HUARD ESCLUSIVO: ”VI RACCONTO CHI SONO. HO FATTO TANTA PANCHINA, MA ORA SONO PRONTO PER GIOCARE”

«A Rennes attaccavo, ad Ajaccio coprivo le spalle a Tramoni. Qui ho dovuto imparare a far bene le due fasi. Matteo aspetta le decisioni del Cagliari. Sono cresciuto in Bretagna e mi sento bretone. I bretoni amano lavorare, come i bresciani. Fuori dal campo sono un tipo tranquillo, mi piace leggere romanzi»

Ronzone. Prima uscita “ufficiale” al microfono (in un italiano più che discreto) per Matthieu Huard, intervistato dal nostro direttore Cristiano Tognoli in esclusiva per “Ditelo a Cris” (trasmissione on demand sulle pagine Facebook di Bresciaingol e Cristiano Tognoli).

E’ la tua prima intervista questa, la prima occasione per farti conoscere anche dai tifosi…

«Sì, buongiorno a tutti».

Nel comunicato che il Brescia diramò l’anno scorso per annunciare il tuo arrivo c’era una tua dichiarazione, in cui dicevi che avresti voluto imparare l’italiano il prima possibile. A che punto sei?

«Ci sono riuscito, anche perché la mia ragazza voleva lavorare qui e allora abbiamo frequentato dei corsi con una professoressa; ora posso capire tutto, parlare meno, il mio vocabolario è un po’ ristretto”.

Che anno è stato per te quello appena trascorso? C’era il rischio che il tuo arrivo potesse saltare…

«C’è stato il rischio, ma sapevo dove stavo andando, in una grande società. Mi sono preso il rischio ma adesso sono molto orgoglioso di fare parte di questo club».

Prima di debuttare sei stato tre mesi in panchina, senza mai vedere il campo. Come hai vissuto quel periodo?

«Era difficile, non ho mai giocato quando invece mi aspettavo che il debutto sarebbe arrivato un po’ prima. Ho lavorato bene, se ho giocato tre mesi dopo il mio arrivo era solo perché il livello qua in Italia è più alto rispetto a dove ero prima. Mi sono messo a regime, lavorando giorno per giorno, per fare un bel finale di stagione».

Con la Ternana, a gennaio, hai giocato novanta minuti venendo apprezzato da tutti…

«Penso di aver disputato una buona partita. Non ho potuto disputare un’altra partita, non so perché, ma questo è il calcio. Ho lavorato per farmi trovare pronto sia da Inzaghi sia da Corini. Mi sono ambientato e ho fatto quel che dovevo fare».

Hai sommato sei presenze. Davanti nelle gerarchie avevi un osso duro come Pajac…

«Certo, lui ha fatto anche stagioni in A, ha cinque anni più di me, ho accettato la gerarchia. Penso che questa stagione alla mia età sia stata positiva, ho lavorato e sono cresciuto, migliorando certi aspetti che in Francia non avevo mai preso in considerazione, come la forza fisica».

Pajac però adesso non c’è più. Ora tocca a te giocare…

«Adesso sono pronto e ho tanta voglia di giocare. Devo però fare ancora tanto, perché non è scritto sulla carta se giocherò oppure no. Sono pronto, se il mister mi chiede di giocare io gioco».

Mattheiu Huard, 6 presenze la scorsa stagione

Ti senti un terzino più di spinta o difensivo?

«Quando ero a Rennes, ero un difensore a cui piaceva stare molto alto sul campo. Poi invece, ad Ajaccio, sono diventato un terzino più di copertura, perché il mister mi diceva che sarei dovuto rimanere dietro a difendere. Anche in Italia sia Inzaghi sia Corini mi hanno detto che il terzino deve essere abile sia ad attaccare sia a difendere, facendo le due fasi, ma soprattutto a difendere».

Quindi puoi fare tutto…

«Non ho una caratteristica specifica. So far tutte e due le fasi».

Ti ricordi con che modulo giocavi al Rennes e all’Ajaccio?

«Con un 4-3-3 al Rennes, 4-4-2 all’Ajaccio. Avevo davanti a me Matteo Tramoni, io difendevo lasciandolo libero di attaccare (ride, ndr)».

Allora puoi fargli una telefonata per convincerlo a tornare a Brescia…

«Vediamo dai. Lui mi ha detto che oggi (ieri, ndr) riprendeva con il Cagliari, aspettando nel frattempo la decisione del suo presidente».

Matteo una volta ci aveva raccontato della delusione di aver perso i playoff con l’Ajaccio, mancando la promozione in Ligue 1…

«Sì, però i playoff sono un po’ diversi rispetto all’Italia. C’è un piccolo torneo, dal terzo al quinto posto in Ligue 2, poi c’è lo spareggio con la squadra di Ligue 1. Non abbiamo vinto i playoff, per un punto non siamo riusciti a salire».

Nelle partite decisive dei playoff Corini ti ha schierato come titolare. Come le hai vissute? C’è ancora del rammarico per la doppia sfida contro il Monza?

«Certamente. Con Corini e Lanna abbiamo lavorato molto bene. Mi hanno detto fin da subito “tu dovrai lavorare su alcune cose” permettendomi di crescere ancora di più. C’era una bella intesa con l’allenatore precedente, ma ora sono concentrato su ciò che vuole Clotet».

A proposito, stai iniziando a capire il calcio che vuole Clotet?

«Lui è spagnolo, gli spagnoli vogliono giocare. Mi piace questo stile di gioco. Vuole tanta intensità, aggredire molto l’avversario».

Tu sei nato in una cittadina appena fuori Parigi, Neuilly-sur-Seine…

«Si, ma non ho mai vissuto lì. Io ho vissuto in Bretagna, i miei parenti si sono trasferiti lì per lavoro quando avevo un anno».

Che differenza c’è tra la Bretagna e la Francia? Un bretone si sente diverso da un francese?

«Ci sono somiglianze con la Corsica, ovvero persone che sono orgogliose di essere bretoni o corse».

Tu lo senti questo spirito bretone?

«Si, in Bretagna trovi gente che ha valori e strutture diverse rispetto al resto della Francia. La gente della Bretagna lavora molto, come i bresciani (ride, ndr)».

A che età ti ha preso il Rennes?

«A 8 anni. Ho iniziato a giocare a 6-7 anni. Un giorno mio fratello ha preso il giornale e ha letto la notizia che il Rennes stava organizzando un provino; mi ha portato e mi hanno preso. Ho sempre giocato a calcio, anche per strada, e mi han preso anche perché ero più alto di quelli della mia età. Anno dopo anno sono poi cresciuto, arrivando in prima squadra».

Huard il giorno delle visite mediche

Sei sempre stato mancino?

«In realtà scrivo con la destra e calcio sempre con il sinistro».

Hai sempre giocato terzino o hai fatto anche altri ruoli?

«Ho fatto anche altri ruoli, centrale e terzino destro. Non altro».

Che differenze ci sono tra la Ligue 2 e la serie B italiana?

«Come dico sempre, la serie B in Francia ha più intensità come scontri fisici, nei duelli. Ci sono molti calciatori piazzati fisicamente, il livello è comunque più basso dell’Italia».

Fuori dal campo, chi è Matthieu Huard?

«Sono un tipo molto tranquillo, non faccio festa tutte le sere.  Mi piace andare in montagna o al lago con la mia ragazza, ogni tanto viene la mia famiglia per conoscere dove vivo. Anche i miei amici sono già venuti a vedermi giocare».

Ti piace leggere, stare sui social, magari leggere libri?

«Si, leggo qualcosa. Playstation non mi piace molto. Preferisco i romanzi».

Hai dei giocatori a cui ti ispiri? Che squadra tifi?

«Tifo Brescia. In Francia tifavo Ajaccio. Tifo la squadra in cui gioco (ride, ndr). Il mio modello è Lucas Hernandez. Studio sempre le sue statistiche».

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