UN’EMOZIONE DA POCO

Il Brescia passa in vantaggio con un bel gol di Ayè, ma si fa rimontare dal Cittadella che colpisce con Antonucci. E’ il pari della paura, prestazione tecnicamente modesta

Brescia. Anna Oxa, nel 1978, aveva iniziato a farci risuonare in testa il ritornello per farci capire cosa sia un’emozione da poco. Quarantaquattro anni dopo, lo riscopriamo in Brescia-Cittadella. Partita all’insegna della povertà tecnica, di una modestia francescana, con i dati statistici che confermano quanto occhi e cuore avevano già fotografato: benanche 15 tiri totali (8-7, 2-4 nello specchio), la maggior parte innocui, meno di 700 passaggi quando di solito ci si avvicina ai 900 e per il Brescia solo 340 palloni trasmessi (un centinaio in meno della media) con una pulizia del 61%. Rondinelle che hanno calciato il primo angolo solo a metà ripresa, portieri con una parata a testa. E’ finita 1-1, è il pari della paura ed è giusto così. Anzi, lo 0-0 sarebbe stato il risultato migliore. A spezzare la noia, evitando di dover distribuire thermos di caffè ai 5200 spettatori (2000 in meno della gara con il Benevento), i bei gol di Ayè (nella foto in evidenza Kastrati inutilmente proteso in tuffo dopo la splendida torsione del francese) e Antonucci. Uno per tempo. Più o meno allo stesso minuto: 28’ e 24’. A fine gara è piovuto anche qualche fischio dagli spalti. Il minimo sindacale.

A fine gara le rondinelle applaudono i tifosi che nonostante la non buona prestazione non hanno lesinato l’incitamento

Ripartenza lenta. Il Brescia doveva scrollarsi di dosso i fantasmi di Bari e le tensioni generate dalle dichiarazioni di Cellino e da un nervosismo eccessivo di Clotet: dire che l’obiettivo sia stato raggiunto, francamente non ce la sentiamo. Il Cittadella doveva mettere un freno alle due pesanti sconfitte con Reggina e Ternana ed è tornato a segnare dopo ben 343 minuti. Erano due squadre malaticce e tali sono rimaste. Il Brescia, schierato da Clotet inizialmente con una sola punta pura, lasciando inspiegabilmente in panchina Moreo (per noi resta l’insostituibile di questa squadra), ha prodotto poco, pochissimo, quasi niente, non ha avuto foga e intensità e come ci ha spiegato più volte in conferenza stampa il tecnico catalano, senza queste qualità diventa una squadra normale, anzi a rischio. Eppure nel finale è stato Bianchi ad avere la palla buona per vincere e c’è pure del rammarico per una delle tante cervellotiche decisioni di Miele, che prima illude con una punizione che poteva essere piatto prelibato per Viviani (che infatti stava già misurando i passettini…) e poi, quando sembra che stia valutando anche la possibile espulsione di Visentin, va al monitor e cancella tutto per un fuorigioco di Moreo che le immagini non chiariscono benissimo. 

La gioia delle rondinelle dopo il momentaneo vantaggio

Identità. Non è tanto la perdita del primo posto in classifica (se qualcuno non l’avesse ancora capito, apra bene le orecchie: non è e non può essere un obiettivo ragionevole per questa stagione), ma è l’involuzione sul piano del gioco e della mentalità a dover far riflettere. Anche perchè sabato si va a Cagliari.

Pessima direzione di Giampiero Mele

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