CORINI: ”VOGLIO UN BRESCIA CON LA TRANQUILLITA’ DEI FORTI”

“Abbiamo lavorato su tanti aspetti, sia fisici che mentali. La squadra è generosa, ma questa generosità va inserita all’interno di un contesto di squadra. Sappiamo cosa ci può dare il nostro pubblico, bisognerà creare un clima empatico in cui anche i nostri giocatori possano esprimersi al meglio. Domani voglio vedere gli aspetti su cui abbiamo lavorato, contro un avversario forte: sarà difficile sia per noi sia per loro”

Torbole Casaglia. Eugenio Corini è carico, ma anche un po’ emozionato per il suo terzo debutto sulla panchina del Brescia. Prima di iniziare la conferenza, l’annuncio dei non convocati: oltre ai lungodegenti Palacio ed Andreoli, Perilli, Spalek e Castellini. 

Quale è stata la cosa più difficile su cui hai lavorato in questi giorni?

«Abbiamo lavorato su tante cose. L’impegno dei ragazzi è stato importante, ho avuto grande disponibilità da parte loro e questo sicuramente è stato un buon inizio. Sicuramente non c’è tanto tempo, ma abbiamo comunque avuto dodici giorni per preparare molte cose, ho trovato una squadra ben allenata e abbiamo cercato di trasmettere le nostre conoscenze e i nostri principi. L’aver avuto dei ragazzi che avevano già lavorato con noi (Corini e il suo staff) ha sicuramente agevolato il percorso di crescita anche degli altri, perché bisognava richiamarlo e ciò agevolava anche chi non aveva mai lavorato con noi. La squadra la conoscevo bene, avevo già un’idea di fondo su cosa avrei voluto provare, ho fatto le mie prove sulle situazioni che volevo approfondire. Arrivo allora a quelle che saranno le prime scelte, quelle che vedrete domani iniziare la partita, ma poi il calcio è cambiato, le cinque sostituzioni ti consentono di avere una strategia iniziale e poi leggere ciò che succede durante l’incontro, orientando la partita in un modo anziché in un altro»

Qual è il tuo desiderio per la partita di domani? Cosa provi per il tuo terzo esordio?

«Se fosse un inizio normale di campionato, ci sarebbe una diversa attenzione alla crescita e allo sviluppo della squadra e il risultato ti comunicherebbe a che livello sei. In queste due settimane abbiamo cercato di accelerare questo tipo di percorso, e io penso sempre che se la squadra ragiona in una certa maniera sulle cose che si dovrebbero fare, già questo è un buon punto di partenza per portare a casa il risultato. Voglio vedere le cose che abbiamo provato, che ho visto fare bene e con grande applicazione: capisco che sui novantacinque minuti sarà difficile svilupparle, ma l’attenzione, l’equilibrio mentale che dovrà esserci lo ritengo fondamentale per raggiungere l’obiettivo che ci porremo ogni volta che scenderemo in campo, ovvero raggiungere la vittoria. Per quanto riguarda il mio esordio, è vero che è l’esordio ter ma come vi ho detto nella conferenza di presentazione era del tutto inaspettato. Quando sono arrivato qui il primo giorno mi sono subito sentito a casa, ho lavorato bene sentendo una grande condivisione con tutti e di conseguenza sono pronto a quel pizzico di emozione che ci regala sempre il calcio, perché non saremmo persone se non ci emozionassimo, ma anche concentrazione per il compito che ho». 

In settimana ti abbiamo visto confrontarti con Cellino e Marroccu. Come è andata?

«Penso che sia fondamentale parlare con la proprietà, di conseguenza con il presidente e la direzione tecnica. Da questo punto di vista c’è stata da parte del direttore una partecipazione quotidiana, il Presidente l’ho sentito un paio di volte relazionandolo su quanto avevo visto. Anche questo aspetto è stato curato nella maniera migliore, dal mio punto di vista è corretto che il direttore segua tutti gli allenamenti e abbia la percezione di quanto sto facendo, il presidente è stato relazionato da lui e quando ha bisogno mi chiama: ci siamo confrontati in maniera molto cordiale su come avevo visto la squadra e i ragazzi».

Che programmi avete per questo fine settimana, riguardo il ritiro e la preparazione per la gare di domani e mercoledì?

«Sì, andremo in ritiro questa sera per stare assieme, poi faremo la partita e il giorno successivo saremo già pronti ad allenarci, perché la prossima partita sarà già mercoledì».

Respiri un clima diverso in città, dopo il tuo arrivo?

«Io sono arrivato con grande umiltà e grande motivazione: io penso che nessuno possa essere il salvatore della patria, ma credo di poter far bene il mio lavoro. Se sono stato apprezzato, a prescindere dai risultati che fortunatamente abbiamo ottenuto, è perché mi avete conosciuto nella persona che sono. Vengo a dare il mio apporto, con grande motivazione e convinzione. I protagonisti principali saranno i nostri ragazzi, io dovrò aiutarli nella maniera migliore e questo è stato fatto e continuerò a farlo. Il mio obiettivo è di ricreare un clima di un certo tipo: io so quanto la nostra gente può darci, noi dobbiamo fare in modo che con i nostri sforzi la gente si possa riconoscere nella nostra squadra. Questo è il primo lavoro che dobbiamo fare. Poi se il pubblico ci darà una mano nei momenti più delicati della partita, quando possiamo prendere un contropiede o un gol, sarà fondamentale sia l’impegno mio sia la spinta dei tifosi: a fine partita starà a loro decidere se premiare gli sforzi della squadra con dei fischi o con degli applausi. Da questo punto di vista sono sicuro che ci daranno una mano: penso che quando si crea un clima empatico anche il giocatore è più libero di esprimere il proprio talento e di rischiare la giocata».

Per inseguire il sogno promozione, sarà importante anche ricostruire un fortino al Rigamonti…

«È fondamentale. Devo dire che il Brescia nella gestione di Inzaghi ha avuto un ruolino di marcia straordinario in trasferta, mancando un po’ in casa. Con sette partite il calcio moderno, in generale, ha tolto l’idea di giocare in casa o fuori: l’anno scorso in tal senso è stato paradossale, quest’anno il pubblico ha avuto varie limitazioni. Vincere in casa crea però consapevolezza, spirito di squadra, empatia con la gente: quindi diventa un aspetto molto importante».

Le scelte per la partita di domani saranno influenzate anche alla sfida contro il Pisa?

«Assolutamente no. Il dogma che ci siamo dati e che ho dato al mio staff è che si deve pensare a una partita alla volta: domani quindi metterò in campo la formazione più adatta ad iniziare la partita, abbiamo delle soluzioni da giocarci a partita in corso, ma l’obiettivo è comunque focalizzato su domani: poi eventualmente farò altre valutazioni».

C’è qualcosa che l’ha colpita in questi primi giorni di lavoro, sia dal punto di vista umano sia tattico?

«Ho visto quello che sinceramente avevo visto anche da fuori: una grande applicazione, una squadra molto generosa che si lascia però talvolta trasportare dagli eventi. Invece durante le gare bisogna avere un grande equilibrio nella lettura, abbiamo cercato di lavorare su quelle che sono le nostre conoscenze dal punto di vista tattico, ma anche sul far capire e riconoscere ai nostri ragazzi che la lettura è altrettanto fondamentale, per leggere ciò che sta succedendo. La lettura aiuta a sviluppare dal punto di vista tecnico e di conseguenza tattico la squadra. Ho visto grande predisposizione, ma non voglio vedere ansia: voglio invece vedere la tranquillità dei forti, di chi si è preparato bene e che ha voglia di giocare. Non deve essere mai qualcosa che subisci, ma che devi aver piacere di affrontare. Su questa cosa abbiamo lavorato, e su questo voglio avere delle risposte domani in campo».

Hai lavorato molto anche dal punto di vista atletico…

«Era importante sfruttare questa pausa, la squadra era comunque allenata bene, ma abbiamo fatto lo stesso un programma di lavoro intenso che la squadra ha retto bene, a parte qualche gestione che c’è sempre nella settimana di lavoro. Sono molto contento di ciò che c’abbiamo messo, questo era l’unico momento che potevamo sfruttare e secondo me l’abbiamo usato nella maniera migliore. Domani la squadra forse mancherà un po’ in brillantezza, ma sono sicuro che sul ciclo delle sette partite ci porteremo a casa qualcosa in più anche da questo punto di vista».

Sei dovuto intervenire anche sulla mentalità dei giocatori?

«È una squadra generosa, e talvolta il giocatore generoso eccede, perché vuol fare qualcosa in più. A me piace tantissimo, ma questa generosità va declinata in un concetto di squadra. Magari un atto generoso crea un momento di difficoltà su cui bisogna intervenire. A me piacciono le squadre generose, questo l’ho trovato e probabilmente è anche il frutto della gestione precedente. È un valore assoluto, ma noi vogliamo trovare equilibrio e su questo abbiamo lavorato, perché per me se i giocatori riconoscono riesci ad essere equilibrato nel valutare le situazioni all’interno della partita e a far bene ciò che vogliamo fare, ovvero gol agli avversari». 

Che partita e che avversario ti aspetti?

«È sempre stata una partita particolare, sin da quando la giocavo. So che c’è anche rivalità, è una squadra dove Brocchi ha fatto un ottimo lavoro, ha un’idea di calcio e la sa sviluppare. Ha ottenuto risultati importanti nell’ultimo periodo che l’hanno rilanciata, avranno il supporto dei loro tifosi, quindi saranno focalizzati su un obiettivo che sino a cinque giornate fa sembrava molto difficile da raggiungere. Hanno riaperto i giochi, ci aspettiamo una squadra che ha ritrovato volontà e consapevolezza; sarà difficile, ma penso lo sarà anche per loro, per la volontà che abbiamo messo nel raggiungere i nostri obiettivi».

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