CLOTET: “MODENA SQUADRA OSTICA ANCHE TRADIZIONALMENTE PER IL BRESCIA. NON RILASSIAMOCI!”

Il tecnico catalano rivela: «quando abbiamo giocato con la Salernitana di Castori due anni fa, ho pensato che avremmo potuto giocare due partite senza mai segnare. Ora ho sfatato questo tabù, ma siamo all’inizio». Una digressione sulla scomparsa della regina Elisabetta: «Ho vissuto tanto in Inghilterra. Scompare un punto di riferimento, fermarsi è mostrare rispetto per ciò che il paese è grazie alla monarchia»

Torbole Casaglia. Conferenza stampa di presentazione della sfida tra Modena-Brescia in cui Pep Clotet ha toccato vari temi: la gestione degli infortuni, il suo rapporto con i precedenti nel calcio, l’avvicinamento alle partite e una finestra sulla società inglese, in occasione della scomparsa della Regina Elisabetta. 

Che settimana è stata per il Brescia? Considerato il buon momento, c’è stato bisogno di intervenire per far rimanere la squadra “sul pezzo”?

«È stata una buona settimana di lavoro. Abbiamo recuperato tanti calciatori che sono rimasti fuori per un po’, come Ndoj e Karacic, o che comunque hanno avuto problemi: Labojiko ha lavorato con la squadra, Bisoli per fortuna sta bene, nonostante una vecchia cicatrice sul flessore; per questa settimana ho preferito fargli fare un lavoro differenziato. Rimangono fuori solo Cistana e Van de Looi. È stata una settimana in cui abbiamo lavorato molto sui concetti di gioco che vogliamo fare, sia a livello difensivo che offensivo: sulla prima impostazione di gioco, sugli spazi e la loro gestione, aspetto importante per noi. È stata una buona settimana, l’allenamento serve ad alzare l’asticella del rendimento in partita: sono convinto che aumentare la difficoltà sia la chiave per un allenatore per non far diminuire la concentrazione. Se ti rilassi e l’allenamento è più difficile della settimana precedente non lo fai bene. Per quanto riguarda la motivazione della squadra abbiamo dimenticato subito la partita di Perugia, lavorando sugli errori che abbiamo fatto e su cui possiamo fare meglio, in vista di un’altra sfida difficile, uno scontro diretto che affronteremo con la stessa mentalità di settimana scorsa. Ho guardato anche un po’ di dati storici, e il Brescia non batte il Modena, sia in casa sia in trasferta, dal 2013 (0-1 al Braglia, gol di Scaglia, ndr). Non dobbiamo rilassarci, perché in serie B chi si rilassa fa un errore, e noi abbiamo imparato questa lezione tanto tempo fa. Dovremo essere umili, in un campo in cui abbiamo fatto male negli ultimi dieci anni». 

Il Brescia ha vinto pochissimo contro Tesser, solo in due occasioni: ma nell’ultima c’era lei in panchina. Lei crede a queste statistiche, cioè che in un certo campo contro un certo tipo di allenatore i risultati si ripetano, o è solo un caso?

«Succede, penso che la storia delinei un po’ quello che succede, e io l’ho vissuto: prima del 2008 tutti pensavano che la Spagna non potesse mai superare il quarto di finale e poi alla fine ha vinto L’Europeo. È vero, sì: ricordo nella mia prima esperienza a Brescia che avevamo preparato la partita con la Salernitana per vincerla, ma poi loro avevano segnato su un angolo; ricordo di aver pensato che se avessimo giocato contro Castori due partite non avremmo mai potuto segnare. Mi aspettavo la stessa sfida con il Perugia, ma è anche vero che adesso siamo all’inizio e Castori sta lavorando molto per farsi la sua squadra. Se ci riuscirà, il Perugia può diventare come quella Salernitana. Dobbiamo comunque pensare a noi, con fiducia. Vogliamo giocare sempre con umiltà e con l’obiettivo di fare la miglior partita possibile». 

È difficile preparare partite contro squadre che si schierano a specchio?

«Penso che nel calcio sia molto importante avere un punto di riferimento chiaro, che si mantiene nel tempo. Ciò che puoi controllare è il gioco della tua squadra e come pensa, sia in difesa che in attacco. Io metto il 75% del mio lavoro in quello, poi faccio qualche piccolo aggiustamento a seconda dell’avversario. Contro una difesa a tre ad esempio facciamo un tipo di pressing e con una difesa a quattro in un altro modo. Ma nella scelta conta anche il momento della partita, ad esempio; comunque sia il punto di riferimento, quando lavoriamo, siamo noi». 

C’è qualcuno dei giocatori recuperati in grado di giocare almeno uno spezzone di partita?

«Io sono convinto che il calciatore debba essere a disposizione al 100%; non credo che un calciatore rimasto fuori due settimane possa essere a disposizione subito. Questo va valutato in allenamento e con il lavoro di tutti: chi è più vicino alla miglior forma possibile gioca. La squadra ha fatto un percorso importante nelle ultime partite, chi rientra deve lavorare per mettere in difficoltà tutti gli altri». 

Ci racconta qualcosa del rapporto degli inglesi con la Monarchia, visto che ha vissuto qualche anno in Inghilterra?

«Ho abitato in Inghilterra 8-9 anni, e mi sento un po’ spagnolo, un po’ italiano ma molto inglese. La società inglese è molto organizzata, ideata per avere un punto di riferimento chiaro: la monarchia è quel punto di riferimento a livello politico e la scomparsa della regina Elisabetta, che ha svolto quel ruolo per settant’anni, lo fa venir meno. La regina ha raccolto il paese dopo la Seconda Guerra Mondiale, e l’ha guidato fuori dalla crisi. Possono cambiare il governo, la mentalità del paese, ma in Inghilterra c’è sempre questo punto di riferimento, non importante dal punto di vista politico, ma istituzionale: tutto il potere politico capisce che la monarchia è il faro. Pertanto è stata una perdita devastante. L’Inghilterra è un paese ad alta tradizione, la monarchia e il sistema parlamentare condividono il potere da tanti anni. Quando succedono questi fatti, è una ferita per tutta la società: anche il lavoro si può fermare e fermarsi è mostrare rispetto a ciò che l’Inghilterra è. Dopo il regno può andare avanti». 

Due curiosità: cosa fate di solito sul pullman?  E cosa avete previsto per domani prima della partita?

«Nel viaggio mi piace che ogni calciatore faccia ciò che desidera, che sia leggere, guardare un film o riposare. Il protocollo prima della partita è sempre lo stesso: colazione, pranzo, poi riunione in cui si prepara la partita. C’è comunque sempre spazio per massaggi o trattamenti individuali. Oggi sarà un viaggio corto, vediamo se stasera ci sarà spazio per qualche attività di gruppo». 

Due domande: quanto sarà difficile per Galazzi giocare ora che gli avversari lo conoscono e quanto sta apprezzando lo spirito di sacrificio di Moreo?

«Io apprezzo tantissimo il sacrificio di Moreo, penso che sia un riferimento per tutta la squadra. Questo è ciò che lo fa grande, non tanto il numero di gol. Su Galazzi è vero, lo vedo molto migliorato, con lui sono sempre stato chiaro: nella mia testa ho in mente il calciatore che può diventare. Ho notato che l’anno scorso a Trieste non ha giocato tantissimo, io l’ho valutato e ritengo che il nostro lavoro sarà quello di farlo crescere. Adesso per lui la situazione sarà diversa: ha sempre aiutato la squadra e non può cambiare nulla nella sua mentalità. Tutti vedono che ha fatto due assist e un gol, ma io che lo valuto in tutto quello che fa per la squadra gli alzo sempre l’asticella, ricordandogli il livello che dovrà mantenere. Nessuno si deve aspettare che faccia un gol o un assist ogni partita: è un calciatore giovane che deve lavorare con umiltà». 

Come sta Bisoli?

«Lui avrebbe potuto lavorare questa settimana con la squadra, dopo l’affaticamento al flessore. Il medico ha preferito farlo rientrare giovedì con i compagni, ma avendo noi in questo momento giocatori a disposizione preferisco non prendermi un rischio. Io mi aspetto che rientri domenica a pieno regime e lui è d’accordo con questo piano di lavoro. Domani non ci sarà».

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