BENALI: “CON BRESCIA HO UN DEBITO DI RICONOSCENZA CHE VOGLIO ONORARE”

“Per tornare nella città che mi ha lanciato nel grande calcio ho rifiutato offerte economiche anche più vantaggiose. Mi sento nella miglior condizione fisica della mia vita, a Crotone non ho mai fatto allenamenti con il pallone, quindi tempo qualche settimana e spero di essere a pieno regime”

Torbole Casaglia. Il 29 luglio del 2012 Ahmad Benali venne presentato nella sala consiliare del comune di Temù insieme a Marko Mitrovic e Lucas Finazzi. Trascorsi dieci anni e un giorno, è di nuovo tempo di presentazione per il centrocampista libico, con passaporto inglese, che ormai “si sente anche italiano”

Hai lasciato il Brescia da ragazzo e lo ritrovi da uomo. Che Brescia ritrova Benali? Che Benali ritrova il Brescia?

«Sono molto contento di essere tornato. Tornare qui a Brescia infatti è sempre stata una mia priorità e, quando ho saputo che c’era la possibilità, ho preferito aspettare, rischiando anche di far saltare altre trattative. Sono contentissimo di essere tornato. Trovo un Brescia molto cresciuto: nel 2015 avevo lasciato un Brescia in difficoltà, con dei punti di penalizzazione (sei, ndr). Sono tornato e ho trovato un Brescia molto cresciuto e più forte».

È corretto allora parlare di una scelta “di cuore” da parte tua? Come mai questo affetto verso la città?

«È corretto, perché economicamente ho avuto delle proposte superiori. Inizialmente la possibilità era abbastanza bassa, ma quando è cresciuta ho voluto portarla fino in fondo. Sono contento che abbiamo trovato l’accordo per finalizzare la trattativa. Brescia mi ha accolto in un momento difficile, quando avevo vent’anni e non ero nessuno, senza partite tra i professionisti. La squadra mi ha restituito al calcio, mi sento anche in debito, sono al pieno della mia carriera e voglio regalare soddisfazioni». 

Ieri hai potuto vivere il Brescia sia in campo sia in panchina. Che impressione hai avuto?

«Il Brescia è una squadra forte, con tanti giovani. Appena ho saputo della possibilità ho visto tutte le partite di quest’anno e i giocatori mi hanno fatto un’ottima impressione. Ieri è stata una partita molto difficile, da fuori sembra facile giocare undici contro dieci, ma a volte è anche più complicato: ci può stare che, se non chiudi la partita, tu possa rischiare qualcosa. È stata una prova matura, questa squadra può crescere e io sono qui a dare il mio contributo». 

Ti fa effetto essere qua a Brescia da giocatore “maturo”?

«Sicuramente mi fa piacere, ringrazio la società per avermi dato questa responsabilità e fiducia. Voglio dare una mano anche fuori dal campo, sono passati dieci anni dal mio arrivo qua, ho molta più esperienza, voglio dare una mano ai giovani come i “senatori” del gruppo la diedero a me quando ero ragazzino». 

Fisicamente come ti senti? Che gruppo hai trovato, i giovani vi seguono?

«A livello fisico ho lavorato con la squadra atleticamente, ma purtroppo la palla non la toccavo. Vorrei pubblicamente ringraziare il mio preparatore Roberto de Nucci, abbiamo lavorato tanto a livello fisico e di corsa. Mancava il pallone, sono contento di averlo ripreso; anche il minutaggio di ieri mi aiuterà. Non penso manchi molto per arrivare al mio miglior livello di condizione. Nei giovani ho visto tanti disposti a crescere, bravissimi ragazzi ma soprattutto forti: possono migliorare e fare un grande campionato. Sono soddisfatto della qualità della squadra». 

Che ruolo può recitare il Brescia in questo campionato?

«Sappiamo tutti le difficoltà della serie B: l’anno scorso a Crotone venivamo dalla serie A, ma se non hai la cattiveria e la mentalità giuste per affrontare questo campionato vai in difficoltà ed uscirne non è facile. Viviamo il campionato partita per partita, poi a marzo fisseremo gli obiettivi. Per ora dobbiamo crearci un’identità».

Clotet cosa ti ha chiesto?

«Mi ha chiesto di dare una mano, soprattutto in campo: non mi sento vecchio, a livello fisico mi sento nella fase migliore della mia carriera». 

Come ti immagini il ritorno al Rigamonti?

«Molto bello. Sono concentrato per sabato, la partita contro il Perugia sarà molto importante per dare continuità di risultati. Più che al mio ritorno, pensiamo ai tre punti». 

Sei diventato più “italiano”?

«Sì, soprattutto a livello calcistico, avendo giocato solo qua. Poi però anche a livello culturale: ringrazio l’Italia per avermi dato tutto, la sua gente e i suoi luoghi sono meravigliosi». 

Che impressione ti ha fatto Galazzi?

«Un’ottima impressione, ha fatto una grande partita. Ora piedi per terra, sono passate tre partite. Bisogna dare possibilità ai ragazzi di sbagliare, nei momenti difficili ci sarà bisogno di tutti. Ragazzi giovani, ma coi piedi per terra».