EZIOLINO CAPUANO: ”BRESCIA, TI INNAMORERAI DEL MIO VINCENZO GAROFALO. UNO COME CELLINO PER ME SAREBBE L’IDEALE”

A Bresciaingol.com parla il pittoresco allenatore, scopritore del nuovo acquisto delle rondinelle: “Ragazzo d’oro, s’impegna fino al limite dello strapazzo. Non lo senti in settimana, ma si fa sentire in partita. Clotet sarà felice di poterlo allenare, ogni mister dovrebbe avere un giocatore così in squadra”

Salerno. Eziolino Capuano è un personaggio cult del calcio italiano. Per allenare in una serie A dovette andare all’estero, in Belgio, mentre dalle nostre parti solo serie C. Tanta serie C. Campi caldi, il sud, giocatori che sudano, si guadagnano la pagnotta con un pallone recuperato in più rispetto all’avversario, quando gli va bene con un gol. Anche brutto, sporco e cattivo. Ed è su quei campi che Massimo Cellino è andato a pescare Vincenzo Garofalo, interessantissimo prospetto del quale il mitico Capuano è stato un mentore. E sul quale garantisce senza se e senza ma in questa intervista rilasciata in esclusiva per Bresciaingol.com

Mister, chi è Vincenzo Garofalo?

“Sono stato io a portarlo nel calcio professionistico, come ho fatto con tanti. Adesso si parla molto di Parisi che ha esordito in Nazionale, lui e Garofalo erano con me ad Avellino solo due anni fa quando abbiamo fatto un grande campionato raggiungendo i play off in serie C, senza soldi, in un’annata di impegno, fatica, sofferenza e sacrifici”. 

Dove scoprì Garofalo?

“Era nelle giovanili della Salernitana, lo portai con me a Modena che era ancora un bambino. L’anno scorso, dopo che l’Avellino non gli aveva incredibilmente rinnovato il contratto, lo chiami al Foggia dove però lasciai il club prima di iniziare il campionato. Non avevo dubbi che avrebbe fatto due ottimi campionati, l’ultimo è stato addirittura eccellente. E’ un ragazzo di una serietà incredibile: durante la settimana non lo senti mai perchè pedala, corre, non si lamenta per nessun motivo, ma lo senti la domenica quando è in campo. S’impegna al limite dello strapazzo”. 

Vincenzo Garofalo, primo acquisto del Brescia stagione 2022-2023

Dal punto di vista tecnico che giocatore è?

“Nasce playmaker, io l’ho trasformato in mezzala d’inserimento. Calcia in porta, recupera palloni, è un lottatore di qualità. Un Gagliardini, giusto per intenderci sulle caratteristiche”. 

E’ pronto per la serie B?

“Assolutamente sì. Ha fatto degli step importanti prima di arrivarci. E’ il giocatore che ogni allenatore vorrebbe avere, Clotet saprà apprezzarlo. So che l’affare è stato condotto e portato in porto direttamente da Cellino, uno che di buoni calciatori se ne intende. Vincenzo Garofalo ha 22 anni, quasi 23, i giovani bisogna saperli anche aspettare. Guardate la trasformazione di Tonali in un anno al Milan, un giocatore che a Brescia conoscete bene. A una certa età alcuni giocatori hanno una maturazione illimitata e Garofalo è così”. 

Brescia è piazza esigente, ma sa anche apprezzare i giocatori che non mollano mai, come pensa verrà accolto Garofalo?

“Sono certo che i tifosi delle rondinelle si innamoreranno di questo ragazzo. Ha carattere e farà bene. Potete giurarci che quando esce dal campo, la sua maglia è sempre zeppa di sudore. Io non mi sbaglio sui giocatori. C’è chi ancora mi fa notare che anni fa dissi che Martens non avrebbe trovato spazio nel Napoli, ma intendevo che non sarebbe stato facile perchè c’era già Insigne”. 

Vincenzo Garofalo, centrocampista d’inserimento, quasi 23enne, ha segnato 7 gol negli ultimi due anni a Foggia

Cellino vuole inaugurare un nuovo ciclo, impostato sui giovani: fa bene?

“Assolutamente sì. Come sta facendo Mancini in Nazionale. Fino a 10-15 anni fa il nostro calcio era il più bello d’Europa, non è più così e allora non ha senso rincorrere le illusioni. Adesso tutti parlano di Gnanto, ma io lo conoscevo bene: per trovare spazio ha dovuto andare all’estero, così come Sebastiano Esposito che a Brescia conoscete bene perchè lì è cresciuto. Il Brescia dell’anno prossimo avrà però bisogno di un giusto mix tra giovani ed esperti: quella è l’apoteosi del calcio. Io non sono un estremista”. 

Lei però ogni tanto va sopra le righe con comportamenti o dichiarazioni, pensa sia stato questo ad impedirle di allenare in B e in A?

“Sono uno spirito libero, allenare per me non è un lavoro bensì una vocazione. Non sono mai stato un anno fermo, anche questo significherà qualcosa non trova ? Dicono che Cellino è un mangia allenatori e i dati lo confermano, ma io preferisco gente di personalità che ti dice le cose in faccia piuttosto di quelli che ti pugnalano alle spalle. Seguo Cellino da quando era a Cagliari i primi anni con Carmine Longo direttore sportivo, un mio amico fraterno che purtroppo ora non c’è più. Un giorno mi piacerebbe lavorare insieme a Cellino, con le persone schiette mi sono sempre trovato a meraviglia”.  

condividi news

ultime news