IL DOPPIO EX AMBROSETTI: ”BRESCIA E VICENZA NON POSSONO PIU’ SBAGLIARE. INZAGHI MERITAVA DI POTER ANDARE FINO ALLA FINE”

”Impossibile dimenticare il mio esordio in A con le rondinelle contro la Juve e il gol di Wembley, ma anche in biancorosso ho vissuto anni meravigliosi. In Italia il sistema calcio è sbagliato, ma non da oggi”

Barcellona. Gabriele Ambrosetti non è mai stato uomo da frasi fatte, banali, buttate lì per accontentare la platea e non scontentare nessuno. A 49 anni (li compirà ad agosto) nel calcio ha fatto di tutto: giocatore, allenatore, dirigente, ora è mediatore di giocatori. Gira il mondo, lo intercettiamo mentre è in Spagna, a Barcellona. Domenica c’è Brescia-Vicenza e lui da doppio ex (46 presenze e 13 gol con le rondinelle, 128 e 22 in biancorosso) non si fa trovare impreparato sul match del Rigamonti, ma ha anche tanto altro da dire e allarga il discorso al calcio italiano in piena crisi dopo la mancata qualificazione ai Mondiali.

Ambrosetti, ha qualche giocatore interessante da proporre al Brescia?

”L’anno della serie A c’era stato un abboccamento per Lanzafame, l’anno scorso avevo un giocatore ungherese interessante, ne accennai a Perinetti, ma non capivo se dovevo parlarne con lui o con Cellino e non se ne fece nulla”.

Conosce Cellino?

”Non direttamente. E’ un presidente che qualcosa di buono nel calcio ha fatto. E’ stato capace di costruire giocatori bravi, ma quando fai prevalere l’emotività sulla razionalità non va bene. Non so cosa sia successo esattamente con Inzaghi, ma ho letto una dichiarazione di Filippo nella quale sostiene che non l’hanno nemmeno chiamato, che l’esonero è arrivato solo via mail. Mi dispiace perchè Filippo meritava di poter condurre la squadra fino a fine stagione e sono convinto che avrebbe portato il Brescia in serie A. Inoltre quando manca il comportamento, il rispetto umano, non non è giusto. C’era anche una clausola che avrebbe dovuto tutelarlo, ma si sa che siamo in Italia e non esistono regole”.

Non ci siamo qualificati per i Mondiali perchè nel calcio italiano non esistono regole?

”Ultimamente sono spesso in Slovenia, Croazia, Bosnia e Albania e quando torno in Italia dico tra me e me: ”Mamma mia come siamo indietro”. C’è una squadra della serie A slovacca, il Dunjaska Streda, dove allenava Marco Rossi prima di approdare alla Nazionale ungherese, che ha un centro sportivo meraviglioso e prima delle gare casalinghe suonano anche l’inno ungherese pur essendo al confine. In Italia invece gli inni vengono fischiati, vedo partite di squadre Primavera dove gli stranieri sono in maggioranza. Ci chiediamo perchè non siamo andati per il secondo anno consecutivo ai Mondiali, ma non ci siamo fatti un’autoanalisi per come siamo usciti subito a quelli del 2010 e del 2014. Dopo la vittoria del 2006 non abbiamo fatto più nulla per migliorare il nostro sistema che aveva già delle falle”.

Segue il campionato di serie B italiano?

”Certo. Quest’anno è molto equilibrato e questo lo rende bello. Sono contento che Corini sia tornato nella sua città e in una squadra che aveva portato in A senza poter finire il suo lavoro, ma ripeto che mi spiace tantissimo per Filippo. Mi piace come allena, mi piace per la persona che è: pur avendo giocato ad altissimi livelli ed allenato il Milan, non ha avuto problemi a ripartire dal basso e conquistarsi nuovamente la serie A”.

Chi le piace del Brescia?

”Léris, Tramoni, ma in altri campionati di serie B vedo giocatori più pronti, più competitivi. In Italia tra A e B c’è ancora un abisso, anche se il percorso fatto da Tonali potrebbero farlo anche altri, il problema è che a molti giocatori italiani non vengono date certe possibilità”.

Cosa sono state per lei Brescia e Vicenza?

”Brescia è una città talmente bella che solo per questo dovrebbe stare sempre in serie A. Non dimenticherò mai il mio debutto contro la Juventus: 1-1, Rigamonti strapieno, gol di Schenardi. Così come ovviamente il gol a Wembley. Poi dovetti andarmene, ma a Vicenza trovai anche di meglio sul piano dei risultati: una Coppa Italia vinta e il trampolino di lancio per il Chelsea”.

A chi è più affezionato e come finisce domenica?

”Non riesco proprio a far scegliere il mio cuore. Sono curioso di vedere come il Brescia uscirà da questo cambio di allenatore e se il Vicenza è davvero rinato dopo che sembrava ormai spacciato. E’ una partita che nessuna delle due può sbagliare, pur rincorrendo obiettivi opposti”.

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