IN QUESTI MOMENTI SERVE ANCHE TUTTA L’ESPERIENZA DI GIORGIO PERINETTI

Il Brescia ha in organico un direttore sportivo come Giorgio Perinetti che in carriera ha affrontato, e risolto, tante situazioni delicate. Lui deve sapersi fare largo tra Cellino e Clotet, loro lo usino come prezioso collante

Brescia. E adesso tocca lui, entrare in scena. A uno dei califfi del calcio italiano. A Re Giorgio. A Perinetti, 71 anni, che cinquant’anni fa esatti cominciò da enfant prodige a far parte dello staff dirigenziale della Roma di Gaetano Anzalone poi acquistata da Dino Viola. Prima come responsabile del settore giovanile, in seguito da direttore sportivo. L’uomo che quand’era al Napoli ebbe l’onere di dover dire per primo a Diego Armando Maradona che era stato squalificato per uso di cocaina, colui che a Bari costruì un Antonio Conte agli albori come allenatore, che ha lavorato anche per Juventus, Palermo, Siena, Venezia e Genoa.

Di situazioni delicate ne ha affrontate (e risolte) millanta. Ora deve saper gestire l’impazienza di Cellino, il nervosismo che si trasforma in scarsa lucidità di Clotet, la perdita di convinzioni e certezze che inizia a serpeggiare tra i giocatori. Giorgio Perinetti come indispensabile collante per rimettere subito insieme i primi cocci sparsi per terra dopo le quattro, esaltanti, vittorie consecutive a cui hanno fatto seguito la giornataccia di Bari e il pareggio sciapo con il Cittadella. 

Già quest’estate ha firmato un colpo da maestro, riuscendo a vendere Joronen al Venezia facendosi dare soldi e due rinforzi non banali come Lezzerini e Galazzi. Certo avere a che fare ogni giorno con quella scheggia impazzita che si chiama Massimo Cellino non è una passeggiata, ma lui è stato con Ferlaino e Moggi, con Zamparini e Preziosi. Ha gli anticorpi. Deve solo aver il coraggio, la personalità, il giusto modo di usarli. Con Cellino ci vuole diplomazia, non è detto che occorra alzare la voce, e Perinetti ne ha in quantità industriale. Con Clotet ci vuole pazienza, ma bisogna anche saperlo indirizzare, consigliare, senza urtarne una sensibilità che non è bassa. Certo poi è fondamentale che i due sopracitati capiscano di avere a disposizione una risorsa importante, altrimenti a cosa servirebbe? Ci piace pensare che Cellino non abbia preso Perinetti come semplice ornamento e che Clotet non l’abbia voluto a tutti i costi solo per avere una sponda che ne assecondi in tutto e per tutti pensieri e strategia.

Il futuro prossimo del Brescia è ora, anche e soprattutto, nelle mani e nella testa di Re Giorgio. Baluardo per tenere lontani i venti di crisi. 

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