IL COLORE: QUEL PICCOLO BORGO ANTICO DI CITTADELLA

La cornice di un caldo ed amaro pomeriggio veneto: un tifo indiavolato, una realtà d’altre categorie, code e traffico intenso

Cittadella. La trasferta in quel di Cittadella è uno dei viaggi che valgono l’annata. Questo piccolo borgo, di 20.000 abitanti, da anni meritatamente al vertice del campionato di B, è uno dei posti che probabilmente senza il calcio nemmeno conosceremmo, colpevolmente. La partita, sotto un cielo azzurro e un caldo tipicamente primaverile, non nascondeva alcun tipo di insidia ambientale: come spesso capita però i bastoni tra le ruote sono sempre in agguato. 

Sotto questo sole. Il clima gradevole ha favorito le gite fuori porta del sabato, come testimoniato dalle code all’uscita di Peschiera: puntualmente però, con i primi soli, sono iniziati pure i lavori in corso, che hanno bloccato l’autostrada per un lungo tratto, trasformando uno spostamento di poco più di un’oretta in un viaggio ben più lungo come durata. Massimo rispetto per chi fa questo mestiere, ma la coda che si genera non può non far sorgere una certa frustrazione, per dei cantieri che sembrano sempre partire nei momenti peggiori dell’anno. Pazienza, la morale è sempre quella: chi parte prima è sempre in vantaggio, potendosi godere la visita del borgo e delle iconiche mura.

Altri lidi. Il “Pier Cesare Tombolato”, nonostante gli indubbi lavori di riqualificazione degli ultimi anni, resta il più classico degli stadi di paese: bar fuori dall’ingresso prima dei tornelli, dove trovarsi a bere qualcosa prima e dopo la partita, tribunette che sono in realtà poco più di impalcature, e un settore ospiti che dista molti metri dal campo: quest’ultimo fattore può aver spinto alcuni a preferire i settori di casa, nonostante la solita criptica decisione della questura di Padova, che aveva per qualche ora vietato la vendita ai residenti nella provincia di Brescia. In questo caso però il buonsenso ha vinto, a differenza invece della vicenda più recente (contro il Monza) e di ciò possiamo essere comunque contenti, considerati i tempi che corrono. Dal settore più caldo, l’unico in questo caso, c’è stato comunque un tifo indiavolato, anche dopo il gol di Cassandro che avrebbe potuto far sorgere un clima ben diverso. I due incitamenti a tirar fuori gli attributi sono stati due atti d’amore, così come la lieve contestazione a fine partita: quando l’amata o l’amato ti deludono, è più razionale la rabbia che il sentimento d’amore incondizionato. 

La distanza tra il settore ospiti e il campo

Sul fronte presenze sugli spalti, da segnalare il saluto in tribuna di Okwonkwo e Tounkara con Proia, che ha voluto sia seguire i suoi nuovi compagni in trasferta, sia salutare i suoi vecchi. 

Il bilancio. Escludendo il risultato e la prestazione, estremamente negativi, la realtà di Cittadella continua a risultare gradevole. Vedere i giocatori concedersi ad autoscatti e strette di mano con i tifosi a fine partita è stata comunque una bella immagine di sport: meno formalismi, meno ingessature, meno frasi fatte e un clima in generale più sereno. È chiaro come talvolta la pressione possa anche far bene, spingendoti ad andare oltre i tuoi limiti; tuttavia dopo annate così frustranti, con un continuo tutti contro tutti su ribaltoni, esoneri, giocatori reintegrati, messi fuori rosa, cambi di modulo, di uomini e dichiarazioni roboanti ti può capitare quasi di invidiare la serenità di altri posti. La mia personale convinzione è infatti che alcuni giocatori del Brescia, in preoccupante involuzione più mentale che tecnica, al Tombolato potrebbero fare faville, liberi da pressione. Ma se non si è in grado di gestire l’ambizione, è meritata una piazza come Brescia?

 

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