I NUMERI DI CELLINO A BRESCIA: 99 GIOCATORI, 11 ALLENATORI (14 CAMBI), 7 DIRETTORI SPORTIVI, 4 DIRETTORI GENERALI

Dall’agosto 2017 una girandola di uomini per un progetto rimasto decisamente instabile

Brescia. La fama di mangia allenatori lo precede. Da Cagliari, passando per Leeds, fino ad arrivare a Brescia. Massimo Cellino è sempre stato un presidente che non ha mai perdonato il minimo passo falso ad alcun allenatore e sempre pronto all’esonero ai primi risultati negativi o alle prime frizioni con la guida tecnica delle proprie squadre. 

La storia parla chiaro. In vent’anni di presidenza a Cagliari, l’imprenditore sardo ha avvicendato ben 20 allenatori sulla panchina rossoblù, per la bellezza di 36 cambi in totale. Nel corso della sua avventura inglese, in tre stagioni ha cambiato per sei volte guida tecnica affidandosi a 6 manager differenti, facendo così storcere il naso ai tifosi del Leeds – poco avvezzi a situazioni di questo tipo – che al suo arrivo lo avevano accolto come l’uomo che li avrebbe riportati ai fasti di un tempo. Speranze mal riposte, esattamente come successo anche a Brescia. Dopo la cessione, nel 2017, del club dello Yorkshire ad Andrea Radrizzani – altro imprenditore italiano – Cellino è infatti tornato prepotentemente nel mondo del calcio italiano acquistando le rondinelle il 10 agosto 2017.

Gli allenatori nel frullatore. In un ambiente come quello bresciano, a detta del presidente abituato alla mediocrità, Massimo Cellino ha continuato a vivere il calcio a modo suo – probabilmente anacronistico – inanellando esoneri su esoneri e diatribe (anche legali) con ogni allenatore passato da Brescia. In cinque anni e mezzo da proprietario del club biancoazzurro, l’ex numero uno del Cagliari ha portato sulla panchina bresciana 11 allenatori differenti per un totale di 14 cambi, che poche volte hanno condotto ad una sostanziale inversione di rotta da quella supposta mediocrità tanto mal sopportata. In queste stagioni se ne sono viste di tutti i colori, allenatori di ogni tipo. Dall’esordiente Suazo durato solo le prime 3 partite l’anno della promozione, passando per Fabio Grosso, chiamato per sostituire Corini nel corso della stagione in A ed esonerato dopo tre giornate avendo totalizzato la bellezza di 0 punti, 0 gol fatti e 10 gol subiti; un altro campione del mondo del calibro di Pippo Inzaghi, che prima di doversi confrontare con i malumori del presidente stava conducendo la squadra stabilmente in zona promozione diretta; il bresciano doc Eugenio Corini, protagonista della magica cavalcata in Serie A, amato dall’intera piazza, esonerato e richiamato in due occasioni da Cellino nonostante le parole di poca stima da lui stesso pronunciate nei confronti del mister di Bagnolo Mella; fino ad arrivare a Gigi Del Neri, allenatore d’altri tempi, e a Ivo Pulga, uomo di fiducia del presidente, così come il più volte richiamato e sempre pronto Diego Lopez. Tra gli altri Roberto Boscaglia, Pasquale Marino, Davide Dionigi e Pep Clotet, tutt’oggi sulla panchina biancoazzurra.

Giocatori nel frullatore. A testimonianza della mancanza di progettualità a lungo termine c’è anche il numero esorbitante di giocatori tesserati nell’era Cellino. Sono infatti ben 99 i calciatori ad aver fatto parte delle rose del Brescia in queste ultime sei stagioni, alcuni lasciando il segno come la coppia d’attacco Donnarumma-Torregrossa, che ha riportato dopo 8 anni il club nella massima serie, altri facendo solo fugaci apparizioni provenendo da campionati poco conosciuti, come Zmrhal, Skrabb e Friðjónsson. Ci sono stati poi talenti del calibro di Sandro Tonali e Mario Balotelli, che con la maglia del Brescia hanno vissuto esperienze diametralmente opposte. Il centrocampista lodigiano, cresciuto nel settore giovanile della leonessa, è stato il perno del centrocampo per due stagioni, prima di essere ceduto al Milan nell’estate 2020 in seguito alla retrocessione. L’attaccante bresciano, arrivato in biancoazzurro da svincolato dopo l’ottima avventura al Nizza, non è invece mai riuscito ad immedesimarsi nel ruolo di leader tecnico del gruppo, che avrebbe dovuto caricarsi la squadra sulle spalle e portarla alla salvezza. Solo due giocatori del primo Brescia targato Cellino fanno ancora parte delle rondinelle e sono il capitano Dimitri Bisoli ed Emanuele Ndoj (tornato alla base dopo sei mesi di prestito a Cosenza l’anno scorso). Per un capitano che sta scrivendo la storia di questa società, un altro, Andrea Caracciolo, fu messo alla porta in malo modo dal presidente, che negò all’Airone la possibilità di chiudere la carriera nel suo Brescia, in perfetto stile celliniano.

Dirigenti nel frullatore. La confusione che ha pervaso l’area tecnica è stata preponderante anche a livello dirigenziale, con Cellino che negli anni (e nei momenti di difficoltà) ha alternato come direttore sportivo Renzo Castagnini (pochi mesi nel 2017-18), Nicola Salerno e Paolo Cristallini (sempre nella prima stagione), Giorgio Perinetti (oggi responsabile dell’area tecnica come nel 2020-21) e Francesco Marroccu (dal 2017 al 2019 e stagione 2021-22), ma per un breve interregno anche Stefano Cordone e Cristian Botturi hanno ricoperto il ruolo di diesse. Come direttore generale, l’imprenditore sardo si è invece affidato prima a Rinaldo Sagramola, poi ad Andrea Cardinaletti, Stefano Cordone (dal 2019 al 2021) e a Luigi Micheli, che ancora oggi ricopre questo ruolo. Per non parlare degli addetti stampa (Matteo Oxilia, Matteo Cavazzuti e l’attuale Filippo Migheli) o di dirigenti o collaboratori a vario titolo: Stefania Campus (responsabile marketing il primo anno), Gianluca Brai (factotum nelle prime due stagioni), Francesco Filucchi, Cristian Leali, Pietro Di Sabato e sicuramente ne stiamo dimenticando qualcuno. Con questi continui cambi ai vertici dirigenziali è stato impossibile costruire un progetto a lungo termine ed i risultati si sono visti sia in campo che nei 99 giocatori che in meno di sei anni hanno vestito la maglia del Brescia. Ciò che invece Cellino ha gestito alla perfezione sono le casse ed i conti della società, ancora oggi in ottime condizioni, con il Brescia Calcio che può vantarsi di non aver più alcun tipo di debito, cosa assai strana in Italia.

Adesso non resta altro che aspettare e capire se le dimissioni di Cellino apriranno le porte ad un nuovo ciclo con una nuova proprietà (se la società dovesse venire messa in vendita) o se saranno solo l’ennesimo colpo teatrale di un presidente che con questi continui cambi non è riuscito ad estirpare una mediocrità di risultati che al territorio bresciano ormai sta stretta.

condividi news

ultime news