NON E’ TEMPO PER NOI

Come all’andata il Brescia parte forte, ma poi viene rimontato dal Monza che accede alla finale con il Pisa. Per le rondinelle una stagione fallimentare sul piano tecnico, con troppi errori commessi anche in alto. E Cellino prepara l’ennesima rivoluzione

Brescia. Ma quante ne dobbiamo vedere ancora di serate così? Monza come l’anno scorso Cittadella, come le due volte a Livorno, come quella volta con l’Albinoleffe. Siamo alle solite: cambiano le proprietà, ma play off per il Brescia fa rima con delusione, cocente delusione, se si eccettua il giugno 2010.

Il gol con cui Mancuso ha pareggiato quello di Tramoni

Finisce qua… Un anno fa al preliminare, quest’anno in semifinale, il Brescia esce così dalla volata per la serie A. Lo fa dopo 180’ nei quali, spiace dirlo, ma ha meritato di più il Monza. Più qualità, più organizzazione di gioco, più serenità ambientale (Stroppa è stato messo in discussione, ma non cacciato) anche se al Brescia dello U-Power Stadium si può rimproverare poco sul piano dell’impegno. Il ritorno è stato un copia-incolla della gara di andata: rondinelle che partono a razzo, subito in gol (mercoledi Moreo, stavolta Tramoni) non possiedono il colpo del killer-instict poi ecco il Monza che si prende l’inerzia, rimonta, ribalta e vola in finale con il Pisa. Questa volta non ci sono nemmeno gli alibi degli infortuni. Il Monza ha fatto di più per meritarsi il passaggio del turno. Complimenti al Monza. Bisogna anche possedere onestà intellettuale e non scadere sempre e solo nel becero tifo. 

Esulta Gytkiaer, si dispera Mangraviti

La stagione degli sbagli. Chiaro che la serie A non è scivolata via solo in questa calda sera di maggio. E nemmeno solo nel gol di Latte Lath, in quello di Cassandro, nel pareggio di Pordenone o nella sconfitta di Cremona. E’ stato ancora una volta un annus horribilis sul piano delle cellinate. L’anno dei quattro direttori sportivi (Gemmi, Ortoli, Botturi, Marroccu), dei tre allenatori e mezzo (Inzaghi, quasi Lopez, di nuovo Inzaghi, Corini) del tardivo mercato estivo, dell’ostinato mercato di gennaio dove il padrone del vapore non ha voluto prendere atto di quello che sosteneva gran parte della piazza ovvero che servivano un bomber di razza e un play. Insomma, il solito: questa è casa mia e qui comando io. Corini e i suoi hanno dovuto preparare i play off sapendo che Marroccu era in trattativa con il Verona, già proprio quel Marroccu salito in corsa per la seconda volta sulla scrivania di via Ferramola portando con sè parole vuote come il suono di una moneta fasulla e acquisti che, a parte Bianchi, non hanno dato alcun tipo di upgrade. Ma non c’è stato solo questo perchè Cellino da almeno dieci giorni sta pianificando la nuova stagione perchè a lui piace così, si sente un visionario, va veloce, troppo veloce e così con la squadra e Corini che lottavano per la serie A i vertici pensavano ad altro.

I tifosi del Brescia allo U-Power Stadium

Il futuro. Cellino da giorni sta cercando di convincere il bresciano Paolo Bravo e il bresciano acquisito Ivan Javorcic a lasciare il Sud Tirol per diventare la nuova coppia tecnica in biancoazzurro. Ci sarà l’ennesima rivoluzione in prima squadra, chè quella nelle giovanili è iniziata due mesetti fa con la messa alla porta di Botturi, una decisione fortemente voluta da Marroccu, che da questo lunedì è già atteso a Verona dove gli chiedono di riuscire a tenere Tudor e Simeone. Bah, restiamo allibiti di come si possa ancora dar credito a un progetto societario dove ogni anno (ma anche prima…) tutto cambia perchè niente cambi. Il progetto gattopardiano, che farà ricominciare questo club dalla serie B aggiornando a 64 i campionati cadetti della contrada nonna. 

Il tiro con cui Tramoni ha sbloccato il risultato
Stroppa furibondo dopo il gol subito

Promesse e illusioni. Nell’estate del 2017 avevamo sentito dal nuovo proprietario della Leonessa che i bresciani si erano ormai abituati alla mediocrità, pronti a gioire per poco, che bisognava smetterla di sentirsi addosso un complesso di inferiorità rispetto alla Bergamo calcistica. Detto che nel derby tornato dopo quasi tre lustri sono arrivate due umiliazioni pazzesche, non ci sembra che sia arrivato tanto di meglio rispetto a prima e sotto la gestione Cellino siamo arrivati a cinque campionati di B su sei e, quanto alla stagione in A, meglio stendere un velo pietoso, Covid a parte che comunque c’era anche per le altre. 

Caldirola ha avuto la meglio su Léris

E mentre molto sotto traccia sarebbe pronto un progetto bresciano (ma ci servono altre verifiche prima di darvi la notizia vera e propria) per la successione all’uomo di Cagliari, non si riesce a capire se quest’ultimo è davvero disposto a vendere. Ci piacerebbe evitare una nuova estate di tira e molla, di pantomime, di notizie poche e confuse, ma forse è solo un’utopia. Ci piacerebbe un’intervista aperta a tutti i giornalisti da parte di Cellino, non le solite pre confezionate con chi e come vuole lui, ma anche qui sentiamo un cattivo odore di utopia. E’ stata una stagione tecnicamente fallimentare perchè l’obiettivo era la serie A e non è arrivata. Ora Cellino vuole nuovamente cambiare (pensa anche al progetto giovani con Aragolaza), ma la prima cosa da cambiare è il suo modo di fare calcio: vecchio, superato, anacronistico. E vittimistico.

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