SENZA RETE

Un ottimo Brescia fino alla trequarti non trova il gol per vincere a Pisa una partita chiave: a cinque giornate dalla fine è a -4 dalla serie A diretta. Per crederci ancora adesso non può più sbagliare nulla

Pisa. E’ stato come corteggiare Monica Bellucci (siamo all’antica e andiamo ancora sulle bellezze d’antan, che hanno il loro grande fascino e non passano mai di moda), riuscire a strapparle il sì per uscire a cena, essere riusciti a farla divertire, vederla cadere tra le nostre braccia per poi non riuscire a darle nemmeno un bacio.

La delusione di Jagiello e Van de Looi a fine partita

Che peccato. Dopo una serata così non resta che addormentarsi con tanta, tanta rabbia in corpo e recitare il mea culpa. Sperando solo che ricapiti un’occasione così. Uscendo dalla metafora, il Brescia che sbatte contro il muro del Pisa (è o non è pur sempre passato di qui Simeone?) è una squadra da vorrei, ma non posso. Attacca, attacca e ancora attacca per tutto il primo tempo, crea cinque palle cinque per finire il match con 59-41% di possesso palla, tirando 13 volte verso la porta senza però riuscire a gonfiare quella stramaledetta rete. Non inganni il dato finale dei tiri totali nello specchio (4-2 per il Pisa) perchè tranne un’ottima uscita bassa di Joronen su Puscas, dopo una scivolata di Pajac, non ci sono stati spaventi reali per il finlandese volante. Nei primi 46’ ci hanno provato Moreo, Ayè, Adorni (sua la palla gol più ghiotta, foto in evidenza), Pajac e Cistana. Nella ripresa ancora Moreo e Pajac, ma onestà intellettuale c’impone di dire che non è stato lo stesso Brescia del primo tempo. Ci sta perchè non era pensabile che una squadra d’alta classifica come il Pisa si consegnasse armi e bagagli.

Pajac ha avuto due occasioni per gonfiare la rete
Bisoli e Benali. Presente e passato del Brescia
Sabelli e Beruatto

Rimpianti. Ci sta anche che in giornate così ti venga da pensare al duo Donnarumma-Torregrossa del 2018-19, a un Coda, a un Mancuso, a un La Mantia, a un Lapadula, a un Forte. Quel bomber che andava preso a gennaio (fatto 30 con Adorni e Proia, bisognava fare 31), ma che non c’è e non ci sarà e allora non resta che credere nel profeta Eugenio, l’uomo che nella pancia dell’Arena Garibaldi-Romeo Anconetani assicura: ”Abbiamo risorse sufficienti in attacco”. Chiaro che non potrebbe dire altrimenti perchè ora serve solo fiducia, autostima, convinzione e magari anche un Rigamonti come abbiamo trovato lo stadio di Pisa ovvero una bombonera infuocata. A cinque giornate dalla fine sono quattro i punti da recuperare. Le ultime tre giornate con Spal e Reggina in casa e Cittadella in trasferta si annunciano come un filotto da più che possibili 9 punti (le avversarie non dovrebbero avere più nulla da chiedere alla propria stagione), ma prima bisogna passare dalle forche caudine di un Parma (lunedì al Rigamonti) che Iachini sogna di trasformare nel Brescia del 2010 o nella Sampdoria del 2012 e di un Monza che Silvio e Madame Fascina vogliono, fortissimamente vogliono, in serie A. Quattrocentocinquanta minuti da bere tutti d’un fiato. Senza più rete di protezione. E per dirla alla Zeman: ”Quante partite mancano alla fine? Beh, comunque sia dobbiamo vincerle tutte”. Stavolta davvero, però…

Eugenio Corini mastica amaro per la mancata vittoria

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