CORINI: ”VINCERE PER ALIMENTARE LE NOSTRE AMBIZIONI”

«Tornare al successo sarebbe importante per far capire che il Brescia c’è: proseguendo nel solco delle ultime due prestazioni è possibile. Per ora sto lavorando con Leris trequartista, ma Jagiello e Tramoni potranno essere utili anche a partita in corso. Fare i tre punti domani servirebbe anche ad ostacolare la corsa playoff del Parma»

Torbole Casaglia. Conferenza stampa ad orario prandiale quest’oggi per Eugenio Corini.

Che titolo possiamo dare alla vigilia di oggi, considerando le partite di ieri?

«Per quanto riguarda il titolo siete sicuramente più bravi voi (sorride, ndr); comunque sia, a prescindere da quanto è successo ieri, è chiaro che non dipende più solo da noi, ma anche dalle squadre che ci sono avanti come punteggio in classifica. Rimane però fondamentale, a prescindere da tutto, ciò che facciamo noi: da lì si potrà infatti capire ciò a cui potremo ambire. È chiaro che non lasceremo nulla di intentato, sappiamo che i primi a dover fare qualcosa di importante siamo noi e poi dipendiamo anche da quello che faranno gli altri. Affronteremo una squadra forte, che si è stabilizzata e che ha trovato risultati importanti: solo a questo dovremo pensare per fare risultato». 

La personalità della squadra mostrata a Pisa fa però ben sperare…

«Vincere domani vuol dire riaccreditarsi, spingere, far capire che il Brescia c’è. Dovremo proseguire sul solco delle ultime due prestazioni: ricercare quella dedizione, quella qualità in cui ci stiamo riconoscendo. La prestazione di Pisa è stata positiva; al netto di tutto, anche riguardando i dati, avremmo dovuto vincerla e abbiamo creato i presupposti per fare ciò: dovremo quindi fare di più per far sì di concretizzare queste premesse». 

Cambia qualcosa nell’approccio alla partita la pressione di dover fare risultato, dipendendo dalle altre?

«C’entra l’abitudine mentale: bisogna abituarsi a un calendario che cambia, che varia: a volte puoi avere un vantaggio psicologico, mentale e altre volte no. Fa tutto parte di un percorso di crescita. Ecco perché spingo molto su ciò che dobbiamo fare noi: sicuramente in questo momento se arriva qualche gratificazione da parte di qualche squadra sopra di noi che non fa risultato è meglio, ma a prescindere noi dobbiamo pensare a vincere le nostre, a crescere. C’è ancora un campionato che qualcosa da dire ce l’ha, altrimenti ci sarà un’appendice per la quale dovremo farci trovare pronti».

La rosa è ampia, c’è qualche giocatore che ti ha messo in difficoltà nelle scelte?

«Io ho sempre dubbi, anche se si dice che la squadra che vince non si cambia. Non parto ad inizio settimana con delle certezze, valuto le difficoltà che un atleta può avere, ma anche le letture tattiche della partita. Ciò che oggettivamente vedo è la dedizione, la motivazione e la voglia di dire “mister, io ci sono“; questo è qualcosa di importante. È fisiologico che io cerchi ogni volta di spiegare, soprattutto con i cinque cambi, la strategia di partita iniziale per ciò che si andrà ad affrontare durante la gara: è per questo che avevo il rammarico di non aver avuto il tempo di fare un lavoro più in profondità per determinare delle letture che, a mio avviso, nell’ultimo scorcio di partita a Pisa avrebbero potuto esserci utili per fare l’assalto finale in superiorità numerica. Però ogni giorno stiamo mettendo dentro idee, concetti, i ragazzi sono ben applicati e ciò mi fa ben sperare». 

Gli attaccanti sono ben serviti e la difesa ultimamente sta concedendo pochissimo. Quasi la squadra perfetta…

«Quella è l’ambizione (ride, ndr). Il calcio ha comunque tante variabili, e anche a una squadra che ha ritrovato una certa solidità può succedere di tutto. La ricerca da fare è comunque questa: nella nostra testa deve rimanere il fatto che col Vicenza hai fatto una partita tra virgolette in pieno controllo; a Pisa invece, contro una diretta concorrente, nel primo tempo hai fatto una bella partita, e anche nel secondo tempo, con uno stadio che spingeva, in quei dieci minuti di sofferenza abbiamo rischiato pochissimo. Questa è la ricerca che vogliamo fare ogni partita e che dobbiamo esercitare ogni giorno qui al nostro centro sportivo». 

Ti ha soddisfatto Leris da trequartista? Altra domanda: domani hai intenzione di cambiare i terzini per essere un po’ più coperto?

«Io penso che in un concetto di crescita è normale che la squadra debba cercare solidità: penso sicuramente a Stefano e Marko, che hanno iniziato queste due partite, ma anche i due loro sostituti, Karacic e Huard, hanno le loro stesse caratteristiche: un ottimo piede e la volontà di spingere. In questo momento, valutando tutto, ho in mente tre soluzioni per la trequarti, ma la continuità che mi può dare Leris è ciò che prediligo anche in vista del futuro: è un giocatore che ha una buonissima qualità tecnica, che ha la capacità di giocare anche nello spazio e di accompagnare l’azione delle punte. Abbiamo delle alternative, che possono essere più di qualità nel palleggio come Jagiello, o un giocatore molto più offensivo come Tramoni, che può essere una punta di raccordo o un trequarti che ci può dare molte possibilità dal punto di vista tecnico: sono tutte possibilità da valutare dall’inizio oppure a partita in corso, a seconda dell’evoluzione della gara». 

Concludo la domanda, visto che l’hai citato: abbiamo conosciuto Leris come esterno, apprezzandone soprattutto la gamba, quasi di un’altra categoria. Ora da trequartista deve fare altro: dove dunque hai trovato l’equilibrio, tra ciò che dava prima e ciò che deve fare adesso?

«Io penso che un giocatore con questa frequenza di passo sia molto importante, perché ti permette o di allungare o di spostare le difese avversarie, attaccandole alle spalle con una punta che viene a giocare da raccordo. Ha questa capacità di destrutturare la linea difensiva avversaria, creando degli spazi in cui possiamo andare a giocarci e a sostenere l’azione con tanti uomini. Ha anche un’ottima qualità tecnica, spesso lo vedete anche svariare sulla fascia e ciò ci permette di spostare un centrale, potendo dunque riempire l’area con tanti giocatori. Le difese avversarie sono dunque costrette ad abbassarsi o portare tanti giocatori dietro la linea del centrocampo. Questa è l’idea su cui voglio puntare».

Magari tra Leris e i due menzionati prima, il primo è anche il più equilibrato…

«Dal punto di vista aerobico, nel riempire il campo, ha il fisico giusto per riempire il campo. Jagiello per me è molto più di qualità, di costruzione: è bravo a lanciare le punte, ma può anche calciare in porta, perché ha un ottimo tiro. Tramoni invece è più di fantasia, più bravo a saltare l’uomo per trovare spazio. Anche lui però ha un ottimo attacco dello spazio, un giocatore oggettivamente molto interessante, su cui conto molto».

Cosa ti impensierisce più del Parma?

«Io penso che abbiano un organico di grande qualità e un allenatore molto bravo e competente, che con il lavoro ha trovato l’equilibrio. Il Parma è un cliente pericoloso, perché in un’ottica di eventuali playoff possono dire la loro. Di conseguenza per noi è una partita molto importante, che in caso di vittoria ci permetterebbe di coltivare l’ambizione che abbiamo dentro, ostacolando nel contempo il compito del Parma, che potrebbe essere un cliente pericoloso nell’appendice finale del campionato».

Una curiosità: chi è il rigorista del Brescia?

«Per ora Pajac, colui che ha calciato il rigore contro il Vicenza. Poi ho una lista con altri due, ma non ve li svelo ( ride, ndr)». 

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