IL MASSIMO POSSIBILE. PER ORA

Brescia. Al netto di un paio di scivolate, chiamiamole battute riuscite non benissimo quelle su gay e disabili, è stato un Massimo Cellino che ci è piaciuto come poche volte da quando è a Brescia quello che si è presentato in conferenza stampa dopo tempo immemore. Forse addirittura mai, se non alla presentazione di agosto 2017 e in un paio di ospitate televisive, si era mostrato così aperto e disponibile ad affrontare tutti i temi riguardanti la sua presidenza. 

Si è capito, innanzitutto, che non è stanco, che non vuole mollare e la sua verità è che all’orizzonte non ci sono possibili compratori credibili. Non abbiamo motivo di non credere aprioristicamente a chi sostiene il contrario, ma è chiaro che fin che nessuno uscirà allo scoperto dicendo che è pronto a comprare il Brescia, e soprattutto come vuole farlo, quella di Cellino resterà l’unica verità. Piaccia o no. La versione di sabato, nella sala stampa di Torbole Casaglia, è per ora la migliore possibile del patron biancoazzurro. E francamente non pensavamo proprio di trovarlo a tratti anche umile, introspettivo, autocritico nell’esternare i suoi sbagli sul nauseabondo frullato di allenatori propinatoci in questi cinque anni. La giustizia farà il suo corso com’è giusto che sia, ma intanto non si può non provare un minimo di pietas umana per un uomo che parla apertamente delle sue tristezze, di malcelate depressioni, di sentimenti che sono parte di tutti noi, di fragilità con le quali dobbiamo convivere ogni giorno. 

Il Cellino versione “macho man” che in diverse occasioni ci siamo trovati di fronte, stavolta ha lasciato spazio a un essere umano che parla di bollette care, di riscaldamento e aria condizionata da non sprecare, che ricorda la borsa dell’acqua calda della mamma, così simile a noi seppure così diverso per una condizione economica che al momento lo pone comunque ancora in una situazione privilegiata rispetto a tanti altri. Le sue sentinelle a prescindere che si annidano nei social, nascoste anche dietro a interessi personali, non avevano bisogno di vederlo così per scoprire il suo lato debole che è poi anche il migliore, i suoi detrattori che non vogliono cambiare idea nemmeno di fronte a certe evidenze continueranno a tenerlo nel mirino aspettando il primo errore, magari convinti che quanto detto sia stata solo una recita. Chi guarda essenzialmente al campo aspetta di vedere con i propri occhi se davvero questa squadra è più forte di quella dell’anno scorso (il calcio è strano e tutto è possibile…) e se Clotet è davvero quel tecnico innovativo che a Brescia si è già intravisto due stagioni fa. 

La lunga estate calda del Leader Massimo è solo all’inizio.