INZAGHI, MANCINI E L’UTOPIA DI POTER FARE CONTRATTI A CHIAMATA PER GLI ALLENATORI

Le strane analogie tra Pippo e Mancini.

Per noi bresciadipendenti, e anche tifosi della Nazionale, è un momento un pochino amaro, le decisioni degli allenatori, la scarsa forma di alcuni giocatori, e anche una buona dose di sfortuna, hanno causato l’esclusione dell’Italia dai mondiali di calcio, e la perdita di posizioni, con conseguente esonero, di Pippo Inzaghi. Devo confessare che, come il nostro presidente, soffro di “celliniteacuta”, una patologia che spinge a voler cambiare l’allenatore, ogni due settimane. Motivo? La mancanza di logica e la troppa fiducia nelle proprie idee, e in alcuni giocatori, anche se trascinano l’anima coi denti.

Partiamo dal Mancio: deve giocare con una squadra alla portata (tra il dolce ed il caffè…), gioca con due registi, due punte esterne, e una punta centrale che è un contropiedista, contro una squadra che mette il pullman davanti alla porta, e riparte tre volte in tutta la gara. Ma non ha un centravanti di peso, nemmeno in panchina, e poteva andare anche Ranocchia dell’Inter, ad inzuccare qualcuno dei mille cross fatti, più i numerosi corner. Aspetta un’ora per fare i cambi, ma non cambia mai l’assetto, fino alla frittata finale, dove il portiere parte tardi, Mr. Penalty Jorginho non chiude, idem il difensore, e tutti a casa.

Capitolo Brescia: Col Benevento siamo avanti di un goal, poi anche di un uomo, e restiamo coi tre dietro, anzi, si scaldano Sabelli e Papetti. Subito andava tolto un centrale per un terzino, un esterno per un mediano e, con il 4 4 2 si aveva più equilibrio, invece, patatrac, oltre al fatto di difendere sui calci piazzati con tutti gli effettivi, di fatto schiacciandosi all’indietro.

Settimana dopo, contro squadra praticamente retrocessa, giochiamo a tre dietro, con due terzini come ali, manco fosse il Real, mancano sia Palacio che Lèris, e mi lascia in tribuna Spalek, unico esterno disponibile. La mediana non gira, e non si mette un giocatore che ha giocato ai livelli più alti, sempre la solita oretta per capirci qualcosa, le punte non partecipano al gioco, ma toglie quello che ha segnato.

Ditemi voi se tutto questo ha un senso. Quando sei superiore, devi vincere, e non devi abbandonare la logica: se fai un assedio, ti serve l’ariete, se giochi contro una squadra senza grandi stimoli, devi far capire che aria tira, magari prendendo sei o sette cartellini gialli.

E qui si torna alla mia ( e di Cellino) patologia: se la squadra non gira o non rende, perché regalare un’ora a degli avversari nettamente inferiori? Perché puntare su cavalli bolsi per riconoscenza? E così ti viene quella voglia incontrollabile di trovare qualcuno non innamorato delle teorie, che usi l’ombrello quando piove, e le infradito a 40° all’ombra. Sembra facile, in teoria, ma non nella pratica, che poi ti arriva un altro visionario, tipo quello che mise Lancini a fare il regista, poer gnaro, e sei ancora al punto di prima. Non è che si potrebbero fare dei contratti a chiamata anche per gli allenatori?

Chiedo per un amico…

Ezio Frigerio

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