NEGLI ULTIMI MESI MAI LA PERCEZIONE DI POTER SALIRE. SERVE CONSAPEVOLEZZA DEL RUOLO

Il problema non è perdere, con onore, una semifinale di playoff di Serie B. Il problema è vedere fallimenti ogni dove, ragionare sempre su una logica binaria tale per cui esistono solo l’esaltazione o la depressione e mai le loro sfumature intermedie.

Mai negli ultimi mesi il Brescia ha dato l’impressione di avere caratteristiche tali da poter vincere, convincere e andare in Serie A. 

Personalmente credevo possibilissima la promozione visti i valori in campo a inizio stagione, anche a fronte di una rosa varia, senza prime donne e priva di grossi calibri come lo furono Donnarumma (che segna ancora tanto) e Torregrossa (che farà la finale col PIsa), ma mai cosi profonda in questi anni.

Purtroppo ci si è persi in una confusione di ruoli e di rosa, di rotazioni e moduli. Tutto molto caotico e non certo per le scelte dei due allenatori.

I cambi repentini ed in corsa, sempre all’ordine del giorno, dalle guide dirigenziali a quella tecnica, hanno sempre bisogno di lungo respiro per essere giudicati. Nel breve invece dicono una cosa: che la strada percorsa fin lí è considerata quantomeno, se non fallimentare, insufficiente e improduttiva. 

Di conseguenza un’eventuale vittoria successiva va derubricata a episodica e fortunata, o comunque in controtendenza col giudizio dato internamente sul valore tecnico dell’insieme.

La realtà dei fatti dice che il Brescia ha centrato la Serie A quando ha speso più di tutti gli altri (estate 2018). Nell’agosto 2021 ha invece chiuso incassando la cessione di Sandro Tonali e ricorrendo al mercato soprattutto con prestiti e parametri zero. 

Strategia che ci sta se poi ai prestiti e ai parametri si crede fino in fondo.

Tutti vogliono stare in A ma il Brescia è la società che più ha giocato in B tra quelle italiane. La realtà va accettata: è la dimensione di questo club. 

Si può fare meglio? Certamente, ma con consapevolezza.

Stare nei quartieri alti della B non è una brutta cosa. Il Brescia in questo senso dovrebbe puntare a somigliare più all’Empoli, società che negli ultimi 25 anni ne ha fatti 12 di A contro i nostri 8, ma sempre con grande equilibrio economico (nonostante pubblico e piazza di portata inferiore) e senza rischiare il tracollo economico come accaduto ai tempi di via Bazoli. 

In un calcio alla continua ricerca di modelli, già capire il proprio posizionamento sarebbe un passo avanti. Non perché si debba pensare in grande o in piccolo, ma perché a volte la consapevolezza è il miglior consigliere possibile. 

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