italia. Non c’erano solo i tifosi del Milan e del Brescia, ho sentito l’affetto di tutta la gente italiana, che mi ha dimostrato tanto amore”.

Sempre ricollegabile alla sua avventura a Brescia è la domanda che gli è stata posta riguardo al fatto se fosse stato più difficile recuperare dal primo o dall’ultimo infortunio, subito proprio con la maglia delle rondinelle nella semifinale di Coppa Italia contro il Parma. “Il primo a 18 anni è stato molto più pesante. Non ho giocato per quasi due anni. E poi perché ti succede a 18 anni, non hai ancora capito niente della vita. Fai fatica a 55 anni come li ho adesso, figurati a 18. Ci sono delle cose che in determinate età ti possono segnare in maniera definitiva. Io ho avuto la fortuna che nei momenti difficili pensavo talmente tanto al desiderio di tornare a giocare che sono andato oltre a tutto”. Nonostante il recupero lampo dall’infortunio di Parma, Baggio non riuscì a strappare la chiamata di Trapattoni per il mondiale del 2002 in Corea del Sud e Giappone, altro tema affrontato nel corso dell’intervista: “È una ferita, come tutte le ferite magari non si cicatrizzano mai fino in fondo, perché credo che quel mondiale era un premio per ciò che avevo fatto e per ciò che avevo dato alla maglia azzurra. Far parte di quella Nazionale era qualcosa che mi ero meritato, anche perché avevano allargato le convocazioni a 23 giocatori per permettere a me e a Ronaldo di partecipare dopo gli infortuni subiti. Giocavo o non giocavo poi era un’altra storia, ma meritavo di fare il mio quarto mondiale, di andare nella terra del mio maestro. Forse era la cosa a cui tenevo maggiormente, dimostrare anche a lui che il percorso che avevo fatto mi aveva portato vicino a lui”.

Poca Brescia, ma tanta nazionale. Così si può riassumere questa piacevole intervista ad uno dei giocatori italiani più forti di sempre, che la squadra della nostra città può vantare di aver avuto come capitano per quattro stagioni.